Editoriali

CLAUDIO MAGRIS PER IL “PORTOLANO”

immagine - il portolanoSecondo una tradizione ebraica ci sono trentasei Giusti sconosciuti grazie ai quali il mondo, nonostante tutto, si tiene insieme e non perde completamente di significato. Non si tratta di personaggi conosciuti e protagonisti, perché anzi sono ignoti, né si parla molto della loro opera. Ma questo loro valore dà senso alla confusa, pasticciata, truffaldina e appassionata girandola del mondo. Il Portolano, tra le riviste e in generale tra le realtà – o, come oggi si dice, eventi – culturali è uno di questi trentasei Giusti appartati e nascosti nella frenetica corsa all’apparire e al consumare eclatante e rapido, nella gara per i titoli reboanti, per i primati in classifica, per le cronache in technicolor che dilagano sempre più e hanno operato una vera trasformazione culturale e antropologica, in quanto non puntano semplicemente e comprensibilmente al successo e al clamore bensì fanno del successo e del clamore l’unica ragione d’essere e anzi l’unica realtà. Il Portolano di tutto questo se ne infischia e naviga  non senza difficoltà ma tranquillo e sicuro col suo singolare e originale carico. Sono iniziative come Il Portolano e altre consimili che difendono il senso della cultura, della ricerca, della discussione animata semplicemente e serenamente dal desiderio di verità, di esperienza  e anche di piacere non necessariamente legato al consumo e al successo. Il nome – Portolano – rende perfettamente giustizia a questa natura fondamentale e privilegiata, in realtà vincente anche se appartata, della rivista.

Anche nell’arte nautica chi scrive le carte di navigazione e l’elenco dei porti o, almeno un tempo, dei fari non figura sempre tra i belli e famosi, ma è un elemento sostanziale, un protagonista della navigazione, delle sue scoperte, delle sue avventure. Ed è questo che fa Il Portolano, anomalo nel panorama italiano bensì non per partito preso o smania di eccentricità ma semplicemente per ragioni di gusto, di libera scelta e di libero piacere. Chi lo fa – e accanto a Francesco Gurrieri dovremmo ricordare, con gratitudine, gli altri primi fondatori e oggi Maria Fancelli, Ernestina Pellegrini e Mauro Pagliai – lo fa anzitutto perché così gli piace, perché è questo il senso della cultura, della letteratura e dunque della vita che lo anima. Lo fa con animo di signore e di vincente, il che naturalmente non esclude la fatica e le difficoltà di vario genere del suo lavoro, degne della gratitudine di chi segue questa bellissima navigazione, scoprendo nuovi mari e nuove isole e anche talora se stesso, senza lavorare alle vele, al timone o nella stiva come l’equipaggio della nave. Grazie, amici. Anche un po’ grazie a voi, come dice un verso famoso, il vento si leva.

                                                                                 Claudio Magris

L’APPUNTAMENTO DI DOMANI A FIRENZE

La Libreria Clichy festeggia due numeri speciali della rivista “Il Portolano”, Ed. Polistampa: il numero 80-81 che celebra i venti anni della rivista (fondata nel 1995 da Francesco Gurrieri, Arnaldo Pini e Piergiovanni  Permoli)  e il numero 82-83, presentato in anteprima e dedicato al grande scrittore Luigi Meneghello, l’autore di libri indimenticabili come Libera nos a malo (1963) e I piccoli maestri (1964).

In particolare, il numero 82-83 che viene presentato per la prima volta raccoglie diversi saggi su Luigi Meneghello, autore vicentino. E’ un numero che si inserisce in una congiuntura molto positiva di studi che rilancia la figura dello scrittore a livello internazionale, con convegni di studi, traduzioni. Fra questi il saggio di Pietro De Marchi dell’Università di Zurigo; intitolato Meneghello e Borges. Con Montale sullo sfondo, una triangolazione. Uno studio comparatistico assai acuto ed elegante, che indaga in chiave intertestuale la presenza degli autori spagnoli nell’opera di Meneghello.: da Cervantes a Lorca, da Quevedo a Borges. Significativi, inoltre i saggi presentati di Lucrezia Chinellato dell’Università Blaise Pascal (in Francia) e di Francesca Caputo, che individua alcuni passaggi fondamentali della riflessione di Meneghello sulla Grande Guerra; Diego Salvadori presenta un saggio molto originale, di lettura eco critica dell’opera meneghelliana, intitolato: Significar per “Sfere”. L’ecologia delle parole di Meneghello. Un saggio che comincia con una frase di Calvino: “La fantasia è un posto dove ci piove dentro” e nel quale Salvadori studia i rapporti fra letteratura e ambiente, fra letteratura e natura. 

Il numero doppio  80-81, contiene, fra gli altri, un pezzo davvero molto bello di Riccardo Bruscagli –  l’ultimo glorioso Preside della Facoltà di Lettere – che, nel suo articolo, disegna molto bene la fisionomia militante della rivista, la sua storia, il succedersi negli anni di tanti collaboratori (da Ferruccio Masini a Giorgio Luti, da Alessandro Bonsanti a a Sandro Parrochi, da Luigi Baldacci a Renzo Gherardini, da Sergio Givone a Giuseppe Bevilacqua, e così via). Bruscagli sottolinea l’interdisciplinarietà della testata, le sue aperture internazionali, e analizza, inoltre, la sua attenzione minuta alle cose culturali che avvengono sul piede di casa, nella nostra città – Firenze -. Nel suo editoriale, Francesco Gurrieri – che ha fondato e dirige la rivista affiancato da Ernestina Pellegrini e Maria Fancelli, racconta come “Il Portolano” è cresciuto grazie all’apertura internazionale, con i numeri monografici dedicati a tanti intellettuali e scrittori del nostro tempo: da Sartre a Céline, da Magris a Vargas Llosa, e con alcuni numeri dedicati alle letterature straniere o a una lettura filosofica della nostra epoca sempre più difficile. Ma si ricordano anche i numeri dedicati ai momenti eroici della cultura fiorentina: il numero dedicato ai tre Ermetici (Luzi, Parronchi, Bigongiari) o quello dedicato a Pratolini.

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