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rofughi, nuovo hub a Milano in via Sammartini

Progetto Arca_Hub Sammartini_maggio 2016_1Oggi, in occasione del trasferimento dell’Hub per l’accoglienza dei profughi in via Sammartini 120 a Milano, ilpresidente di Fondazione Progetto Arca, Alberto Sinigallia, commenta:

“Con oggi avviamo definitivamente il lavoro di registrazione e accoglienza dei profughi in questa nuova sede dell’Hub in via Sammartini 120, riconsegnando le chiavi degli spazi di via Tonale. Nei giorni di sopralluogo prima e di trasloco poi, abbiamo comunque sempre garantito il servizio ai migranti arrivati, intensificando le azioni con la messa a disposizione all’esterno dell’Hub di un’unità mobile di dieci operatori con una navetta e due auto.

Grazie quindi a tutti gli operatori, ai volontari e alle associazioni che insieme a Progetto Arca rendono possibile questa prima accoglienza ogni giorno da quasi un anno.

I profughi – per la maggior parte famiglie con bambini, per lo più di nazionalità eritrea – che arrivano in questi ultimi mesi all’Hub hanno una precisa caratteristica rispetto a coloro che giungevano nei due anni precedenti: il 50% (contro l’1% del passato) fa richiesta di asilo politico in Italia a causa della chiusura delle frontiere. Non rientrando più nel grande flusso dei transitanti che prima permettevano di avere sempre dei posti a disposizione per i nuovi arrivati, lo scenario stesso della città cambia. Oggi a Milano, infatti, i posti liberi nei centri di accoglienza per transitanti sono limitatissimi.

La soluzione che intravedo, prima dell’ipotesi di chiudere i grandi centri che hanno la capienza per ospitare centinaia di persone, è quella suggerita anche da Papa Francesco alle diocesi: l’accoglienza diffusa. Questo significa l’allestimento di mini-centri, collocati per lo più in appartamenti e quindi capaci di ospitare nuclei familiari o al massimo 4-5 persone, che permetterebbero di liberare o alleggerire le strutture di prima accoglienza e di avviare percorsi d’integrazione, contando oltre che sui servizi, stabiliti dalle convenzioni, anche sul contributo dei volontari e della rete di rapporti delle comunità: corsi di lingua, formazione professionale, ricerca attiva del lavoro.

Nessuna zona delle nostre città sarebbe quindi appesantita dall’emergenza dei grandi flussi; anzi, ogni zona ne risulterebbe arricchita a livello di integrazione e cultura”.

 

Milano, 6 maggio 2016

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