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Economia: cresce l’export di armamenti made in Italy

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Nel pieno della tragedia umanitaria dei profughi, causata principalmente dal terrorismo, dalle guerre e dall’estrema povertà, la notizia che il nostro Paese, nel corso dello scorso anno, abbia triplicato l’export di armamenti, superando gli 8 miliardi di euro rispetto ai 2,9 del 2014, suscita quantomeno un po’ di stupore. Il mercato dell’esportazione nel mondo di armamenti made in Italy ha generato un giro d’affari che ammonta a miliardi di euro.

I principali destinatari risultano essere i Paesi dell’Unione Europea e della NATO, con oltre il 60% del valore totale. La crescita di questa quota fa diminuire, in proporzione, quella del valore delle autorizzazioni destinate ai Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, che si mantiene comunque in crescita. Verso l’Estremo Oriente è destinato poco più del 18% dell’export dell’industria bellica italiana.

Arabia Saudita, Turchia, Colombia, Iraq e Pakistan sono i  Paesi verso i quali si è recentemente registrato un forte aumento delle esportazioni di armamenti, tra cui missili, razzi, siluri, apparecchiature elettroniche ed agenti tossici e chimici. I destinatari sono perlopiù Paesi in guerra, non solo in Medio Oriente ma che nell’America Latina.

Tra i prodotti più richiesti vi sono armi leggere e munizioni prodotte da imprese italiane, Beretta in testa, storica azienda italiana con sede a Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia, produttrice di armi da fuoco ed accessori per pistole e fucili, come mirini, caricatori, calcioli, guancette, fondine per pistole , strozzatori, calci ed astine.

Le esportazioni verso la Turchia sono aumentate da 53 a 129 milioni. Il Pakistan ha moltiplicato le importazioni dall’Italia, passando da 16 milioni a nientemeno che 120 milioni di euro, mentre l’Iraq ha fatto acquisti per oltre 14 milioni di euro. Un altro Paese che occupa un posto importante nell’export di armamenti prodotti in Italia è senz’altro l’India, nonostante la vicenda dei marò.

Nello scenario drammatico del Medio Oriente, è consistente e massiccia la presenza dei sistemi d’arma italiani. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain ed Oman hanno, infatti, richiesto dall’Italia esplosivi, attrezzature elettroniche, siluri, razzi,  missili, velivoli e navi da guerra e relativo munizionamento. Bombe, siluri e missili sono stati esportati anche in Sud America, in particolar modo in Colombia.

All’Egitto sono state vendute bombe, armi automatiche fino ai 20mm di calibro, siluri, razzi e missili ma anche gas lacrimogeni, materiali radioattivi, agenti  tossici, chimici o biologici, materiale logistico ed apparecchiature elettroniche destinate all’addestramento militare ed alla simulazione di scenari militari, per un valore di oltre 30 milioni di euro solo nell’anno 2015.

Crescono le esportazioni di armi italiane anche verso il Vicino Oriente e l’Africa Subsahariana, le aree in questo momento maggiormente afflitte dalle guerre, dal terrorismo e dalle povertà, e da cui fuggono la maggior parte dei profughi. Secondo i dati riportati dalla Relazione del governo per il 2015 inviata alle Camere, nel giro di due anni il valore delle vendite è passato da meno di due milioni di euro ad oltre 150 milioni di euro. A tale impennata hanno contribuito in particolar modo Kenya e Zambia. Nell’Africa Subsahariana l’incremento è stato ancora più marcato rispetto al Nord Africa.

Analisi economica a cura di: http://webeconomico.it/

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