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Andando nei boschi in Val Bormida.

Nel bosco dei cerri - 7 luglio 2014 (10)

Nel bosco dei cerri – 7 luglio 2014 (10)

Nel legno vecchio sono entrati i tarli e dai minuscoli buchi fuoriesce una polverina giallina, molto fine. Quando abbiamo aperto la porta dell’armadio è volata via una farfalla ma non si trattava di un tarlo: era una tarma dei tessuti. Tarme che rosicchiano le maglie, tarli che scavano il legno e si ricavano una nicchia profonda nei vecchi mobili per dormirvi una stagione all’asciutto come mummie o crisalidi nude. I tarli continuano a scavare, a rosicchiare il legno e vanno avanti nei loro canali lunari fino che c’è uno spazio libero.

Casualmente un viaggio imprevisto seguendo le feste sulle strade effimere del gusto e dell’acqua sorgente nelle valli di alta montagna dove non si può allevare il baco da seta. Neanche a pensarci, a meno che si trovi un tipo di gelso bianco cinese d’alta quota, resistente al gelo e alla tramontana, tanto che si possa trapiantare anche in queste valli prealpine. Oppure cespugli di crisantemi da cui ricavare l’amaro insetticida per allontanare le zanzare moleste.

Quando poi il percorso narrativo arriva al buio più completo si può dire che siamo in giro per Novara con gli occhi bendati. In un itinerario di scoperta con gli altri sensi, escludendo la vista. Aspergere lungo le siepi di mortella o di falso lauro, passare in mezzo alle eriche profumate, fatte le opportune abluzioni far stillare le gocce eccedenti sull’erba rada del bosco. Calpestando il fogliame sentiamo un profumo vegetale che sa di terra umida e di legno vecchio.

Bruno Chiarlone Debenedetti

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