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Lettera/denuncia di Serigne Khadim Dieng: “CONSOLATI DISONOREVOLI

 Salve cari concittadini senegalesi d’Italia, mi chiamo Serigne Khadim Dieng, per tutti Kha, ho 25 anni e sono studente laureando di Giurisprudenza all’Università di Pisa. Come tanti miei colleghi in questi anni accademici ho svolto vari lavori part time, dal semplice operaio generico, all’interprete, passando per il pasticcere e da ultimo come impiegato nel Consolato Onorario del Senegal a Livorno. Vi scrivo proprio per condividere e denunciare con voi la mia brutta esperienza in tale luogo che dovrebbe essere casa e riparo dalle ingiustizie per tutti noi senegalesi d’Italia.

Iniziai a lavorare al Consolato a Dicembre 2017 per sostituire una dipendente allora in vacanza in Senegal, con l’obbiettivo di fare una prima esperienza nell’ambito diplomatico e delle relazioni fra il Senegal, mia terra d’origine e l’Italia, paese che mi ha cresciuto. Dopo un periodo di prova, durante  e nonostante il quale ho potuto constatare la condizione lavorativa irregolare delle altre due mie colleghe, e il contesto lavorativo non proprio da Rappresentanza Diplomatica estera sotto il punto di vista formale, decisi fiducioso in una regolarizzazione della mia e loro condizione lavorativa di continuare a lavorare part time al Consolato, occupandomi non solo di documenti amministrativi ma anche di cooperazione internazionale, ricercando  ad esempio donazioni di mezzi sanitari e materiale scolastico per il Senegal. Per i mesi di Dicembre e Gennaio ricevetti non più di 400 euro a nero. Erroneamente ritenni l’accordo verbale per il rapporto di lavoro, nei fatti costituitosi fra me e il Console, facente fede in quanto dalle mie parti metro della dignità di un uomo è la sua capacità di mantenere la parola data. Diversamente a Gennaio al ritorno dell’altra impiegata, pattuimmo fra noi 1500 euro dal mese di Febbraio al mese di Maggio, con inclusa la contrattualizzazione del rapporto di lavoro e l’apertura ad ulteriori incentivi dopo il mese di Maggio. Nulla di tutto ciò è stato mantenuto. Alla fine di questo mese di Febbraio al momento di riscuotere e discutere dei tempi della realizzazione di un regolare contratto di lavoro il Console si è rifiutato di bonificare la somma concordata, offrendo miseramente 175 €, al che quando ho chiesto delucidazioni in merito e ne è nata una discussione nella quale mi sono sentito rispondere “Vaff***** non mi rompere che sennò questo mese ti do 10 euro”. Trattenendomi dall’usare violenza me ne sono andato e mi sono dimesso, da un lavoro per il quale formalmente non sono mai stato assunto. Il punto del quale dobbiamo discutere e denunciare, non sono tanto i soldi che mi spettano (per i quali come si dice da noi “Bayenaako ak Yalla”), ma l’arroganza, la disonestà, e la furberia mostrata in tutte le sue forme da un Console Onorario nei confronti di un suo concittadino ancor prima che dipendente. Un Console che per giustificare lo sfruttamento dei suoi dipendenti cita improbabili articoli della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari del 1963, ignorando per malafede la Disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Rappresentanze Diplomatiche e degli Organismi internazionali. E in tutta modestia, offendendo così l’intelligenza della mia persona. Vorrei altresì aprire una riflessione sull’imprudenza e leggerezza nei criteri di nomina dei Consoli Onorari che il nostro caro Senegal, sfortunatamente, segue. È una vergogna per me cittadino senegalese, essere rappresentato da soggetti che beneficiano della nostra Repubblica ma che non sono di alcun beneficio per i senegalesi d’Italia. Persone arraganti che si fregiano di un titolo, credendo di essere su quella poltrona per meriti propri e non per scelta di noi senegalesi. Consoli onorari che quando parlano della nostra cultura e delle personalità senegalesi come Serigne Touba sono irrispettosi.

Non è forse tempo che il nostro Ministero degli Affari Esteri, ispezioni, valuti, e riaffermi la sua Autorità nelle rappresentanze consolari onorarie?  Non è forse una sconfitta vedere cittadini senegalesi lavorare a nero in un Consolato della propria bandiera?  I Consolati onorari devono essere una casa e un recinto di protezione al servizio di noi senegalesi d’Italia non un luogo dove essere umiliati da l’ennesimo furbacchione dello stivale.

Vogliate accogliere, cari concittadini senegalesi d’Italia, l’espressione dei miei sentimenti patriottici.

 

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