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“Li Agi alla Corte di Federico II di Svevia” con il Prof. Giancarlo Andenna

Ritorna l’appuntameto con la storia di Federico II, da quest’anno firmato “Stupor. Mese della cultura federiciana” del neo gruppo Federicolt dall’A.C. Fortis Murgia , ed è già un successo. Alla prima confernza di venerdì 15 marzo nella sala dell’ex Monastero Santa Croce, con il prof Giancarlo Andenna, uno dei massimi esperti di storia medievale, la platea ha apprezzato, ringraziato e applaudito, il suo piacevolissimo racconto su “Li Agi alla Corte di Federico II di Svevia”, caratterizzato da interessantissimi aneddoti del tutto inediti. “E’ una corte raffinatissima, ancorché itinerante” – dirà il prof. Andenna nella premessa – “una corte che non perde occasioni di svago” – e tralasciando di parlare degli ori e delle vesti che pure rappresentano sollazzi federiciani, focalizzerà l’attenzione su uno dei beni più preziosi, l’acqua. A tal proposito ricorderà l’incredibile scoperta dei gabinetti con l’acqua corrente, in una gita a Castel de Monte, datati nella prima metà del “200. Della corte dirà: “E’ una corte che si distingue per un’abitudine molto particolare, non che non lo era per i Papi, ma che per Federico II lo è ancora di più: il bagno giornaliero! Vero momento di ristoro, in grado di purificare il proprio corpo, una imprescindibile necessità anche di domenica con disapprovazione della Chiesa”. Il prof Andenna, come lui solo sa fare, comincia il suo viaggio ne “Li Agi della corte di Federico II” da una data particolare, l’8 settembre 1227 e un luogo nel preciso, la terra d’Otranto, che per una serie di circostanze, tra cui la perdita di Luigi, margravio di Turingia, colpito da una malattia che si diffonte nell’ersecito pronto a partire per la Terrasanta, sotto la sua guida imporranno a Federico II, di rinunciare alla partenza, e riscoprire, da malato e non creduto da Gregorio IX che lo scomunicherà, i miracolosi bagni di Pozzuoli, reminescenze romane, che Pietro da Eboli, grande amico di suo padre Enrico IV, gli ricordaerà con il suo libro “De Balneis Puteolorum et Baiarum” (Codice 1474) sottolineando le virtù terapeutiche di quelle acque. “Le esperienze di gioco e di piacere si mescolano subito alle richieste intellettuali: salute, svago e conoscenze scientifiche che condividerà con Michele Scoto, personaggio intellgente a cui sottopone molti iterrogativi sulla diversità delle acque che si trovano in natura” – spiega il prof. Andenna per poi passare ad uno degli svaghi più classici e noti, l’arte della caccia con gli uccelli, o meglio “De arte venandi cum avibus” , codice in cui Federico II “riversò tutte le sue conoscenze empiriche delle specie animali e insieme riassume le sue lente e interminabili cavalcate con i suoi falconi nelle terre soleggiate e ondulate della Capitanata o nelle nebbiose campagne del cremonese e del parmense”. Per finire con uno degli momenti di svago più intriganti e chiacchierati della corte di Federico II, ancora poco conosciuti nei più reconditi particolari, ma che il prof. Andenna ricerca per l’occasione e troverà tra le pagine del noiosissimo testo del 1241 del cronista Matteo da Pargi: le muliercule saracene, che saranno oggetto di un processo canonico da parte di Innocezo IV, per l’indubbio interrogativo: prostituti o ballerine? Ballerine risponderà Taddeo da Sessa, chiamato a rispondere davanti al Papa sull’accusa di eresia che incombeva sul suo sovrano, ballerine confermerà il prof. Andenna che “per la gioiosità profusa faranno partesempre, totalmente degli svaghi della corte di Federico II”

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