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Medicina: lo stress ossidativo da depositi cerebrali di ferro è determinante sin dalle prime fasi della sclerosi multipla

E’ stato pubblicato sul sito della rivista scientifica Frontiers in Neuroscience uno studio intitolato “Oxidative Stress Related to Iron Metabolism in Relapsing Remitting Multiple Sclerosis Patients With Low Disability” (Stress ossidativo correlato al metabolismo del ferro nei pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente con ridotta disabilità).

Secondo alcuni ricercatori italiani, lo stato ossidativo può avere un ruolo nell’infiammazione cronica e nella neurodegenerazione che sono considerati fattori eziopatogenetici critici nella sclerosi multipla (SM), sia nella fase iniziale della malattia che in quella progressiva. Lo scopo di questo studio era di indagare lo stato ossidativo correlato al metabolismo del ferro nel sangue periferico della sclerosi multipla recidivante-remittente con ridotta disabilità. Sono stati studiati 60 pazienti con SM recidivante-remittente (età 37,2 ± 9,06, mediana EDSS 1,0) e 40 controlli sani (età 40,3 ± 10,86). Sono stati misurati gli idroperossidi totali (test dROMs) e lo stress ossidativo (TAS), insieme ai biomarcatori del metabolismo del ferro: ferro (Fe), ferritina (Ferr), transferrina (Tf), saturazione della transferrina (Tfsat) e ceruloplasmina (Cp) biomarcatori [concentrazione (iCp) ed attività enzimatica (eCp), rame (Cu), attività specifica della ceruloplasmina (eCp: iCp), rapporto rame/ceruloplasmina (Cu: Cp), rame non ceruloplasminico (nCp-Cu)]. Sono stati calcolati anche il rapporto Cp: Tf come indice dello stress ossidativo correlato al metabolismo del ferro. Sono stati riscontrati livelli più bassi di TAS nei pazienti con SM rispetto ai controlli sani (CTRL) e al livello di riferimento normale e più elevati dROM e Cp: rapporto Tf nella SM rispetto ai controlli sani. Cp e Cu erano più alti nella SM, mentre i biomarcatori del metabolismo del ferro non erano diversi tra pazienti e controlli. Sia nei controlli che nella SM, i dROM sono correlati con iCp (controlli r = 0,821, p <0,001; SM r = 0,775 p <0,001) ed eCp (controlli r = 0,734, p <0,001; SM r = 0,820 p <0,001). Inoltre, solo nel gruppo SM iCp correlato negativamente con Tfsat (r = -0.257, p = 0.047). Dividendo i pazienti con SM nel gruppo “non trattato” e nel gruppo “trattato”, è stata trovata una differenza significativa nei valori di Fe [F (2, 97) = 10.136, p <0.001]; in particolare, “la SM non trattata” mostrava valori medi più alti (media = 114,5, DS = 39,37 μg / dL) rispetto ai controlli (media 78,6, DS = 27,55 μg / dL p = 0,001) ed alla “SM trattata” (media = 72,4, DS = 38,08 μg / dL; p <0,001). Inoltre, la “SM non trattata” mostrava valori significativamente più alti di Cp: Tf (media = 10,19, DS = 1,77 * 10-2, p = 0,015), rispetto ai controlli (media = 9,03, DS = 1,46 * 10-2). Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che lo stress ossidativo cronico è rilevante anche nella fase di remissione della malattia in pazienti con bassa disabilità e breve durata della malattia. Pertanto, il trattamento con antiossidanti può essere utile anche nella fase iniziale della malattia per preservare la riserva neuronale.

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30804745

About the author

Alessandro Rasman, 48 anni, triestino. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico presso l'Università di Trieste; è malato di sclerosi multipla, patologia gravemente invalidante, dal 2002. Per Mediterranews cura una speciale rubrica sulla sclerosi multipla.

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