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Esoterismo e alchimia: i testi più interessanti

Onniscienza, ricchezza, immortalità: tali obiettivi mossero gli alchimisti nella ricerca della conoscenza con l’obiettivo di avvicinare l’universo al suo massimo grado di perfezione. Questa antica pratica fuse in sé varie discipline, fra cui metallurgia, chimica, medicina, religione, misticismo e astrologia, evolvendosi progressivamente in scienza sapienziale.

Caratteristica della pratica alchemica era il linguaggio ermetico ed esoterico, caratterizzato da simboli, riti e codici difficile da decifrare per i non iniziati: da qui il fascino che caratterizza questo sistema filosofico e la sua complessa iconografia, in cui convivono simboli astrologici e animali dagli attributi emblematici. Tra questi spicca la fenice, capace di risorgere dalle proprie ceneri e in quanto tale simbolo del principio secondo il quale “nulla si crea e nulla si distrugge”.

Praticata per millenni in diverse parti del mondo, l’alchimia fu variamente interpretata nel corso dei secoli spaziano dalle osservazioni empiriche, all’occultismo fino alla ricerca spirituale: una complessità ben sintetizzata dalla collezione https://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_esoterismo/_alchimia/ dedicata agli aspetti più interessanti dell’immaginario alchemico.

 

Le origini dell’alchimia

Di probabile derivazione araba, il termine “alchimia” racchiude in sé due livelli di significato: uno materiale, legato alla trasformazione fisica, e uno spirituale. Il primo, come noto, era declinato nella ricerca di tecniche per trasmutare le sostanze e per trasformare i metalli in oro.

Quest’ultimo era considerato perfetto non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua incorruttibilità. Simbolo di perfezione e longevità, l’oro era visto come elemento positivo in grado di far riscoprire all’uomo la sua natura più profonda. Il primo fine dell’alchimia era, non a caso, la trasformazione del piombo in oro: il processo di trasformazione dei metalli rappresentava l’ambizione di superare i limiti dell’esistenza e di raggiungere la perfezione verso cui tendeva l’intero universo.

 

La ricerca della pietra filosofale

Il processo alchemico era basato sulla ricerca della pietra filosofale, attraverso vari procedimenti per trasmutare la materia prima, mescolata con zolfo e mercurio e scaldata all’interno della fornace. Zolfo e mercurio erano considerate essenze primordiali caratterizzate da vari gradi di purezza, cui si sommò l’utilizzo del sale, simbolo di tangibilità.

Il suo utilizzo si dovette a Paracelso che diede nuova vita all’alchimia, prendendo le distanze dalle teorie magiche e dalla tradizione gnostica per focalizzare l’attenzione sulla cura delle malattie tramite l’uso delle sostanze minerali.

Il secondo livello di lettura è legato alla ricerca spirituale, un aspetto sviluppato in particolare da Carl Jung tramite la rilettura del simbolismo alchemico e la ricerca dei suoi rapporti con l’inconscio. Secondo le teorie junghiane, l’opus alchemicum somiglia al processo di consapevolezza basato sulla conoscenza dell’essere interiore e dell’individualità. In questo senso, la ricerca della pietra filosofale è un analogo del processo psichico che conduce, attraverso la rimozione dei conflitti interiori, allo sviluppo della coscienza di sé.

La trasmutazione del metallo in oro, in questo modo, allude al processo di trasformazione della personalità, con l’obiettivo ambizioso di raggiungere la sua essenza più perfetta e incorruttibile. Il perfezionamento introspettivo è, non a caso, tra i livelli di lettura più interessanti della pratica alchemica e quello che ancora oggi può offrire i più utili spunti di riflessione.

 

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