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Come affrontare la calvizie femminile

La calvizie non è un problema solo maschile, anzi: solo nel nostro Paese sono oltre 4 milioni le donne che devono fare i conti con la perdita di capelli e con tutti i problemi che ne derivano, anche sul piano delle relazioni sociali. Ma che cosa si può fare per evitare che questo disturbo comprometta la quotidianità di chi ne è colpito?

La polvere per capelli

Un rimedio a cui si può ricorrere per far fronte alla calvizie femminile senza subirne le fastidiose conseguenze di carattere estetico è rappresentato dall’impiego della polvere per capelli di Cottonfix. Si tratta di un prodotto a base di microfibre di cotone il cui scopo è quello di nascondere i capelli diradati: l’applicazione è molto rapida, e in meno di un minuto è già completata. La polvere in questione è al 100% naturale e non presenza controindicazioni di alcun genere: si basa su fibre di polvere che sono ottenute dal cotone, e permette di mostrare una capigliatura folta e dall’aspetto naturale, al fine di evitare i disagi e gli imbarazzi che in genere sono causati dalla calvizie.

La terapia medica rigenerativa

Un aiuto importante viene anche dalla terapia medica rigenerativa, che ha il pregio di escludere la chirurgia per il trattamento della calvizie: la tecnologia più all’avanguardia consente di rigenerare le cellule dal punto di vista biologico. Questo genere di approccio è raccomandato in numerose situazioni, in presenza di capelli molto sottili o diradati, come avviene nel caso di chi soffre di alopecia con diradamento localizzato o sparso. Per far sì che si possa ritornare alla densità di capelli di prima, il ricorso alla chirurgia non è sempre necessario, e comunque non è la prima soluzione che va presa in considerazione: bisogna, invece, affidarsi alle terapie a base di URC, acronimo che sta per Unità Rigenerative Cellulare.

Come funziona la rigenerazione

La terapia fa riferimento a cellule ad elevata capacità rigenerativa autologhe: si tratta, cioè, di cellule che vengono prelevate dalla paziente stessa che si sta sottoponendo al trattamento. Queste cellule permettono di far tornare l’attività di vita dei bulbi piliferi regolare. La medicina rigenerativa deve essere abbinata a un rinfoltimento microchirurgico, invece, a fronte di una calvizie avanzata: quando, cioè, il follicolo è atrofizzato – morto, in altre parole – e dunque non può più essere rianimato. Un risultato efficace si può ottenere, pertanto, associando la microchirurgia con la medicina rigenerativa.

Le novità della ricerca scientifica

I farmaci hanno la capacità di migliorare il microcircolo, ma non è detto che bastino. Il problema della calvizie – sia per gli uomini che per le donne – riguarda il fatto che possono essere molteplici le cause che la determinano. Grazie ai protocolli di medicina rigenerativa si supera tale ostacolo, dal momento che si ha la possibilità di far nascere follicoli e capelli nuovi, rianimando i follicoli stessi: un’opportunità che non viene garantita dai farmaci. Si è visto che i soggetti di sesso femminile rispondono con successo alla medicina rigenerativa, attraverso la quale riescono a beneficiare di capelli più robusti. Non tutti sanno che il follicolo pilifero è un organo molto particolare nel contesto del corpo umano, visto che è il solo a essere in grado di rigenerarsi nel corso della vita di una persona.

L’alopecia androgenetica nelle donne

Anche le donne possono soffrire di alopecia androgenetica: le ricerche dimostrano che la calvizie interessa una femmina su quattro. La colpa è di un derivato del testosterone, indicato con la sigla DHT, che determina una sofferenza del bulbo pilifero. Tale ormone nelle donne viene prodotto dall’ovaio: esso favorisce un’infiammazione del plesso follicolare, il punto in cui vengono nutriti i follicoli, e ciò determina un danno sia ai follicoli stessi che ai capillari. Ecco perché si deve intervenire.

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