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CATANIA: LIBERARE LA PLAYA PER RIDARLA A COSTO ZERO AI CITTADINI E AI TURISTI!

DA ANNI LA PLAIA RESTA CEMENTIFICATA  E PRIVATIZZATA DA ABUSIVISMO INSANABILE E STRUTTURE BALNEARI IMPERANTI E INTOCCABILI CON LA COMPLICITA’ DELLA REGIONE CHE AFFOSSA PURE I PIANI DI GESTIONE DEI COMUNI!
Quante ville e villette sulla playa (demanio marittimo dello Stato)  sono considerate abusive ed  insanabili e quante di queste dovrebbero essere demolite ed eliminate ma rimangono come se fossero intoccabili?
E  quante strutture balneari imperanti e intoccabili ricoprono l’arenile della playa in lungo ed in largo, anche da decine di anni indisturbate,  privatizzandolo di fatto  e senza che le autorità competenti muovano un solo dito nel rispetto delle normative vigenti e dei diritti dei cittadini a poter fruire gratuitamente della spiaggia e del mare? Per non parlare dei numerosi  canali attivi, per gran parte dell’anno o per tutto l’anno,  di scarichi di acque reflue che attraversano  segmentandola l’intera  costa balneabile con rischi per la salute del mare e ovviamente di chi lo utilizza per fare i bagni.
Anche in Sicilia – afferma Alfio Lisi portavoce di Free Green Sicilia – in particolare nella playa di Catania dove solo il 5% circa dell’intera spiaggia resta libera e a costo zero ai bagnanti e alla balneazione ( ovvero le tre spiagge libere comunali sempre quando queste saranno accessibili e con i servizi essenziali previsti e dovuti ai bagnanti e alla loro sicurezza)   il mare a pagamento è stato e rimane ancora l’ultima spiaggia della gestione arbitraria e disinvolta dei beni indisponibili dello Stato da parte del Comune e della Regione, così come la chiusura di servitù di passaggio pubbliche quasi del tutto scomparse anche a danno della sicurezza dei bagnati. Grazie a tale privatizzazione del mare  una famiglia paga ogni giorno per andare al mare, spesso soltanto per fare un bagno, un biglietto cumulativo medio d’ingresso che può variare dai 30 ai 50 euro. Si tratta di una anomalia tutta italiana, in quanto negli altri Paesi andare al mare a prendere il sole in spiaggia è gratis e si paga esclusivamente e volontariamente il noleggio di ombrelloni-sdraio. Eppure secondo la legge italiana tutti i cittadini hanno il diritto di raggiungere gratuitamente la battigia, fermarsi, fare il bagno e non sono tenuti ad affittare le attrezzature del gestore.
La Regione che, affossando di fatto con l’ultima finanziaria i Piani di gestione delle coste dei Comuni costieri  a fronte di un fatturato complessivo dei 3.200 concessionari sconosciuto ma stimato in almeno 100 milioni di euro (prendendo a campione solo i lidi principali), incassa solo la misera somma di 10 milioni di canone demaniale, ovvero svende da decenni il mare e la spiaggia per un ‘pugno di sabbia’, ovvero per pochi euro a metro quadro di arenile, a beneficio di alcuni privati concessionari ma  a danno di tutti i cittadini siciliani a cui poi mancano i servizi essenziali dalla sanità in poi in quanto spesso costretti ad emigrare in altre regioni del nord.
La Sardegna, ad esempio, ha approvato le “Linee guida per la predisposizione del Piano di utilizzo dei litorali” che definiscono criteri in relazione alla natura e alla morfologia della spiaggia e stabiliscono un minimo del 60% di spiaggia libera, che nei litorali integri deve raggiungere l’80%.
Negli altri Paesi europei cosa succede?  Negli altri Paesi i principali aspetti: spiagge da garantire alla libera fruizione, canoni di concessione e criteri di assegnazione, controlli,  sono affrontati in modo coerente e su obiettivi trasparenti di tutela delle aree costiere, di garanzia di una libera fruizione, di regole trasparenti per le assegnazioni in concessione.
Eppure per verificare  l’entità del disastro ambientale e paesaggistico e della ‘privatizzazione’ dell’arenile basterebbe collegarsi  attraverso internet alla visione satellitare del territorio costiero comunale.

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