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BOSCHETTO DELLA PLAIA DOPO L’INCENDIO E’ SALVO

BELPASSO NORD PARCO ETNA BOSCO CAPONETTO

Il Boschetto della Plaia, o meglio quello che rimane del parco urbano dopo l’incendio,  resta nelle mani della città e dei cittadini e non va in quelle private come tutti potevamo immaginare anche in quanto chi si sarebbe comprato una fetta del boschetto e per farne cosa visti i tanti vincoli a cui lo stesso è sottoposto come sapeva chi lo ha messo all’asta?!?

E’ dal 2006 , come ha detto pubblicamente l’Agenzia regionale de Demanio, che la fetta del Boschetto della plaia di proprietà dello Stato, ovvero di tutti i cittadini e non di singoli speculatori, sarebbe stata messa in vendita come, a quanto pare,  a conoscenza dei Sindaci che da allora si sono susseguiti senza però cercare di bloccare tale vendita ma grazie al cielo nessuno lo ha comprato sicuramente in quanto sapevano quello che sarebbe successo se tale notizia sarebbe poi stata divulgata come dimostra i livello di proteste di questi giorni (livello di proteste che ci saremmo aspettati anche quando il Boschetto è stato devastato dal fuoco).
Il Boschetto della Plaia – afferma Alfio Lisi portavoce di Free Green Sicilia –  resterà per intero un patrimonio paesaggistico protetto, un bene inalienabile e non svendibile della città ma che come tale deve essere curato e salvaguardato giorno per giorno cosa che non è avvenuta negli ultimi decenni in quanto per lunghi periodi rimasto abbandonato a se stesso e come è accaduto il 12 luglio scorso rovinato da un incendio doloso di cui ancora oggi si attendono indizi sui  responsabili e relative responsabilità istituzionali. Incendio innescato da eco-criminali ma che sarebbe  stato facilitato dall’incuria di quella fetta di boschetto che doveva andare all’asta in quanto trasformata in una sorta di discarica e dove non vi è stata quella bonifica di sterpaglie secche, come imposto dalla legge e dalla stessa ordinanza sindacale. Adesso ci attediamo un restauro botanico eco-sostenibile e rispettoso del parco che deve essere realizzato in collaborazione con esperti della Facoltà di Botanica dell’Università di Catania.
Ma quello che stiamo dimenticando – rammenta preoccupato Lisi –  e che anche per questo chiediamo all’Agenzia del Demanio di revocare l’asta che dovrà anch’essa tenersi il 20 settembre c.a., è che assieme al Boschetto della Plaia, la parte di proprietà dello Stato e non del Comune, l’Agenzia del Demanio ha messo all’asta un’altra fetta di pregiato e inalienabile patrimonio naturale parliamo del bosco Caponetto in Contrada Faggi a pochi passi dal cono vulcanico Monte Sona (per una superficie lorda di  42.730 mq) che naturalmente si trova all’interno del Parco dell’Etna, nel Comune di Belpasso,  dunque altro bene paesaggistico protetto dalla normativa vigente ed istituito con Decreto del Presidente della Regione del 17 marzo del 1987,  il tutto all’interno di un vulcano  riconosciuto nel 2013 quale Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
E’ pacifico che lo Stato nelle vesti dell’Agenzia del Demanio non possa svendere i gioielli naturali e culturali dello stesso per fare cassa:  è come se si decidesse di vendere a privati il Teatro Romano di Catania o quello Greco di Taormina per trasformarli in stadi e sfruttarli a più non posso per fare arricchire qualcuno. Anche se ciò già accade oggi con spettacoli di massa promossi da privati che peraltro portano pochi spiccioli alle casse pubbliche con conseguenze immaginabili per i siti archeologici e contro lo stesso volere del legislatore che per salvaguardarli ha emanato il Codice dei Beni Culturali e paesaggistici.

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