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NUOVE SCOPERTE / INDAGINI ARCHEOLOGICHE AL CHIOSTRO DEL DUOMO DI AMALFI

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Nella prima settimana di lavori definiti i perimetri di 24 sepolture. Il report dell’archeologa Silvia Pacifico della Soprintendenza di Salerno e Avellino

 

Nell’incontro che si è tenuto presso la Sala Conferenze di Palazzo “Ruggi”, a Salerno, l’archeologa Silvia Pacifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, ha notiziato sulle indagini archeologiche in corso al Chiostro del Duomo di Amalfi.

 

Amalfi – Chiostro del Paradiso – Indagini archeologiche nell’ala nord.

1° settimana: 18-23 novembre 2019

L’indagine archeologica interessa l’ala nord del Chiostro del Paradiso, fatto realizzare tra il 1266 ed il 1268 dal vescovo Filippo Augustariccio, a proposito del quale il Liber Pontificalis Ecclesiae Amalphitanae ricorda che “tempore suo factum fuit Coemeterium Ecclesiae Amalfitanae, quod vocatur Paradisus”.

L’intervento, motivato dall’urgenza di esplorare un sito ad alto potenzialità archeologica e di sicura natura funeraria prima del ripristino di una adeguata pavimentazione, ha richiesto la presenza stabile sul cantiere, oltre all’archeologo, anche di un paleopatologo. La superficie da esplorare si estende per m 12 in senso est-ovest x 4 in senso nord-sud… Le tombe sono larghe 60 cm, cui vanno aggiunti doppi muretti di circa 20 cm ciascuno. L’esplorazione è iniziata lunedì 18 novembre e nei primi cinque giorni, lavorando in estensione, si sono rimessi in luce i perimetri di 24 sepolture, disposte in file di 4 in senso nord-sud x 6 in senso est-ovest. Di alcune di queste tombe si è già iniziato lo scavo, partendo da alcune situazioni che presentavano particolarità costruttive o segni di interventi strutturali o, ancora, condizioni di conservazione tali da differenziarle. In particolare, si sono indagate le T 13 e T 19. La prima presenta una apertura a pozzetto (cm 60 x 60) e una parte laterale volta ancora parzialmente in situ; la seconda, esplorata fin quasi al fondo, ha consentito di individuare la tipologia generale, che si è in seguito rivelata standard: grandi tombe a cassa in muratura di pietre interamente intonacate, lunghe 1,90 , profonde m 2 circa, larghe cm 60. Alla profondità regolare di -50 cm le tombe presentano 3 tramezzi in pietra, distanziati regolarmente tra di loro, incassati nelle pareti e dunque contestuali alla loro costruzione. Si tratta, con ogni verosimiglianza, di apprestamenti atti a favorire la deposizione dei corpi su barelle lignee e, a decomposizione avvenuta, il successivo riuso della struttura per altri membri della famiglia. Si tratta infatti di un cimitero privilegiato, destinato a conservare la memoria familiare più che quella dei singoli individui, come del resto testimoniato dai numerosi stemmi e dalle sculture funerarie raccolte nel chiostro nel corso dei secoli.

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