Italia

Integrazione ed inclusione in Italia

Contributo di Yassine Belkassem, coordinatore nazionale della RACMI e in nome di SMIS al convegno del 27 giugno 2020, intitolato: “Rose del deserto, il fiore all’occhiello dell’integrazione” e “Percorsi e tutela per un’inclusione costruttiva”, organizzato dall’UMEI.

“La partecipazione come metodo dell’inclusione in Italia”.
“Mezzo secolo di partecipazione di Marocchini in Italia”.

Vorrei apportare i saluti delle associazioni aderenti alle attività conoscitiva e ricreativa sul livello regionale, nazionale e internazionale, della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e dei membri della Spazio Marocchino Italiano per la Solidarietà (SMIS) guidato dal nostro fratello Yahya El Matouat.
Con grande piacere che ho deciso di sostenere questa bella iniziativa organizzata a Montecatini da nostre gentili sorelle e fratelli dell’Unione dei Marocchini all’Estero e delle rispettose istituzioni pubbliche, consolati dei paesi africani, sindacati, intellettuali ed associazioni partecipanti e aderenti.
Mi complimento con l’UMEI per la scelta pertinente del titolo dell’evento e del tema: “Rose del deserto, il fiore all’occhiello dell’integrazione” e “Percorsi e tutela per un’inclusione costruttiva”.
Vorrei, con grande piacere condivere con voi il mio contributo in questo tavola rotond sul tema “La partecipazione come metodo dell’inclusione in Italia”, per delucidare la partecipazione multidimensionale degli immigrati in generale e della nostra comunità marocchina nella società italiana. È molto ricco un mezzo secolo di partecipazione di Marocchini in Italia.
Sosteniamo che la migrazione non è un problema per i paesi d’accoglienza, ma è una risorsa demografica, economica e sociale preziosa.
La comunità marocchina che si posiziona in primo posto nella Storia della migrazione in Italia, è una comunità ben radicata in Italia dagli anni settanta. Ha contribuito economicamente e continua di farlo per lo sviluppo, il progresso e il benessere del Bel Paese, insieme alle altre comunità straniere con circa 17 per cento al PIL nazionale. La nostra comunità si posiziona la prima con questi contributi con lavoro da altri o lavoro autonomo.

L’imprenditoria marocchina è la prima tra stranieri

Gli ultimi dati riportano infatti che la comunità è prima per numero di titolari di imprese individuali: sono circa 70mila le imprese gestite da marocchini.
I loro contributi hanno rafforzato le casse dell’INPS e l’INAIL senza parlare delle tasse e degli importi versati alle agenzie del governo italiano (è un tabù sapere i dettagli di questi importi?).

La partecipazione sociale:

La comunità marocchina conserva sempre le nobili tradizioni del suo Paese d’origine nella convivenza, coesistenza, dialogo e solidarietà tra i popoli, quindi, con questa preparazione civile e con questo capitale umano i membri della nostra comunità non hanno mai trovato ostacoli nell’integrazione e l’interazione nella società italiana.
La dice lunga l’esperienza della nostra comunità nel periodo del Coronavirus che ha colpito duramente Italia.
Con grande orgoglio vorrei evidenziare che le marocchine e i marocchini d’Italia hanno svolto un ruolo di prima linea nella sensibilizzazione della pericolosità del virus e del rispetto rigoroso delle regole anti Coronavirus.
Questi combattenti hanno partecipato con diverse iniziative di alto calibro: donazioni di denaro agli ospedali, alla Protezione civile, Misericordia, Croce rossa… Hanno dato sangue e tutto il supporto ai vicini. Hanno organizzato banche alimentari per i bisognosi.
A questi valorosi va nostro omaggio e la nostra ammirazione come va ai nostri cari soldati che hanno partecipato alla liberazione d’Europa compresa l’Italia dal nazifascismo nella seconda guerra mondiale.

Scuola e Università:

A scuola, il Marocco, ormai da anni, risulta il secondo Paese di origine degli studenti non comunitari, dopo l’Albania: sono, infatti, 103.216 gli alunni di origine marocchina iscritti all’anno scolastico 2017/2018.
All’università il numero degli studenti stranieri nel corso degli ultimi anni è aumentato sensibilmente: Gli studenti di nazionalità marocchina iscritti nell’anno accademico 2017/18 a corsi di laurea erano 2.493.

La partecipazione culturale:

Il contributo marocchino nella vita culturale d’Italia si registra nelle varie attività ricreative delle associazioni marocchine sul livello nazionale in tutte le regioni italiane. Le associazioni hanno costruito ponte culturali tra Italia e Marocco.
Non mancano le manifestazioni di dialogo e di solidarietà, le attività interculturali nelle scuole italiane, la mediazione linguistica culturale e l’imprendimento delle due lingue, arabo e italiano …

La partecipazione soprtiva:

I membri della comunità marocchina partecipano attivamente nei club sportivi sia quelli ufficiali che quelli amatori, nel calcio, atletica, Arti marziali … però va detto che diverse associazioni sportive marocchine non hanno avuto sostegno per continuare le loro attività, cito per esempio la squadra La Speranza la cui ero presidente. Questa associazione non aveva né sponsor né agevolazioni da parte dei comuni della Valdelsa Fiorentina. Peggio ancora c’era il clamoroso pagamento annuale all’UISP che superava 6mila euro!

La partecipazione politica:

La partecipazione della comunità marocchina rimane debole davanti ad una macchina di partiti politici che usa gli stranieri come scudo in una guerra politica per raccogliere voti elettorali.
Non solo i marocchini che sono esclusi nel scenario politico ma tutti gli italiani d’origine straniera. Un chiaro esempio lo troviamo nei Direttivi e segretariati dei partiti, nel parlamento e il governo italiani con zero “nuovi italiani”. Salvo casi isolati in alcuni comuni.

La partecipazione sindacale:

All’eccezione dell’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere (ANOLF) della CISL che raggruppa diverse nazionalità, gli altri sindacati sopratutto negli uffici immigrazione troviamo sempre gli italiani come la CGIL, UIL e COBAS.
Un documento della CGIL rivela che i lavoratori stranieri tesserati sono 17 per cento del totale, ma le liste dei congressisti nazionali di questi stranieri sono catastrofiche e lo stesso per la rappresentanza nei direttivi regionali e nazionali.

Diritti negati:

  • Manca ancora all’appello il diritto di voto attivo e passivo degli stranieri in Italia malgrado la propaganda orchestrata da nostri “amici” di sinistra.
  • Manca ancora all’appello l’eguaglianza nei diritti sociali. Ancora il Parlamento italiano non vuole rettificare la convenzione marocco-italiana firmata dai due governi nel 1994 sulla previdenza sociale e l’assegno familiare delle famiglie residenti in Marocco della lavoratrice e lavoratore marocchini. In questo caso abbiamo sollecitato diverse volte il Parlamento, i partiti, i sindacati e le cosiddette associazioni dei diritti umani, ma nessuno ci ha ascoltato.
    Ora stiamo verificando di denunciare Italia alla Corte di Giustizia Europea e all’ONU.
  • La Costituzione italiana garantisce la libertà di culto, però, tramite una legge organica già mancata all’appello dalla fine della seconda guerra mondiale. Per costruire una moschea ci vuole il parere del politico ovvero il Sindaco.
    Chiaro che chiediamo la libertà di costruire moschee, il riconoscimento dell’Islam, la seconda religione in Italia dallo Stato Italiano tramite una intesa tra i musulmani più rappresentati nelle moschee, centri e associazioni islamiche. Rivolgiamo omaggio alla Moschea di Roma l’unico ente ufficialmente riconosciuto in Italia, un altro vivo omaggio va alla Confederazione Islamica Italiana che ha saputo mettere insieme i musulmani moderati in tutta la penisola italiana per il bene d’Italia e dei paesi d’origine e contro il fanatismo, l’ignoranza, il settarismo e l’estremismo.
  • Va valorizzata la partecipazione nei Consigli Territoriali dell’immigrazione presso le varie prefetture d’Italia e le consulte comunali elette.
  • Chiediamo tavoli comunali e regionali dedicati alle tematiche d’integrazione, solidarietà e dialogo.
  • Speriamo che la presidenza dell’Assemblea Legislativa e la nuova giunta regionale dell’Emilia Romagna cambieranno l’atteggiamento di chiusura e i muri dell’indifferenza e la discriminazione che purtroppo la ex presidente della suddetta assemblea aveva svolto per cinque anni contro la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia. Chiediamo solo il dialogo!
  • vorrei lanciare appello di allarme alle regioni Emilia Romagna e Toscana, che sono state “generose” tramite finanziamenti dei contribuenti con i campi di Tindouf in Algeria, che la popolazione di suddetti campi non è stata mai identificata e censita. Questa popolazione non gode dei diritti di rifugiato, nel momento in cui non è come la situazione in Italia, cioè il rifugiato in Toscana ha diritto per esempio al lavoro, casa, protezione umanitaria, invece nei campi di Tindouf niente di questi diritti umanitari elementari.

Grazie per la vostra attenzione!

Hamlet

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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