Società

Graziano Mesina, Gratzianeddu, una vita in fuga

Graziano Mesina, Gratzianeddu, una figura che da sempre affascina, il nome che in Italia, stampa e non solo hanno sempre accostato al termine latitante.

Graziano Mesinsa, dicono avere una personalità spesso camaleontica, uomo fiero e spavaldo. Si tratta del più famoso esponente del banditismo sardo del dopoguerra, Mesina trascorso parte della vita in cella, da cui spesso evade. A lui viene dato infatti il “titolo” di primula rossa proprio per la sua inafferrabilità e la capacità di darsi alla latitanza.

Graziano Mesina: la vita

Graziano Mesina è nato ad Orgosolo, in provincia di Nuoro, il 4 aprile del 1942 in una numerosa famiglia di pastori. A quattordici anni viene arrestato per porto abusivo d’armi ma ottiene il perdono giudiziale.

Il secondo arresto avviene perché Gratzianeddu è accusato di aver sparato in un luogo pubblico. Riesce a scappare dalla caserma e si dà alla macchia, costituendosi poco dopo. Viene condannato ed uscirà dal carcere nel 1961.

Il giorno della vigilia di Natale del 1961, Mesina ferisce all’interno di un bar di Orgosolo un pastore colpevole di aver sostenuto che la sua famiglia fosse coinvolta nel sequestro Crasta. Il corpo del commerciante Pietrino Crasta, sequestrato nel 1960, viene rinvenuto infatti in un pascolo utilizzato dalla famiglia Mesina. L’ex primula rossa viene processato per il ferimento e condannato a sedici anni di carcere.

Graziano Mesina processi fughe e condanne

Durante un trasferimento in treno per presenziare ad un processo riesce a mettere in atto una breve fuga. Successivamente, scappa dall’ospedale di Nuoro diventando latitante. Quando viene ucciso il fratello Giovanni, decide di uccidere il presunto responsabile. Arrestato è condannato a ventiquattro anni. Recluso a Nuoro e poi ad Alghero è trasferito a Porto Azzurro. Fugge nuovamente nel 1964 mentre si recava in Sardegna per un processo. Viene recluso a Volterra, a Viterbo e a Spoleto dove organizza un’evasione che non andrà a buon fine. Trasferito a Sassari con il compagno di cella Miguel Atienza,ex membro della Legione straniera, mettono a segno una fuga rocambolesca e fortunata.

Mesina dopo esser stato fermato ed arrestato sconta la pena in vari istituti penitenziari. Nel 1976, con alcuni detenuti, evade dal carcere di Lecce. Nuovamente arrestato viene portato a Novara e Trani per poi tornare a Porto Azzurro. Mesina tenta nuovamente di ritrovare la libertà seguendo una ragazza ma viene intercettato.

Nel 1991 gli viene concessa la libertà condizionale e l’anno successivo Mesina diventa mediatore per la liberazione di Farouk Kassam. Nuovamente arrestato per possesso d’armi nel 2004 il Presidente della Repubblica Ciampi gli concede la grazia. Gratzianeddu ritorna in Sardegna e diventa una guida turistica.

Dopo qualche anno arrivano nuovi problemi giudiziari. E’ accusato di traffico di droga e così nel 2016 è condannato a trent’anni e scarcerato per decorrenza dei termini. La Cassazione ribalta e la sentenza e dallo scorso 2 luglio 2020 Mesina sarebbe nuovamente latitante.

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