Editoriali

Lettera aperta da un amico del Marocco in occasione della Festa del Trono

Il 30 Luglio sarà la festa del Trono, appuntamento importante anche perchè permette di tracciare , ogni anno il punto della situazione del Regno di Sua Maestà Mohammed VI . I primi sette mesi dell’anno sono stati toccati dall’emergenza del Covid 19 e questo, da osservatore esterno alle cose del Marocco , mi ha permesso di vedere numerose cose interessanti. La prima , la pronta risposta dello Stato marocchino e di Sua Maestà all’emergenza, che ha permesso di contenere l’espansione della pandemia , la seconda che Sua Maestà Mohammed Vi con pragmatismo . Vorrei dire che osservando quanto fatto in questi ultimi mesi prima della festa del Trono , mi sembra di risentire le parole dell’Arcivescovo di Milano, Monsignor Delpini pronunciate il 1 Febbraio 2019 a chiusura del Sinodo diocesano ” Noi i problemi li chiamiamo sfide, le difficoltà le chiamiamo prove, le emergenze le chiamiamo appelli, le situazioni le chiamiamo occasioni. Siamo accompagnati da una fiducia radicale, che viene dall’esperienza e dalla fede, dagli esempi del passato e dalla compiacenza per quello che i nostri giovani riescono a fare, anche perché sono sostenuti dagli adulti”.  Sua Maestà con la capacità e l’energia personale ha trasformato una problema (la gestione della pandemia) in una sfida , ha saputo contenere la situazione ma allo stesso la crisi è divenuta opportunità. Opportunità per la creazione di una industria sanitaria autonoma e in grado di essere modello per gli altri paesi arabi ed africani, rispondendo con la generosità che discende da una sincera fede agli appelli umanitari delle altre nazioni africane. Sua Maestà ha trasformato la difficoltà del confinamento obbligatorio della popolazione in una opportunità per riscrivere in modo inclusivo il rapporto tra Stato e Cittadino. Ha continuato , in certo senso la “Rivoluzione del Re e del Popolo” per questo , ho sentito la necessità di  rivolgermi tramite lo strumento della lettere aperte. ma da forse più di venti anni che seguo e mi interesso di Marocco, un tempo lungo nella vita di una persona, un tempo nel quale molte cose mutano, ma seguire la politica, gli eventi sociali ed economici di una Nazione è tanto. Non mi ricordo, per sincerità come mi sono avvicinato a questo popolo e a questa Nazione. Rimane il fatto che mi ha interessato subito. La passione per i legami con altri popoli e culture, la scoperta di una Nazione che molto aveva ed ha in comune con l’Italia e (mi si permetta con la Lombardia) . La grande amicizia con molti marocchini , persone semplici, come il mio concittadino un lavoratore normale che fin da subito mi ha aperto il suo cuore, la sua famiglia , una persona che sempre è stata vicina a me e alla mia famiglia nella gioia e nel dolore. Una persona che non ha mai mancato di farmi gli auguri per le festività cristiane e alla quale ho sempre ricambiato facendogli le felicitazioni per le grandi feste dell’Islam. Oppure un’altro amico marocchino con il quale si sono condivise tante iniziative e tanti progetti. Certo la cronaca , la narrazione di massa non rendono giustizia alla comunità marocchina, come a tante altre comunità ma forse bisogna andare oltre la “narrazione ” e vedere nel cuore delle persone. Il male e il bene non conoscono passaporto dipende dalle nostre esperienze e dalla volontà di conoscenza . Il Sommo Poeta diceva “fatti non foste a viver come bruti ” e anche le grandi religioni del Libro ci invitano a riflettere sul valore della famiglia , fondata sul matrimonio, sulla tradizione sui valori che ogni cuore porta dentro di se . E parlando di Marocco mi viene in mente quel brano in cui si racconta che ” Molti anni or sono un uomo, in Oriente, possedeva un anello inestimabile, un caro dono. La sua pietra, un opale dai cento bei riflessi colorati, ha un potere segreto: rende gradito a Dio e agli uomini chiunque la porti con fiducia. Egli lasciò l’anello al suo figlio più amato; e lasciò scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio più amato; e che ogni volta il più amato dei figli, senza tenere conto della nascita ma soltanto per forza dell’anello, diventasse il capo e il signore del casato. E l’anello così, di figlio in figlio, giunse alla fine a un padre di tre figli. Tutti e tre gli ubbidivano ugualmente ed egli li amava tutti nello stesso modo. Così, con affettuosa debolezza, promise l’anello a tutti e tre. Andò avanti così finché poté. Ma, vicino alla morte, quel buon padre si trova in imbarazzo. Offendere così due figli, fiduciosi nella sua parola, lo rattrista. Che cosa deve fare? Egli chiama in segreto un gioielliere, e gli ordina due anelli in tutto uguali al suo; e con lui si raccomanda che non risparmi né soldi né fatica perché siano perfettamente uguali. Quando glieli porta, nemmeno il padre è in grado di distinguere l’anello vero. Felice, chiama i figli uno per uno, impartisce a tutti e tre la sua benedizione, a tutti e tre dona l’anello e muore.” Questa storia ci fa capire il valore della religione, valore fin troppo dimenticato nella società moderna , valore su cui fondare la nostra vita . Il Marocco, con i limiti delle umane debolezze, cerca e ha cercato in passato di mettere al centro la persona , la famiglia, la fede. Ovvio , tutto ha dei limiti , perché siamo uomini e non possiamo pretendere dagli uomini cose perfette che competono solo all’Onnipotente ma almeno tentare , tentare di metterle in pratica. Il Marocco si fonda sulla tradizione, parola che deriva dal termine giudico latino “traditio” ovvero, consegna. Il Marocco, attraverso la Monarchia cerca di “consegnare ” una generazione dopo l’altra il proprio baglio di cultura , il proprio bagaglio di esperienze di conoscenze non solo per il continente africano ma anche per questa secolarizzata europa , la quale dovrebbe proprio dall’esperienza marocchina trarre l’insegnamento che si può cambiare , rimanendo fedeli alle proprie radici, che non bisogna per cambiare tagliare l’albero dal quale siamo nati . La Monarchia, è per il Marocco elemento di stabilità, pur rispettando la sovranità popolare , è garante della “traditio” della consegna , del passaggio da una generazione all’altra. Essa è anche garante della unità, una unità nazionale che non cancella le differenze culturali , etniche e religiose ma anzi parte da queste differenze per rendere ancora più unito il paese . Ecco perché, cari amici marocchini, ho deciso di scrivervi questa lettera aperta per dirvi grazie , e di continuare ad essere lievito della società sia che siate in Marocco sia che siate all’estero . Per questo dopo più di venti anni che studio il Marocco ho deciso di scrivervi questa lettera aperta. Vi chiedo di partecipare alla vita delle Nazioni in cui vivete, ad essere Ambasciatori del Marocco nella vita quotidiana di far conoscere anche il volto dell’islam marocchino ai governanti delle varie nazioni in cui risiedete. Dopo venti anni vi scrivo anche per dire che presto, nascerà un nuovo progetto il “Forum Lombardia – Marocco” un punto di incontro per promuovere il Marocco, la sua peculiarità (anche religiosa) nel territorio lombardo e fin da ora vi ringrazio per tutto. Un ultimo pensiero , mi sia concesso, va a Sua Maestà, che l’Onnipotente lo conservi in salute e che possa essere ancora per molti anni guida della Nazione marocchina , che l’Onnipotente lo illumini nelle scelte difficili, perché è proprio nelle scelte difficili che dobbiamo confrontarci con l’onnipotente ed è grazie a Lui che possiamo orientare le nostre scelte al bene della famiglia, della nazione, del popolo

Marco Baratto
un amico del Marocco

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Marco Baratto

Nato a Milano , Laureato in Legge. Si interessa di storia dei rapporti tra l'Europa e il Mediterraneo. Ha Fondato il Gruppo Informale "Incontri Culturali Franco Italiani" per la valorizzazione dei rapporti tra i Paesi della Francofonia

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