Editoriali

LA SOLIDARIETÀ’ DELLE COLLETTIVITÀ’ LOCALI ITALIANI NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE SAHARAOUI: SPUNTI DI RIFLESSIONE

Sempre più spesso la stampa locale annuncia che alcune amministrazioni locali hanno svolto o svolgono “gemellaggi” con i campi come quello di Tinduf in Algeria. Luoghi come sottolineato da alcuni deputati europei “le autorità internazionali non possono accedervi”  Queste azioni, dettate da spirito di solidarietà e quindi animate da buone intenzioni dovrebbero essere svolte forse con maggiore prudenza. Il primo segnale di attenzione , proviene dalla Spagna, dove la  “dovere di obiettività e neutralità” delle “amministrazioni spagnole”. Secondo la Corte suprema spagnola, occasionalmente o in modo permanente, la bandiera del Polisario non deve coesistere “con la bandiera della Spagna e le altre legalmente stabilite” pur essendo una sentenza di un organismo estero dovrebbe rientrare tra i principi di ogni amministrazione indipendente dalla nazione di apparenza. Inoltre il protocollo del cerimoniale italiano   stabilisce in modo preciso che “ sugli edifici pubblici istituzionali possono essere esposte esclusivamente bandiere pubbliche istituzionali” quindi altre bandiere non potrebbero trovare presenza in luoghi pubblici. Questioni giuridiche , magari di lana caprina , ma fondamentali per il nostro ragionamento. Con questo non si vuole dire che la solidarietà sia un male, anzi le azioni di solidarietà di alcuni enti locali sono meritorie ma , prima di promuoverle sarebbe opportuna la prudenza , conoscere gli interlocutori e poter verificare concretamente che i soldi sia privati sia pubblici siano destinate ad opere concrete. E appunto verificabili. Questo soprattutto nel quadro della attuale crisi sociale ed economica dove magari si potrebbero impiegare questi fondi in progetti di solidarietà nelle proprie comunità oppure a progetti che promuovano una vera e sana integrazione. Si potrebbe ribattere che quanto detto, sia un “libro dei sogni” .  Credo modestamente di no. La comunità marocchina in Italia rappresenta una delle più numerose, quella più integrata e che ha scelto (nella maggior parte dei casi) non di concentrarsi in un unico spazio di città o di quartiere ma di essere distribuita sul territorio . Questo ha facilitato l’integrazione . E se si è meritata la caratteristica di essersi maggiormente integrata forse, qualcosa sarebbe il caso di concedere . In primo luogo di evitare che le ammirazioni locali, intervengano in questioni che riguardano solo il Marocco e la sua integrità nazionale, prendendo posizioni in vicende di cui spesso se ne conoscono le motivazioni senza sentire la controparte. La seconda perché intervenire contro le posizioni del Marocco significa anche poca attenzione verso lo sforzo di questa comunità che vive , lavora, manda i propri figli a scuola senza creare nessun problema , pagando le tasse e facendo una vita spesso piena di sacrifici. In terzo luogo se si vuole fare della solidarietà , che lo si faccia attraverso enti istituzionali ufficiali che conoscono le realtà, sanno i bisogni e danno la possibilità di verifica di quanto realizzato. Come in tutto anche la solidarietà va fatta con la saggezza del buon padre di famiglia, evitando, ove possibile di entrare in questioni talmente complesse e più grandi di noi. La politica locale , quindi è chiamata ad uno sforzo eccezionale, quello di pacificare, di rapportarsi ai problemi del mondo attraverso i canali degli Stati riconosciuti internazionalmente che possono essere occasione di sviluppo per tutti. Sono anni che sostengo ,ad esempio, che l’Italia e il “sistema regionale “ italiano dovrebbe essere presente maggiormente nelle provincie meridionali del Marocco, provincie che grazie all’autonomia avanzata voluto da Sua Maestà Mohammed Vi stanno conoscendo un grande sviluppo. Una crescita sociale ed economica dalla quale sia l’Italia, sia il sistema regionale italiano potrebbe trarne vantaggi sia economici ma anche di cooperazione e solidarietà anche con la cultura sarahaoui da sempre parte integrante e protetta dal Marocco anche perché contrariamente a quanto spesso si legge  nei campi come quello di Tinduf vive una parte minoritaria della popolazione saharaoui alla quale vengono impedite le possibilità di circolazione mentre la maggioranza di questa popolazione vive e risiede realmente nelle provincie meridionali del Marocco , dove a differenza di quanto accade nei campi gode di una vita uguale e con gli stessi diritti degli altri marocchini che risiedono nelle altre 12 regioni del Regno. Anche nel campo della solidarietà dovremmo lasciarci alle spalle la cultura e il modo di pensare del secolo passato e analizzare con maggiore obbiettività le situazioni reali , lasciando le ideologie del secolo passato ed affrontare in modo pragmatico ma concreto le sfide del secolo presente. Ovviamente queste sono alcune riflessioni che non mettono in dubbio la buona volontà del fare solidarietà ma solo un modesto contributo ad un discorso molto più complesso

Marco Baratto

Forum Lombardia Marocco

Marco Baratto

Nato a Milano , Laureato in Legge. Si interessa di storia dei rapporti tra l'Europa e il Mediterraneo. Ha Fondato il Gruppo Informale "Incontri Culturali Franco Italiani" per la valorizzazione dei rapporti tra i Paesi della Francofonia

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