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Caritas Torino: tutte le novità

DAL MONDO CARITAS: MENSE, ACCOGLIENZE RESIDENZIALI E ACCOGLIENZE NOTTURNE

«Tendi la tua mano al povero» titola il messaggio del Santo Padre Francesco per la IV Giornata Mondiale del Povero che si celebra il 15 novembre 2020. Obbediente al mandato del Signore la Chiesa che è in Torino, anche in tempo di pandemia, non tira indietro la mano e, dove può, cerca di farla tendere anche ad altri.

91 su 114 sono le parrocchie della città che, con il sostegno del Banco Alimentare, regolarmente distribuiscono generi alimentari a quasi 19.000 persone. Se guardassimo alla Città Metropolitana il numero aumenta di 171 parrocchie per altre 30.000 persone. Durante il primo lock down alcune hanno dovuto tenere chiuso per non esporre i volontari – molti over 70 – al virus. Ma sono state sostituite dalle vicine e da distribuzioni straordinarie coordinate a livello diocesano. Solo queste ultime hanno servito 1.900 persone di cui 420 minori.

La rete del servire i poveri si sviluppa intorno al nucleo della attività di ascolto che in città conta 107 centri, di cui 65 cittadini e 143 extraurbani strettamente in rete tramite un sistema informativo di commessione. 62 i centri ascolto nel resto della diocesi che si estende da Cuorgnè a Savigliano, da Cavour a Monteu da Po. Fitta anche la rete delle Conferenze di San Vincenzo e dei Gruppi di Volontariato Vincenzianopresenti in oltre la metà delle comunità parrocchiali.

Da questo nucleo si dipanano i servizi più conosciuti come le mense di carità, 15 nel contesto cittadino, alcune votate alla colazione, altre al pasto di mezzogiorno (la maggioranza), altre a quello serale, e quattro anche aperte i festivi. Ma sono anche presenti alcuni servizi diurni per le persone senza dimora – compreso un laboratorio di falegnameria e uno di scrittura, due alloggi a disposizione dei papà separati quando incontrano i loro bimbi, e alcuni alloggi temporanei per carcerati in permesso premio, comunità mamma e bambino, comunità d recupero per dipendenze.

È proprio l’ambito dell’accoglienza residenziale temporanea a rappresentare al meglio la mano tesa al povero in questi tempi storici.

7 i cohousing attivi in città e nella primissima cintura (Rivoli e Moncalieri)per una capienza di oltre200 posti letto e ben presto se ne aggiungerà un ottavo in fase di ristrutturazione, facendo superare ampiamente il traguardo dei 250 posti soprattutto per famiglie sottoposte a sfratto.

Quasi 200 gli alloggi messi a disposizione dalla rete Sister, dalla Pastorale dei Migranti, dal Sermig, dalla Fondazione don Mario Operti, dalla Fondazione Il Riparo o da associazioni e parrocchie per accogliere famiglie e singoli, con particolare attenzione ai rifugiati e richiedenti asilo.

E proprio la grande famiglia degli stranieri trova una attenzione particolare sia nell’ascolto che nell’accoglienza. Passano in 15.000 ogni anno dagli uffici della Pastorale Migranti, ma sono quasi 900 i profughi e richiedenti asilo che poi vengono accompagnati anche all’accoglienza, 230 dei quali presso strutture religiose o parrocchiali e 600 presso luoghi di proprietà diretta dell’Arcidiocesi. Bisognerebbe anche contare gli 80 studenti e le 30 famiglie che vengono sostenute in maggiore autonomia.

C’è, però, anche chi l’autonomia non riesce ad averla. Per questo la rete ecclesiale è attiva anche sulla accoglienza notturna, emergenziale o continuativa. All’interno dell’offerta complessiva della Città sono, solo per citarne alcuni tra i più conosciuti, 160 i posti ordinari di accoglienza del Sermig (ampliabili fino a 200), 50 quelli della Bartolomeo & C, 10presso il Cottolengo: e ‘elenco potrebbe continuare. Nel periodo della emergenza legata all’inverno la rete ecclesiale riesce ad integrare l’offerta aumentando la capienza delle strutture già attive e aggiungendo circa 110 posti letto in sette strutture, la più parte per uomini: una in via Arcivescovado (nella casa dall’Arcivescovo), due in via Cappel Verde, due al fondo di corso Casale (dove si accolgono oltre 20 persone senza dimora e dipendenti da sostanze), e due in zona Gran Madre (in RSA e in Parrocchia). Altre realtà ecclesiali contribuiscono con posti disponibili in più – come i 40 del Cottolengo, o la decina sparsi nelle parrocchie grazie alla sensibilità del parroco – tanto da far arrivare la disponibilità integrative intorno alle 200 unità.

Ma la mano tesa verso il povero non è fatta solo di muscoli. È costruita soprattutto di uno stile di relazione e di accoglienza che cerca di sostenere e coltivare la piena dignità delle persone, di curare la relazione interumana, di non soffocare le resilienze che covano nell’intimo di ciascuna persona. Per questo l’investimento più significativo è sugli operatori, sui metodi, sulla “umanizzazione” dei luoghi – non lussuosi, ma belli e confortevoli -, sulla centralità del percorso da preferirsi all’evento, su una idea di inclusione che non è semplice risposta ai bisogni ma abilitazione della persona. La missione della Chiesa, infatti, non è compiere servizio sociale ma realizzare una relazione tra l’umano e il divino e tra l’umano e l’umano. Altrimenti rischierebbe di cadere nell’errore di dare per carità ciò che è già dovuto per giustizia. Per questo la rete descritta si pone in collaborazione con quella costruita dalla Città, senza sovrapposizioni o contrapposizioni, ma con la libertà della missione evangelizzatrice.

Inoltre la Fondazione Operti ha dato vita al Fondo Sorriso.

Le Diocesi di Torino e di Susa con il loro Arcivescovo hanno promosso, in occasione della festività del 1° maggio del corrente anno, festa di san Giuseppe lavoratore, un’iniziativa per venire incontro alla crisi economica e sociale, integrando con un apposito intervento il grande sforzo che le Istituzioni e molte altre Organizzazioni stanno producendo, per mantenere alta la speranza e sostenere la ripresa oltre l’emergenza. La proposta si è concretizzata nella costituzione di un Fondo di solidarietà, gestito dalla Fondazione don Mario Operti, attiva a Torino dal 2004 sui temi del microcredito, per finanziare micro prestiti sociali a favore delle persone e famiglie che, per difficoltà temporanee, rischiano un rapido impoverimento.

Il Fondo porta il nome evocativo e bene augurale di Fondo Sorriso, che è anche un acronimo che riassume il senso dell’iniziativa: la Solidarietà che Riavvicina e Sostiene, SO.RRI.SO.

La Fondazione non eroga direttamente le risorse ma si avvale di un rapporto convenzionale con alcuni Istituti di Credito per l’erogazione materiale del credito secondo le vigenti disposizioni di legge.

Il Fondo è stato costituito da risorse delle Diocesi di Torino e Susa, della Fondazione don Mario Operti, di importanti imprenditori del territorio torinese e di molte Amministrazioni Comunali con cui sono state stipulate delle convenzioni specifiche.

__Le caratteristiche del prestito sociale erogato grazie al Fondo So.rri.so:

Il prestito sociale ha un limite massimo di 3.000 euro per persone e famiglie e un massimo di 5.000 euro esclusivamente per coloro che hanno delle attività e il cui prestito serve per aiutarle nella ripartenza o riapertura. Nell’ambito di tali massimali si possono concedere prestiti con tagli da 1.000 euro ciascuno.

Nessun tasso di interesse viene richiesto ai beneficiari: il tasso di interesse del 2% applicato dalla banca viene ripagato dal Fondo stesso, insieme ad un minimo di spese di gestione della Fondazione. La restituzione è in 60 rate fisse mensili, a partire dal 7° mese da cui è stato erogato il prestito.

Hamlet

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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