Scienze e Tecnologia

Come funziona il diritto alla disconnessione nel nostro Paese

Il mondo del lavoro con il passare del tempo diventa sempre più interconnesso e, al tempo stesso, digitalizzato. Questo vuol dire che per lo svolgimento delle proprie mansioni professionali si fa riferimento a dispositivi elettronici che consentono di occuparsi di numerosi compiti: la gestione dei documenti, la comunicazione, le verifiche, la realizzazione di progetti, e così via. Non tutto è oro quel che luccica, però: infatti, in un contesto di questo tipo è alto il pericolo di ritrovarsi in una situazione di cosiddetta over-comunication. È questo il motivo per il quale sta diventando sempre più importante il diritto alla disconnessione.

Il diritto alla disconnessione

Quando si parla di diritto alla disconnessione si chiama in causa il diritto, da parte del lavoratore, di non ricevere e soprattutto di non rispondere a sms, telefonate o messaggi di posta elettronica oltre il tradizionale orario di lavoro. Si tratta, per l’appunto, di disconnettersi dal lavoro. Un collegamento senza soluzione di continuità può essere causa di mancanza di riposo, la quale a sua volta è fonte di rischi consistenti dal punto di vista sociale e psicologico: il burnout, la depressione e l’ansia sono pericoli che non possono essere trascurati. Il problema è che molti lavoratori hanno aspettative, che possono essere più o meno esplicite, che devono essere cambiate: si pensi per esempio all’abitudine di controllare la casella mail di sera, o quando si è in vacanza, o nei week-end.

A che cosa serve il diritto alla disconnessione

Lo scopo per cui è stato concepito il diritto alla disconnessione è quello di creare dei limiti ben precisi in modo che le comunicazioni oltre l’orario di lavoro non possano più aver ragione d’essere. In questo modo i dipendenti hanno il diritto di non pensare più al lavoro quando sono a casa. Deve essere chiaro che in gioco non c’è solo il diritto di non essere collegati, ma soprattutto il diritto di non essere puniti per il fatto che non si è connessi; e, d’altro canto, va considerata anche la possibilità di ricevere un premio nel caso in cui si sia connessi in momenti in cui non si è tenuti a farlo.

Le leggi sul diritto alla disconnessione

È stata la Francia il primo Paese a disciplinare dal punto di vista normativo il diritto alla disconnessione: ciò è avvenuto grazie alla Loi du Travail del 2016. In virtù di questa legge, le imprese che non superano i 50 dipendenti non possono contattare i lavoratori oltre gli orari di lavoro; inoltre, vige l’obbligo di regolamentare il loro tempo libero. Sulla scia di quanto è avvenuto Oltralpe, il diritto alla disconnessione è stato introdotto nel nostro Paese nel 2017 e in Spagna l’anno seguente. Oggi, per fortuna, numerosi Paesi stanno prendendo in considerazione l’eventualità di prevedere nel proprio ordinamento il diritto alla disconnessione.

La situazione in Italia

È la legge 81/2017 che ha introdotto in Italia il diritto alla disconnessione. Si tratta della cosiddetta legge sullo smart working, che impone che il contratto definisca il tempo libero, anche se non si fa riferimento ad alcuna norma generale che possa essere un modello per chi opera in modalità smart. In particolare, l’articolo 19 sottolinea che l’accordo deve prevedere tutte le misure organizzative e tecniche che occorrono per fare in modo che il lavoratore si possa disconnettere dalle strumentazioni del lavoro tecnologiche.

La negoziazione individuale

A ben vedere nella legge non si parla in maniera esplicita di diritto alla disconnessione, mentre ciò che è chiaro è che la sua applicazione dipende dalla negoziazione individuale. Come è facile intuire, nel momento in cui la legge fa sì che le condizioni riguardanti la disconnessione dipendano dall’accordo tra il dipendente e il datore di lavoro, c’è spazio per iniquità e abusi che il datore di lavoro stesso può commettere. Il vero vuoto di questa legge, poi, è che riguarda unicamente chi opera in smart working: insomma, il diritto alla disconnessione non esiste per coloro che lavorano in modalità tradizionale. La questione è tornata ad essere oggetto di dibattito nel corso degli ultimi mesi, per effetto della pandemia da coronavirus che ha cambiato il modo di lavorare per milioni di italiani. Per ora, è come se per chi non sfrutta lo smart working fosse obbligatorio essere reperibili anche al di là dell’orario di lavoro.

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Hamlet

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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