Economia

Sardegna: Piano Casa 2020

L’associazione artigiana CNA esprime un giudizio critico sul disegno di Legge N°108 recante: “Disposizioni per riuso, la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente ed altre disposizioni in materia di governo del territorio. Modifiche alla legge regionale N°108 del 2015, alla legge N°45 del 1989 e alla legge N°16 del 2017”

Porcu e Mascia: “Un testo di legge impregnato di una logica derogatoria volta più a scardinare l’impianto di tutele paesaggistico-ambientale che ad affrontare in modo organico il tema dell’urbanistica, dell’edilizia, della centralità della pianificazione, della sicurezza idrogeologica, della qualità architettonica dei nostri centri urbani” 

Piano casa: Audizione presso la IV Commissione Permanente del Consiglio Regionale

Un testo di legge impregnato di una logica derogatoria volta più a scardinare l’impianto di tutele paesaggistico-ambientale che ad affrontare in modo organico il tema dell’urbanistica, dell’edilizia, della centralità della pianificazione, della sicurezza idrogeologica, della qualità architettonica dei nostri centri urbani”.

La Cna sarda esprime un giudizio fortemente negativo sul disegno di legge n. 108 sul riuso, la riqualificazione e il recupero del patrimonio edilizio, il cosiddetto “Piano Casa” proposto dalla Giunta regionale e che prevede importanti modifiche a precedenti disposizioni legislative che regolano l’uso del territorio, la pianificazione edilizia e urbanistica (L.R. N°8 del 2015, L.R. n°45 del 1989, L.R. N°16 del 2017).

Per rilanciare la propria economia la Sardegna ha estremo bisogno di una crescita equilibrata ed ecosostenibile di due asset strategici quali il comparto edilizio e dell’intera filiera turistica”, hanno spiegato oggi il segretario regionale della Cna Sardegna Francesco Porcu e il presidente regionale della Cna Costruzioni Antonello Mascia sentiti presso la IV Commissione del Consiglio Regionale, evidenziando come i due comparti, che negli ultimi anni e ancor più a seguito della crisi pandemica sono stati pesantemente penalizzati,  abbiano grande bisogno di un quadro normativo capace di garantire e assicurare tempi certi nella realizzazione degli investimenti pubblici e privati e attraverso una legislazione che sappia orientare il mercato verso le pratiche più virtuose.

Nel valutare i contenuti del provvedimento, possiamo affermare che si è persa una grande occasione: ci saremmo aspettati, come suggeriamo da anni, che il rilancio della filiera delle costruzioni, fosse affidata e sostenuta da un quadro organico di regole in cui le priorità non riguardino l’esclusiva riproposizione di interventi volumetrici del costruito, persino nei luoghi a sensibilità ambientale più elevata, ma il sostegno a politiche organiche di “messa in sicurezza del territorio, di riqualificazione, adeguamento ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio”, a partire dall’edilizia residenziale, scolastica, ospedaliera – hanno evidenziato Porcu e Mascia –: la Sardegna ha inoltre forte bisogno di un quadro normativo organico, evoluto e moderno che incentivi e agevoli le attività di riqualificazione e rigenerazione urbana”. 

Da qui il giudizio fortemente negativo della Cna sarda per l’impatto complessivo del provvedimento, che se pure approvato, “non sarà in grado di offrire un quadro di norme certe agli operatori pubblici e privati, considerati gli elementi di dubbia costituzionalità che propone, in innumerevoli passaggi in cui si deroga a norme di tutela e salvaguardia di rango superiore, alimentando un contenzioso, che renderà da subito impraticabili molte delle norme che si intende introdurre, perché proposte in assenza di un presupposto cogente quale quello di un obbligato processo di pianificazione congiunta tra Stato e Regione”.

Persino importanti istituti, quali gli interventi di demolizione e ricostruzione, o il trasferimento di volumi da una zona urbanistica all’altra, decisivi per qualificare e rinnovare il patrimonio edilizio, sono piegati ad una logica che allarma e stride se concessi in contesti in cui è a rischio la messa in sicurezza del  territorio, come ad esempio il recupero e il riuso di seminterrati, dei piani Pilotis e dei locali al piano terra “ad uso residenziale e/o direzionale/commerciale e socio sanitario(art.5 comma 1). Sfugge inoltre la ratio di molte delle “innovazioni” proposte, certo non utili al perseguimento delle finalità che si dichiara di voler conseguire ; si segnalano tra gli altri, l’edificazione per fini residenziali nelle zone agricole E ai non imprenditori agricoli, la deroga a vincoli ormai trentennali con concessione di incrementi volumetrici nella fascia entro i 300 metri dalla linea di battigia nelle zone F (art.31 comma 3) per le attività turistico ricettive, o nelle stesse zone in fascia protetta per le attività residenziali fino a 150 mc”.

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