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Ghilarza: sequestro beni

Negli scorsi giorni la Polizia di Stato di Oristano, su disposizione del Tribunale di Cagliari, Collegio specializzato per le misure di Prevenzione, ha dato esecuzione alla misura cautelare del sequestro preventivo nei confronti di un noto pregiudicato, classe 1986, di Ghilarza.

L’accertamento dei presupposti di pericolosità ex art. 4 D. Lgs. 159/2011 in capo al soggetto hanno portato all’adozione in via d’urgenza, da parte del giudice e su proposta del P.M., del sequestro preventivo di numerosi beni, tra cui: un appartamento sito in Bosa (Nu) dal valore commerciale di circa 150.000 euro, un’autovettura, conti correnti, libretti postali, buoni fruttiferi, polizze e altri valori intestati, il tutto funzionale all’adozione della misura di prevenzione della confisca dei beni.

Gli uomini della Divisione Anticrimine della Questura, coordinati dal Servizio Centrale Anticrimine, e coadiuvati anche dai militari della Guardia di Finanza, infatti, sono riusciti ad evidenziare come l’uomo, oltre ad essere soggetto dedito da tempo alla commissione di reati che mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica, sia anche del tutto privo di un’occupazione, fatto che rende assolutamente incompatibile la sua situazione economica con l’alto tenore di vita tenuto in questi anni, elementi che hanno indotto i poliziotti a ritenere che lo stesso tragga le sue fonti di reddito da attività illecite.

Questo ha portato l’Autorità Giudiziaria ad adottare la misura cautelare reale, si tratta di uno dei pochi casi in Sardegna e il primo in assoluto nella provincia di Oristano, che mira a impedire che una cosa pertinente al reato possa essere utilizzata per aggravare o protrarre le conseguenze dello stesso.

Nel caso specifico, non essendo stato possibile agire direttamente sui beni costituenti il profitto o il prezzo del reato, sono stati sequestrati utilità patrimoniali nella materiale disponibilità del reo; in tal modo sarà possibile procedere, in caso di sentenza definitiva di condanna, alla confisca per equivalente, anche detta “confisca di valore”, che rappresenta un provvedimento ablativo disposto su somme di denaro, beni o altre utilità di cui il reo abbia la materiale disponibilità per un valore corrispondente al prezzo, al prodotto e al profitto del reato, previsto per talune fattispecie criminose quando sia intervenuta condanna e sia impossibile identificare fisicamente le cose che ne costituiscono effettivamente il prezzo, il prodotto o il profitto.

La confisca per equivalente, pertanto, trova il suo fondamento e il suo unico limite nel profitto derivato dal reato e prescinde dalla pericolosità che in qualsiasi modo possa derivare dalla cosa o dall’uso della stessa.

Nei confronti dell’uomo, lo scorso giugno, il Questore aveva anche proposto l’applicazione della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. aggravata dall’obbligo di soggiorno al Tribunale competente. Lo stesso, infatti, oltre ad essere stato considerato un soggetto pericoloso e quindi rientrante in una delle categorie di pericolosità ex art. 4 D. Lgs. 159/2011, è stato anche ritenuto soggetto sostanzialmente pericoloso per la sicurezza pubblica.

L’uomo era già noto alle forze dell’ordine perché arrestato nel marzo 2019 nel corso dell’operazione antidroga “Texas Hold’em, così denominata in quanto alcuni degli esponenti erano soliti “investire” parte dei ricavati dell’attività di spaccio nel gioco del poker, dal quale vincevano talvolta ingenti quantità di denaro (5-10.000 euro per volta). L’attività di indagine aveva evidenziato, già allora, un tenore di vita di alcuni arrestati non commisurato alla loro posizione di disoccupati, come il possesso di auto costose, abiti firmati, continui pranzi e cene in ristorante, abitazioni e altro.

L’attività degli investigatori aveva portato a sgominare un sodalizio criminale costituito da 12 persone, tra cui 7 arrestate in flagranza di reato, dedita allo spaccio di droga.

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