Esteri

La democrazia passa attraverso l’ascolto del popolo …anche nel mondo arabo

“Domenica un tribunale di Algeri ha emesso quattro mandati di arresto internazionali per quattro attivisti stabiliti all’estero, influencer e leader di un movimento islamista bandito, accusato in particolare di appartenere a un gruppo terroristico. Le persone prese di mira sono Mohamed Larbi Zeitout, un ex diplomatico residente nel Regno Unito, Amir Boukhors, blogger noto come “Amir Dz”, Hichem Aboud, giornalista, e un certo Abdellah Mohamed (beh Abdellah Mohamed), un gendarme disertore. Il signor Zeitout, 57 anni, ha fondato nel 2007 il movimento islamista Rachad, bestia nera del regime, illegale in Algeria. È uno dei principali leader. Nel 1991 è stato assegnato all’ambasciata algerina in Libia. Nel 1995 è andato in esilio a Londra dopo aver rassegnato le dimissioni dal servizio diplomatico. Secondo le autorità, Rachad riunisce ex militanti del Fronte di salvezza islamico (FIS, sciolto nel marzo 1992).

Questo movimento è accusato di cercare di infiltrarsi e coinvolgere nella violenza il movimento pro-democrazia di Hirak, nato nel febbraio 2019 e che chiede pacificamente un cambiamento radicale del “sistema” politico. L’ex diplomatico algerino è perseguito per “gestione e finanziamento di un gruppo terroristico contro la sicurezza dello Stato e l’unità nazionale, contraffazione e uso di falsificazione e riciclaggio di denaro nell’ambito di una banda criminale”, secondo un comunicato stampa pubblicato dall’agenzia ufficiale APS . Il signor Zeitout “ha ricevuto ingenti somme (…) per finanziare le attività segrete del movimento Rachad”,” si legge nel comunicato.

Questa la notizia, che come spesso accade non suscita particolare interesse sulla sponda settentrionale del Mediterraneo . Come sempre l’Europa ha due atteggiamenti nei confronti del mondo arabo . il primo è quello che potrei definire “neo coloniale” interessa finche un regime o un sistema politico può garantire un mercato per i beni o servizi delle nazioni cosi dette ” occidentali” ed il secondo il mondo arabo viene di fatto usato per alimentare tensioni che con gli interessi dei popoli arabi non hanno nulla a che vedere. Entrambe hanno una unica ragione mantenere diviso un mondo o una regione (nel caso particolare il Magreb Arabo) .

Anche questa vicenda , come anche la continua mobilizzazione del movimento Hirak sempre in Algeria ci fanno comprendere quanto dobbiamo prestare attenzione non solo a quanto succede in questa Repubblica algerina ma in tutta la regione . L’Algeria ha ingenti riserve di materie prime essenziali al modello di sviluppo occidentale eppure la pandemia , l’abbassamento delle quotazioni del prezzo del petrolio hanno creato forti problemi sociali ed economici all’attuale classe dirigente . Le conseguenze di questa situazione economica si riflettono sulla popolazione , soprattutto più povera ed emarginata e la politica è chiamata a dare risposte che siano serie e precise.

L’Algeria è una grande nazione e le tensioni politiche interne anche sollevate dal movimento Hirak sono serie e meritano risposte . Non possono essere lasciate o spostate a problemi di ordine pubblico. O meglio, diventano di ordine pubblico quando la violenza mette a repentaglio la vita dei cittadini , della convivenza civile e sociale . Ma se rientrano in una manifestazione di problemi vanno ascoltate , aprendo tavoli di confronto , ascoltando il popolo .

Non è solamente una questione dell’Algeria ma anche l’Italia . Quante volte sentiamo che classe politica è scollata dalla vita di tutti i giorni , quando sentiamo delle file alla mense dei poveri che divengono sempre più lunghe ogni giorno che passa . Tutto ciò accade quando il chi è chiamato a gestire la cosa pubblica non ha percezione della realtà, quando vive in una “torre d’avorio” fatta di stipendi altissimi , privilegi ecc ecc. Il politico , chi governa deve ascoltare il popolo , deve aprirsi senza paura alle istanze che vengono dal basso senza paura .

Il mondo Arabo, di cui l’Algeria fa parte, ha una grande e lunga tradizione di coinvolgimento delle masse. Più di un secolo fa seppe trovare la forza di unirsi e lottare con due degli eserciti più preparati d’Europa quello Tedesco e quello Ottomano . La forza dell’unione seppe prevalere sulle differenze dei vari gruppi . Quello che spero e auspico è che chi governa in Algeria prenda dal proprio passato la via per uscire da questa situazione. Ascoltare il popolo, ascoltare i tanti giovani di questo paese . Mettersi in ascolto , aprire , spalancare le proprie porte e dialogare . Questo non sarà solamente un bene per l’Algeria ma per tutto il mondo arabo.

il regime algerino dovrà concentrarsi sull’ascolto del popolo algerino e rispondere ai suoi appelli per la democratizzazione delle istituzioni, lungi dal persistere nel difendere gli interessi di una minoranza legata al regime, in particolare l’apparato militare e i suoi accoliti che traggono profitto la ricchezza del paese e questo, dall’avvento dell’indipendenza di questo paese.

A questo proposito, la maggioranza della popolazione algerina soffre di disuguaglianze e lamenta costantemente la mancanza di trasparenza nella gestione della cosa pubblica da parte degli organi di regime che non hanno il dovere di consolidare le istituzioni democratiche dello Stato algerino. Si tratta di una crisi di Stato che, nel caso di una risposta non positiva ai richiami della strada algerina, dovrà affrontare una grave crisi che potrebbe interessare l’intero Paese.

Proprio non augurandoci questo chi governa l’Algeria oggi deve ascoltare maggiormente il popolo

Incontri Culturali Franco Italiani

Marco Baratto

Nato a Milano , Laureato in Legge. Si interessa di storia dei rapporti tra l'Europa e il Mediterraneo. Ha Fondato il Gruppo Informale "Incontri Culturali Franco Italiani" per la valorizzazione dei rapporti tra i Paesi della Francofonia

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