Scienze e Tecnologia

Ad Albenga importanti scavi nell’area archeologica di San Clemente

 Una serie di importanti interventi sono in corso di svolgimento nella “Città delle Torri” nell’area archeologica di San Clemente.

“Il violento e inesorabile scorrere del Centa – ci ha spiegato Marta Conventi funzionaria ed archeologa della Sovrintendenza- sta gradualmente facendo scomparire l’importante sito di San Clemente. Una perdita culturale che non si può arrestare per questioni di pubblica incolumità, ma che opportunamente gestita e documentata consentirà di non condannare all’oblio informazioni fondamentali per la storia della città di Albenga”.

La berlinese posta nel 2019 a salvaguardia dei resti della chiesa, seppur mitigando l’azione del fiume, non è stata sufficiente a garantirne la conservazione. L’ondata di piena del novembre 2020, infatti, ha abbattuto la facciata e fatto collassare in acqua parte dei resti delle terme di età romana conservati a monte dell’edificio cristiano.

“Vista le problematiche connesse alla tutela di questo importante sito – spiegano in Comune- e la necessità di intervenire tempestivamente, la Soprintendenza, grazie a un finanziamento ministeriale, ha intrapreso un’estesa indagine conoscitiva finalizzata a documentare il più possibile tutte le fasi di occupazione dell’area, dall’età medievale a quella romana, prima che vengano cancellate dal fiume”.

Gli scavi sono iniziati il 15 marzo e proseguiranno fino ad agosto.

Ad oggi si è potuto mettere in luce all’interno della chiesa una fossa per fondere campane, che è probabilmente da mettere in connessione al momento in cui i Cavalieri di Malta elessero la chiesa come propria sede, a metà del XIII secolo.

“Grazie all’ausilio della ruspa – spiegano gli archeologi-che ha rimosso i potenti strati alluvionali depositati sulla sponda si è potuto riportare alla luce parte della grande piscina delle terme romane costruita alla fine del II secolo Dopo Cristo. La struttura, già individuata dalle indagini di inizio millennio, non è però mai stata scavata interamente. Si potrà quindi documentare non solo l’uso del vano, ma anche il suo abbandono avvenuto tra il V e il VI secolo, quando l’areale venne occupato dalla necropoli connessa al più antico edificio di culto cristiano”.

Gli scavi, che sono diretti da Marta Conventi, funzionario archeologo della Soprintendenza, vengono eseguiti dalla ditta Regio IX Liguria Archeologia. Ad intervenire sono gli esperti archeologi Fabrizio Geltrudini, Mario Testa e Augusto Pampaloni.

La società a cui è stato affidato questo importante incarico è nata proprio dall’incontro di questi archeologi e da diversi operatori del settore. E’ attiva nel campo della ricerca archeologica e nella tutela dei beni culturali dal 2006.

CLAUDIO ALMANZI

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