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Il bilancio del ciclismo italiano dopo il Giro

Si chiude maggio ed è già tempo di bilanci per il ciclismo italiano. In una seconda stagione del tutto straordinaria, con tante corse saltate, o annullate per la Pandemia, prima dell’ avvio del Giro di Svizzera e subito dopo la conclusione del Giro, il ciclismo italiano è riuscito comunque a conservare il primato (che detiene ininterrottamente dal 2014) del movimento che ottiene il maggior numero di vittorie, a livello professionistico. In questa stagione sono già state ben 32. Dietro all’ Italia in questa particolare classifica ci sono Francia (31), Colombia (25), Belgio (23), Olanda (21), Spagna (18), Danimarca e Gran Bretagna (16), Germania (13), Slovenia (11), Australia (10).

Da segnalare anche che i ciclisti italiani sono riusciti ad aggiudicarsi ben sette tappe al Giro (due con Ganna ed una con Vendrame, Nizzolo, Fortunato, Bettiol e Caruso). Due successi anche per Australia (con Ewan), Colombia (Bernal), Belgio (Merlier e Campenaers) e Svizzera (Mader e Schmidt). Una vittoria di tappa ciascuno per Olanda, Stati Uniti, Francia, Slovacchia, Gran Bretagna ed Irlanda.

Il Giro di Edgar Bernal ha poi visto la straordinaria impresa di Damiano Caruso, che nel suo palmares aveva già un secondo posto al Giro dello Svizzera, e che ha chiuso sul secondo gradino del podio, pur avendo iniziato la corsa rosa con l’incarico di fare il gregario a Landa.

A livello individuale i plurivincitori stagionali per ora sono l’ irlandese Sam Bennet ed il francese Arnaud Demare con 7 successi, davanti a Tadej Pogacar (6), mentre a 5 vittorie sono appaiati Primoz Roglic, Tim Merlier, Vanden Berg ed il nostro straordinario Filippo Ganna.

Gli altri italiani plurivincitori sono Davide Ballerini (con 3 vittorie), Giacomo Nizzolo, Gianluca Brambilla, Gianni Moscon, Jakub Mareczko e Mirco Maestri, tutti con due successi.

Meno rosea invece la situazione se andiamo a vedere la classifica individuale nella quale Bernal è in testa con 1449 punti, davanti a Pogacar (1339) e Van Aert (1308), seguono Roglic (881), Yates (819) Alaphilippe Van der Poel (a 795), Valverde (756), Almeida (722) e Vlasov (719), Il primo degli italiani è Damiano Caruso undicesimo con 696 punti.

Più indietro Giacomo Nizzolo ( 15° con 592 punti), Matteo Trentin (33° con 426), Sonny Colbrelli (34° con 421) ed il campione del mondo a cronometro Filippo Ganna (52esimo con 332 punti).

Vincenzo Nibali è solo 90° ( con 213 punti) preceduto da Ballerini (58° a 307), Viviani (66° a 270), Masnada (70° a 255), Fabbro (81° a 227) e Brambilla (84° a 224).

Dolorosa anche la situazione nella classifica per Nazioni, che somma i punteggi ottenuti dai vari ciclisti, qui c’è in testa la Francia con 8.362 punti, davanti a Belgio (7877), Slovenia (7527), Spagna (6754) e solo quinta è l’ Italia (6337). Seguono Gran Bretagna (5960), Colombia (5781), Olanda (5203), Danimarca (4813), Australia (4580) e Germania (3689).

Anche questa stagione si sta svolgendo un po’ zoppa: sono state cancellate parecchie gare, comunque molto meno rispetto allo scorso anno.

Per il prosieguo della stagione, e per il 2022, si spera di riuscire a superare il Covid e di tornare nuovamente ad un calendario completo e di ampio respiro, che sia articolato con le gare distribuite nei tradizionali otto- nove mesi in cui da sempre si sono svolte le competizioni ciclistiche dal Dopoguerra fino ad oggi. Altra speranza è quella di trovare l’ erede di Vincenzo Nibali il campione siciliano che negli ultimi anni è stato l’unico a darci soddisfazioni nelle corse a tappe. Chissà che Damiano Caruso non sia il personaggio giusto: dopo tanti anni di gregariato potrebbe esplodere come capitano e campione.

CLAUDIO ALMANZI

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