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“La signorina Felicita” poesia di Guido Gozzano

“La signorina Felicita”, parafrasi della poesia di Guido Gozzano. Lo scrittore ambienta la sua lirica in un paese piemontese bagnato dalla Dora Baltea.

“La signorina Felicita”, poesia di Guido Gozzano


La lirica, in endecasillabi, è formata da otto paragrafi. Il poeta rievoca una fugace relazione amorosa del passato.

Durante un soggiorno in un paese piemontese che sorge nei pressi della Dora Baltea, il protagonista, definito avvocato, viene introdotto a Villa Amarena, a casa di un notabile locale. Villa Amarena, circondata da un ombroso giardino profumato, è una grande dimora con mobili di altri tempi e saloni ombrosi.
Qui conosce la signorina Felicita, una ragazza dolce, pacata e poco istruita. Nonostante non sia bella e conduca una vita quasi da contadina, la sua semplicità lo conquista.

Felicita rappresenta la promessa di una vita serena e quieta, differente da quella da lui condotta fino ad ora. La gentile signorina incoraggia il sentimento del poeta che spesso si intrattiene a cenare a Villa Amarena. Dopo il desinare, modesto e monotono, anziché partecipare alla partita a carte, l’avvocato si ritira in cucina a parlare con la sua amata.
Mentre Felicita cuce e ricama, lui ripensa alla sua malattia e all’avanzare della tisi. Basta però che lui guardi la buona signorina per vedere rifiorire la felicità.

Quando la vacanza sta per volgere al termine, l’avvocato è informato che la sua relazione ha suscitato la gelosia nel notaio del paese: è il momento di lasciare questo angolo di mondo pacifico.

Prima di andarsene per sempre, il poeta saluta la sua amata dicendo addio a ciò che avrebbe voluto essere ma che non sarà mai.  

La lirica

La lirica è pervasa dai caratteri del crepuscolarismo, la corrente letteraria che si sviluppa a partire dal 1905.

I temi riguardano l’osservazione della realtà, l’ironia, la malinconia e la ricerca di delle cose semplici.
Nella “La signorina Felicita”  si ritrova il sentimento della malinconia e del ricordo di ciò che è stato.

Il linguaggio è un’alternanza fra termini semplici e colti con rimandi al Superuomo di Nietzsche.

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