
Si è svolta ieri sera, mercoledì 21, presso la Sala Consigliare “Walter Tobagi” del Municipio di Cusano Milanino, la serata voluta dall’Amministrazione Comunale per ricordare la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia indetta per il 17 maggio con risoluzione del Parlamento Europeo, dibattendo, in presenza dell’autore, Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli il libro di Marco Termenana.
Il romanzo narra di Giuseppe, il primo dei tre figli, i suoi turbamenti per non sentirsi né uomo e né donna,
ed il suo suicidio, avvenuto a Milano a marzo del 2014. Le colonne portanti sono due: il mortale isolamento
dei giovani, quello che oggi si chiama hikikomori (vocabolo giapponese che significa “stare in disparte”) e l’identità di genere indefinita. La storia di Giuseppe è infatti anche la storia di Noemi, suo alter ego femminile.
L’evento è stato sponsorizzato dalla Willchip International s.r.l. di Milano ed ha moderato il giornalista Fabio Benati.
La serata è stata caratterizzata da un dialogo con l’autore molto serrato, che ha reso il momento interessante e denso di riflessioni. Si è discusso di quanto siamo preparati, sia nel sociale che all’interno delle famiglie, prima ad accettare e poi accogliere persone come Giuseppe Noemi che, ad un certo punto della loro vita, si rendono conto di essere nate in un corpo sessualmente diverso da come davvero si sentono e si trovano a lottare per affermare la propria personalità e quanto emerge dentro di loro.
È stata anche un’occasione per riflettere sui nostri figli difficili, per chi li ha, e sul modello di resilienza che,
di fatto, costituisce Marco Termenana per il modo in cui ha reagito alla perdita, per chi non li ha.
Il Sindaco Carla Maria Pessina spiega il perché di questa scelta: “Come Amministrazione Comunale abbiamo pensato che fosse utile per un territorio come quello amministrato per Cusano Milanino, cioè un contesto caratterizzato ancora da forti chiusure su temi come quelli trattati, avere un momento di confronto attraverso il dibattito della dolorosa vicenda che l’autore racconta nel suo libro.”
Marco Termenana:
“Sono anni ormai che porto in giro attraverso “Mio figlio”, la mia esperienza di “testimone oculare involontario”. La giornata contro l’omofobia, poi, è diventata il momento dell’anno di massimo ricordo di Giuseppe. Tante le persone che hanno letto e poi mi hanno contattato per dirmi che si sono identificate nella storia, o come figli o come genitori o anche come semplice esempio di resilienza che costituisco. In qualche caso, anche i nonni per i diversi riferimenti al tenero rapporto tra mio figlio e la nonna materna. Continua quindi la riflessione e il valore aggiunto che posso portare. A questo servono serate come questa e sono contento se, oltre a commemorare Giuseppe, posso dare un senso alla sua stupida ed inutile morte.”
Fabio Benati conclude:
“Da quando ho letto il libro, come giornalista sono rimasto molto colpito dalla storia di Giuseppe, narrata
dall’autore attraverso un processo di autoanalisi talvolta spietata ma che riesce a restituire in maniera
efficace il dramma di chi vive, da genitore, il disagio esasperato che ha accompagnato suo figlio fino al gesto
estremo con cui ha voluto lasciarci. Da padre, a mia volta, di Filippo e Virginia, più o meno coetanei degli
altri due figli di Marco, ho avvertito il bisogno, il dovere e il piacere di non lasciarlo da solo e di aiutarlo a far
conoscere quanto accaduto a Giuseppe perché chi è ancora in tempo possa intervenire ed evitare, così, il
triste epilogo raccontato nel libro.”