Campi di Tindouf. Report sul terrorismo del gruppo Polisario sostenuto dall’Algeria
Tindouf è quindi diventata da anni un incubatore operativo per le reti terroristiche trans-saheliane in Mali, Niger, Ciad, Benin, Burkina Faso, Mauritania... A questa dinamica criminale si aggiunge una tendenza particolarmente grave: lo sfruttamento dei bambini soldato. In diverse occasioni, le ONG hanno portato questi crimi ai Forum Sociali Mondiale ed Europeo e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Pochi giorni dopo le rivelazioni del quotidiano spagnolo “La Vanguardia” circa la pericolosa relazione tra il gruppo Polisario armato dall’Algeria e i gruppi estremisti e terroristici che operano in Africa, Asia e in Europa, un nuovo report internazionale pubblicato il 10 giugno da “The National Interest”, ha confermato tali legami.
“Un tempo percepito come un movimento nazionalista laico, negli ultimi anni il Polisario si è avvicinato ad alcuni attori più radicali della regione. Sebbene l’ideologia marxista abbia inizialmente plasmato il gruppo, sostenuto da Cuba e dalla Libia di Gheddafi, tale influenza ha lasciato il posto ad una realtà ben più inquietante”, osserva il report aggiungendo che i campi di Tindouf sono “ora un focolaio di reclutamento jihadista e un punto di riferimento per le reti estremiste che operano in tutto il Sahel”.
“I legami del Polisario con l’estremismo sono ben documentati. Adnan Abu al-Walid Saharawi, ex combattente del Polisario, ha guidato lo Stato Islamico nel Grande Sahel (SIGS) prima di essere ucciso dalle forze francesi in Mali nel 2021. Nel 2008, la cellula terroristica di Fath al-Andalus è creata nei campi di Tindouf in Algeria, seguita nel 2009 dal gruppo “Khilafah”, che ha giurato fedeltà all’ISIS. Un rapporto dell’intelligence tedesca ha evidenziato che “ISIS e al-Qaeda operano liberamente nei campi di Tindouf e nella più ampia regione saheliano-sahariana”, spiega il report americano che ritiene che il quotidiano tedesco Die Welt ha inoltre rivelato legami diretti tra il gruppo e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, in particolare attraverso intercettazioni telefoniche tra Mohamed Lamine El Kattab, ufficiale di collegamento del gruppo Polisario in Siria e membro di Hezbollah.
Nella sua edizione dell’8 giugno, con una inchiesta intitolata “Saharawi radicalizzati alla guida dello Stato Islamico nel Sahel”, il quotidiano spagnolo “La Vanguardia” non ha fatto eccezione. Una decina di “Saharawi” radicalizzati, provenienti dai campi controllati dal Polisario, sono ora tra i leader della branca saheliana dello Stato Islamico (ISWAP), una delle organizzazioni più violente del continente africano. Quindi sono passati da “rifugiati” a capi terroristi. Sono nati e cresciuti nei campi di Tindouf, hanno beneficiato dell’ospitalità europea attraverso il programma “Vacaciones en Paz”, hanno imparato lo spagnolo da famiglie ospitanti genuine… e poi si sono uniti allo Stato Islamico. Questa realtà agghiacciante è un campanello d’allarme geopolitico. I bambini che l’Europa pensava di salvare dal deserto sono diventati i volti multilingue di una jihad transcontinentale. La Vanguardia rivela che la loro perfetta padronanza dello spagnolo è ora uno strumento di propaganda utilizzato dalle reti di Daesh, in particolare per incitare attacchi in Europa.
Tindouf è quindi diventata da anni un incubatore operativo per le reti terroristiche trans-saheliane in Mali, Niger, Ciad, Benin, Burkina Faso, Mauritania… A questa dinamica criminale si aggiunge una tendenza particolarmente grave: lo sfruttamento dei bambini soldato. In diverse occasioni, le ONG hanno portato questi crimi ai Forum Sociali Mondiale ed Europeo e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.
É chiaro che Polisario, adottando oggi una logica di destabilizzazione transregionale, fungendo da cinghia di trasmissione logistica, ideologica e talvolta operativa per i gruppi armati che proliferano nel corridoio sahelo-sahariano, non può più essere considerato un semplice movimento separatista.
Il rapporto del Center For the National Interest, il cui rigore e il peso strategico sono riconosciuti negli ambienti diplomatici internazionali, non si inserisce in un allarme a breve termine. Segna una svolta per affrontare il pericolo del terrorismo proveniente dal territorio algerino.
Fondata nel 1994 sotto la guida dell’ex presidente Richard Nixon, l’istituzione Center For the National Interest si è affermata grazie al rigore delle sue analisi realistiche. La sua rivista, The National Interest, è diventata un punto di riferimento per decifrare i rapporti di potere globali, in particolare in Medio Oriente ed in Africa.

