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Sinnai la prima nazionale di “Stato intermedio” di Nunzio Caponio

Un’opera originale ispirata dal Libro tibetano dei morti (Titolo originale: Bardo Tödröl Chenmo – “Suprema Liberazione attraverso l’Ascolto nello stato intermedio”) che unisce ironia, visione, ritualità e multimedialità, ponendo lo spettatore davanti alla domanda più antica e rimossa: cosa accade nel momento in cui la nostra vita finisce?
TRAMA E MESSA IN SCENA
Il protagonista, un artista mancato, scopre improvvisamente di essere morto mentre guarda la televisione sul divano di casa. Il suo corpo non risponde più, ma la coscienza continua a muoversi. Inizia così un percorso tragicomico attraverso un aldilà popolato da spiriti, rimpianti, sogni mai realizzati, memorie distorte, desideri erotici e creature arcaiche: da un napoletano psicopompo a un consulente post-mortem che richiama l’eco dell’implacabile Yama.
Il viaggio attraversa paesaggi interiori ispirati al Libro tibetano dei morti (Bardo Tödröl Chenmo – “Suprema Liberazione attraverso l’Ascolto nello Stato Intermedio”). Lo spettacolo non rappresenta l’oltretomba: lo evoca. È un passaggio, un chiarore, un cortocircuito fra memoria e desiderio, fra ciò che abbiamo scelto e ciò che abbiamo lasciato incompiuto.
Sul palco, un grande schermo agisce come “specchio della coscienza”: non illustra, ma suggerisce. Visioni, immagini, paesaggi instabili e metamorfosi digitali emergono come frammenti dell’illusione, distorsioni sottili, tentazioni e stati mentali del protagonista.
Il linguaggio scenico si ispira ai teatri giapponesi Nō, Kabuki e Kyōgen, fondendo la dimensione rituale del primo, l’energia scenica del secondo e la comicità essenziale del terzo in una forma ibrida contemporanea. A questa matrice si intreccia una ricerca attoriale che rielabora gesto, presenza e voce in uno stile sperimentale: essenziale, fisico, immaginativo.
In questo spazio sospeso, Nunzio Caponio interpreta lo shite: lo spirito che attraversa, si manifesta e racconta il proprio viaggio nello Stato Intermedio. Accanto a lui, Gerardo Ferrara incarna l’hayashi: la forza sonora del teatro Nō. È presenza rituale, vocale e musicale che sostiene l’azione dello spirito, tessendo dal vivo un paesaggio sonoro fatto di canti, respiri e vibrazioni che richiamano la tradizione mediterranea.
NOTE DI REGIA

Viviamo come se la morte non ci riguardasse, eppure essa è la cornice dentro cui tutto prende senso. Stato Intermedio non parla della fine, ma della vita: di ciò che resta quando smettiamo di recitare. È un viaggio poetico nel momento in cui ogni maschera cade e restiamo soli con ciò che siamo stati. Forse solo guardando quel punto possiamo tornare davvero vivi. Nunzio Caponio

 

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