
Come si vedono i consumatori europei e come percepiscono il ruolo dell’Unione europea in un mondo in continua evoluzione? Troppo spesso, i dibattiti geopolitici si concentrano su governi, istituzioni o imprese, trascurando una delle maggiori risorse dell’Europa: i suoi 450 milioni di cittadini. E così, in un contesto internazionale sempre più instabile, i consumatori europei chiedono un’Unione europea più forte, autonoma e capace di agire, ma senza rinunciare a prezzi sostenibili e standard elevati. È quanto emerge dall’indagine realizzata a fine febbraio da Euroconsumers – rete internazionale di organizzazioni di consumatori di cui fa parte Altroconsumo – su quasi 10.000 cittadini in 10 Paesi europei.
Lo studio fotografa un’Europa percepita come una grande potenza economica (63%) e un’area con un’alta qualità della vita (68%), ma ancora troppo debole sul piano geopolitico: per il 67% degli europei, infatti, le divisioni interne ne limitano l’efficacia sulla scena globale e soltanto il 60% degli intervistati considera l’Europa come un vero attore politico.
La principale criticità evidenziata dagli italiani riguarda il ruolo dell’Ue sul piano militare: per il 46% degli intervistati non può ancora essere considerata una vera potenza militare globale.
Rapporti internazionali: cala la fiducia negli Stati Uniti
Uno dei dati più significativi riguarda il rapporto con gli Stati Uniti: solo il 28% degli europei li considera un partner affidabile, mentre circa la metà degli intervistati ritiene necessario diversificare le alleanze.
Ben il 40% degli italiani non è favorevole a un allineamento automatico con Washington. Le opinioni variano anche in base all’orientamento politico, con posizioni più favorevoli all’alleanza tra gli elettori di destra e più critiche tra quelli di sinistra.
Il calo della fiducia negli Stati Uniti si riflette anche nei consumi: il 44% degli europei dichiara di aver ridotto gli acquisti di prodotti statunitensi. Allo stesso tempo, cresce il consenso verso una maggiore autonomia strategica dell’Europa, con l’80% favorevole a investimenti in tecnologia e il 73% in difesa.
Commercio sì, ma con regole chiare
Gli europei restano convinti sostenitori del commercio internazionale: il 67% riconosce benefici in termini di prezzi e scelta, mentre il 77% ne evidenzia l’importanza per l’export. Gli Stati Uniti risultano meno centrali mentre crescono i nuovi mercati, in particolare Asia (51%) e Cina (37%).
Per il 56% degli europei l’accordo commerciale tra Europa e America Latina (Mercosur) è un modo positivo per costruire nuove alleanze.
Tuttavia, emerge una posizione chiara: apertura sì, ma non a scapito della qualità. Il 38% teme infatti un abbassamento degli standard, mentre il 47% ritiene che il commercio possa contribuire ad alzarli a livello globale.
In Italia, in particolare, emerge una chiara richiesta di tutele: il 59% si oppone a un allentamento delle norme sulla sicurezza alimentare per favorire il libero scambio.
“Made in Europe”: consenso alto, ma il prezzo resta decisivo
Il 76% degli europei si dichiara favorevole a privilegiare prodotti realizzati nell’Unione europea, quota che sale al 78% tra gli italiani. Tuttavia, la disponibilità a pagare di più è limitata: si ferma al 49% a livello europeo e al 42% in Italia.
Un dato che evidenzia un equilibrio delicato: i consumatori chiedono autonomia e produzione locale, ma a condizioni economicamente sostenibili.
Tra i settori ritenuti strategici emergono l’alimentare (85%), il farmaceutico (82%) e l’energia (75%).
Nonostante molti cittadini percepiscano ancora un impatto limitato delle tensioni geopolitiche sulla vita quotidiana, le aspettative per il futuro sono nettamente più negative. Il 72% degli europei teme infatti un aumento del costo della vita. Il 69% ritiene che il contesto globale peggiorerà e in particolare un europeo su tre teme una guerra globale nei prossimi tre anni.
Sebbene la rilevazione sia precedente allo scoppio del conflitto in Iran e al successivo aggravarsi delle tensioni internazionali, il quadro di preoccupazione tra i cittadini europei appariva già chiaramente delineato.
“L’indagine di Euroconsumers mostra con chiarezza come i consumatori europei abbiano una visione lucida e pragmatica dello scenario globale – afferma Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo. Da un lato chiedono un’Europa più forte, capace di difendere i propri interessi e ridurre le dipendenze strategiche; dall’altro non sono disposti a rinunciare a prezzi accessibili e qualità. È un equilibrio complesso, che le istituzioni devono saper interpretare: le scelte in materia di commercio, innovazione e autonomia strategica hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana delle famiglie. Inoltre, nel contesto attuale, le tensioni e i conflitti internazionali, come quelli in Medio Oriente, contribuiscono ad aumentare l’instabilità dei mercati energetici e a incidere sui costi per famiglie e imprese, rendendo ancora più evidente la necessità di politiche capaci di ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la resilienza del sistema. Per questo è fondamentale che la voce dei consumatori entri a pieno titolo nel dibattito geopolitico ed economico europeo”.
Conflitti internazionali e consumi, cittadini europei sempre più preoccupati per il costo della vita
NOTA METODOLOGICA
L’indagine è stata condotta in parallelo in 10 paesi: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Ungheria.
Le risposte sono state raccolte tra il 19 e il 23 febbraio 2026 tramite un questionario online auto-somministrato, distribuito a campioni rappresentativi delle rispettive popolazioni nazionali per età (18-74 anni), genere, area geografica e livello di istruzione.
Per l’Italia il campione è composto da 1037 rispondenti.