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Smartphone a scuola: solo 5 genitori su 10 sono soddisfatti dei risultati del divieto

Il tema dell’uso del digitale a scuola torna al centro dell’agenda educativa con la pubblicazione del nuovo sondaggio del Ministero dell’Istruzione, che conferma l’ampia diffusione del divieto di smartphone in classe e una crescente attenzione all’educazione civica digitale. In questo contesto si inserisce anche l’indagine condotta da Novakid – piattaforma educativa per l’apprendimento dell’inglese online nella fascia 4-16 anni – che ha raccolto il punto di vista di 200 genitori italiani su intelligenza artificiale, dispositivi e benessere scolastico.
Il 69,5% dei genitori italiani è favorevole a limitare o vietare l’uso di strumenti di intelligenza artificiale – come ChatGPT – per i compiti scolastici. Il 21,5% si dichiara neutrale, mentre solo il 9% è contrario alle restrizioni. Il dato emerge dal sondaggio condotto a febbraio 2026 da Novakid, piattaforma digitale per l’apprendimento dell’inglese nella fascia 2-14 anni. L’indagine, realizzata a febbraio in collaborazione con il provider britannico Attest, ha coinvolto un campione di 200 genitori italiani di età compresa tra i 25 e i 55 anni.
La richiesta di una regolamentazione chiara è ancora più netta sul fronte dei social media: l’81% degli intervistati è favorevole a limitarne o vietarne l’uso ai bambini, contro un 16,5% neutrale e un 2,5% contrario. Anche sull’uso degli smartphone in classe il consenso verso le restrizioni attualmente previste è molto ampio: l’80,5% ritiene che migliorino comportamento e rendimento scolastico (49,5% decisamente d’accordo e 31% piuttosto d’accordo), a fronte di un 12,5% neutrale e di un 7% in disaccordo con il divieto.
Accanto al tema delle regole, emerge una percezione moderatamente positiva ma non unanime sull’impatto delle recenti riforme scolastiche nel loro complesso: il 53% dei genitori si dichiara complessivamente d’accordo nel ritenere che abbiano migliorato il benessere emotivo e il rendimento dei figli (37% piuttosto d’accordo, 16% decisamente d’accordo), mentre il 33% mantiene una posizione neutrale e il 14% esprime disaccordo. Un dato che evidenzia un sistema in evoluzione, dove le trasformazioni in atto non hanno ancora prodotto effetti pienamente consolidati nella percezione delle famiglie.
Un quadro in linea con il dibattito europeo: il commento dell’esperto
Il dato italiano si inserisce in un contesto europeo in cui il tema dell’uso degli smartphone a scuola e dell’intelligenza artificiale educativa è al centro dell’agenda politica. In Paesi come Francia e Paesi Bassi sono già attive restrizioni sull’uso dei dispositivi mobili nelle scuole, mentre nel Regno Unito il dibattito sull’AI in ambito scolastico si concentra sempre più su linee guida e sicurezza.
«In Italia non mancano già esperienze avanzate di integrazione dell’AI nella didattica», osserva Luca Piergiovanni, docente e studioso di tecnologie dell’apprendimento. «Molti istituti hanno iniziato a sviluppare un vero e proprio Curricolo digitale, che definisce criteri, strumenti e metodologie per utilizzare in classe applicazioni educative, AI generativa e dispositivi mobili».
Tra gli esempi più strutturati l’esperto ricorda «l’istituto “Piersanti Mattarella” di Modena, che ha sviluppato un vademecum per l’uso consapevole dell’AI a scuola, e le sperimentazioni del professor Roberto Castaldo dell’ISIS Europa di Napoli, promotore di un Manifesto per l’intelligenza artificiale nella didattica. Le buone pratiche esistono e stanno crescendo. Il vero nodo è renderle sistemiche e diffonderle su scala nazionale».
La richiesta: tecnologie sicure e guidate
«Il sondaggio evidenzia un bisogno preciso», avverte Luca Piergiovanni. «I genitori non stanno dicendo “no” alla tecnologia. Stanno chiedendo strumenti sicuri, affidabili e progettati con criteri pedagogici rigorosi. L’intelligenza artificiale può essere un acceleratore dell’apprendimento solo se inserita in un contesto strutturato, con obiettivi chiari e una guida educativa costante».
Secondo Piergiovanni, la prudenza espressa dal 69,5% delle famiglie rispetto all’uso dell’AI per i compiti non va letta come chiusura, ma come richiesta di governance. «Il mondo EdTech ha la responsabilità di costruire ambienti controllati, trasparenti e coerenti con i bisogni evolutivi dei bambini».
La posizione dei genitori, dunque, non è di rifiuto della tecnologia, ma una domanda di linee guida chiare, supervisione e qualità educativa.
L’impegno di Novakid: AI come complemento, non sostituzione
È in questa direzione che si colloca il modello educativo di Novakid, scuola di inglese onlinepresente in 50 Paesi del mondo e scelta da più di 940 mila famiglie. L’approccio didattico combina lezioni live one-to-one e in piccoli gruppi con oltre 3.700 insegnanti madrelingua e strumenti digitali progettati per la pratica autonoma.
Il recente lancio del Tutor AI, dopo un progetto pilota che ha registrato forte consenso tra gli utenti della piattaforma, si inserisce in questa logica: uno strumento pensato per garantire continuità nell’apprendimento, offrendo pratica guidata, feedback immediati e percorsi adattivi, mentre la relazione pedagogica resta affidata agli insegnanti.
Progettato come learning buddy digitale, il Tutor AI consente ai bambini di esercitarsi in autonomia tra le sessioni di lezione con attività conversazionali personalizzate e feedback immediato su pronuncia e vocabolario.
«L’intelligenza artificiale interviene come supporto alla personalizzazione e al monitoraggio dei progressi, senza sostituire il ruolo del docente. L’obiettivo è costruire un ecosistema di apprendimento su misura, sicuro e misurabile, in grado di rispondere alle aspettative delle famiglie che chiedono innovazione ma anche controllo e affidabilità» conclude Piergiovanni.

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