
Siamo a metà del 2026. Viviamo in un paese dove i salari ristagnano da anni, i giovani italiani sono costretti a emigrare in cerca di migliori opportunità altrove, le famiglie faticano a pagare l’affitto e il mutuo, il sistema sanitario pubblico è mal gestito e le regioni registrano un calo demografico. È uno scenario quasi surreale.
Nella politica italiana, sono tutti uguali – da sinistra a destra, dal centro all’estrema destra – la formula è quasi sempre la stessa: trovare un capro espiatorio a cui addossare la colpa dei problemi del paese. Il capro espiatorio è lo straniero africano. L’immigrato. Il nuovo italiano.
È una tattica che può funzionare nei comizi e nei discorsi pubblici per suscitare emozioni, ma è meno efficace sul campo.
Oggi il dibattito ha raggiunto un livello di intolleranza e ignoranza funzionale difficile da ignorare. Tra slogan populisti e ondate di islamofobia, da un lato, e strumentalizzazione delle questioni migratorie e palestinese da parte di altri gruppi di sinistra, dall’altro…
La politica italiana non ha il coraggio di ammettere che la penisola ha disperatamente bisogno di soluzioni ai suoi problemi reali.
L’immigrazione viene costantemente presentata, nei programmi televisivi, come una minaccia o un onere esorbitante per lo Stato. Ma cosa succede quando i talk show si fermano e vengono rivelati i dati economici? Ciò che accade è che la propaganda crolla di fronte ai dati.
La realtà, confermata dai dati economici ufficiali, è completamente diversa dalla narrazione dei populisti di destra e degli opportunisti di sinistra compiacenti.
I cittadini stranieri residenti in Italia non sono un peso per nessuno; sono una risorsa preziosa per l’Italia e un pilastro del sistema di welfare. La forza dei dati relativi al contributo della popolazione straniera in Italia è innegabile: un motore del PIL:
I lavoratori stranieri contribuiscono con un valore aggiunto stimato di 177 miliardi di euro, pari a circa il 9% del PIL. Contribuiscono per il 10% al bilancio italiano. Attraverso le tasse pagate (oltre ai contributi previdenziali e ad altri casse) e i contributi per i servizi sociali versati dagli immigrati, questi contributi coprono, e persino superano, l’intera spesa sanitaria pubblica italiana.
Mentre gran parte della politica prospera sulle controversie e sulle schermaglie mediatiche, milioni di lavoratori stranieri mantengono in funzione fabbriche, cantieri edili, aziende agricole, ospedali e servizi essenziali di assistenza sanitaria familiare. Pagano tasse e contributi che sostengono le pensioni in un paese che soffre di un grave declino demografico.
Difendere la patria si fa con i fatti, e il patriottismo non significa isolarla o inventare nemici immaginari per guadagnare qualche voto alle elezioni.
La vera difesa della patria include garanzia della stabilità economica e sociale, la produttività dello Stato.
Coloro che oggi alimentano l’odio e l’esclusione, in realtà, lavorano contro gli interessi dell’Italia stessa.
Italia… sotto la lente d’ingrandimento dell’Europa
La Commissione europea ha lanciato l’allarme riguardo al prodotto interno lordo, e l’Italia è scivolata in fondo alla classifica dei Paesi europei. Le previsioni di crescita del PIL sono state riviste allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, valori significativamente inferiori alla media europea e i più bassi dell’UE.
Si prevede che l’inflazione in Italia raggiungerà il 3,2% il prossimo anno, quasi il doppio del tasso del 2025.
Sul fronte fiscale, Bruxelles prevede che il deficit italiano scenda al di sotto del 3% del PIL entro il 2026 (al 2,9%).
Ma il dato più significativo è il debito: si prevede che salirà al 139,2% nel 2027, superando la Grecia. È il più alto in Europa.
Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT): l’Italia sta invecchiando e impoverendo
La relazione annuale dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), come di consueto, non porta buone notizie. Ecco alcuni punti chiave:
Tasso di natalità:
La popolazione sta invecchiando rapidamente. Il rapporto nascite/decessi è di (meno) -296.000.
Occupazione:
Il tasso di occupazione ha raggiunto il 4,3%, ma principalmente solo grazie agli over 50 anni.
Secondo il rapporto, la povertà è uno dei punti deboli:
Ci sono 4 milioni di lavoratori vulnerabili.
11 milioni sono a rischio di povertà.
Una persona su cinque fatica ad arrivare a fine mese.
Confronto con la Spagna:
Tra il 2022 e il 2025, l’economia spagnola è cresciuta del 9%, contro il 2,3% dell’Italia. Ciò è dovuto all’aumento della spesa pubblica e alla crescita demografica, trainata da un significativo aumento del numero di stranieri residenti legalmente (+22,3%; +4,6% in Italia).
Inoltre, la crescita degli investimenti in Italia si è concentrata in gran parte nel settore della edilizia, mentre in Spagna si è concentrata nel settore dei servizi ad alta tecnologia.
È l’ora di porre fine a questo inutile dibattito e riconoscere che la presenza di stranieri in Italia è vitale per il suo futuro.