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Mi lascerete solo… Dimenticanza dell’uomo e fedeltà di Dio

I discepoli, in quella notte colma di presagi – quella dell’Ultima Cena – rispondono con entusiasmo alle parole del Signore, che manifesta loro la sua intima comunione di amore con il Padre. «Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Ma Gesù preannuncia loro il precipitare degli eventi e il loro imminente rinnegamento: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora… in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo» (Gv 16, 29-33).

La fede passa sempre, inevitabilmente, per il vaglio della vita: quella notte stessa, poche ore appena dopo la celebrazione della Pasqua ebraica – condivisa tra loro e con il Maestro – tutti sarebbero fuggiti spaventati, impauriti di fronte alle guardie, venute ad arrestare Gesù. Una lapidaria espressione evangelica riassume l’accaduto: “Abbandonatolo, fuggirono” (Mt 26,56).

Quelle parole non riguardano solo i convulsi avvenimenti del Giovedì Santo, che culminarono nell’arresto di Gesù e negli improvvisati tribunali, che condussero poi alla definitiva condanna del Messia. Pur troppo, si sarebbe spesso verificato, nel corso della storia, quel medesimo dramma: i discepoli del Signore, di secolo in secolo – accanto a esempi luminosi di santità e di eroica dedizione alla propria vocazione cristiana – avrebbero manifestato anche tutta la loro fragilità, voltando le spalle al Maestro e percorrendo le vie della indifferenza e della infedeltà.

Anche ai nostri tempi, quante volte abbiamo permesso – e permettiamo – che il Signore sia lasciato solo, dinanzi all’imperversare della persecuzione. L’abbiamo abbandonato, quando lasciamo che sia calpestato, con tanta facilità, il diritto fondamentale e “primordiale” di ciascuno alla vita, che non sia tutelata ogni creatura umana, dal suo concepimento al suo naturale spegnersi. Lo abbandoniamo, quando prevale – sempre e su tutto – il nostro onnipresente “io” e ci scordiamo inevitabilmente degli altri, affidati alla nostra custodia, dimenticando di prenderci cura degli ultimi, degli ammalati, dei poveri; quando permettiamo, ormai rassegnati, che prevalga dovunque la mentalità del mondo, lasciando che la sacralità della famiglia stessa sia offesa e derisa, che i bambini non siano custoditi dal dilagare della immoralità e che i giovani non siano sostenuti e incoraggiati nella ricerca sincera dell’autentico “senso” della loro esistenza.

Abbiamo abbandonato il Signore, trascurando di santificare la festa, sostituendo alla pratica costante e gioiosa della fede i “riti pagani” del nostro tempo, disertando il sacrificio che Cristo rinnova sull’altare, per noi e per la nostra salvezza e affidandoci a tutto ciò che conduce al vuoto, alla insoddisfazione e non appagherà mai il cuore. Quante volte abbandoniamo il Signore nella solitudine delle nostre chiese, dimenticando del tutto “Gesù nascosto”, perennemente presente nei nostri tabernacoli e lasciato completamente solo, per giorni e settimane intere.

Abbandoniamo il Signore quando, con la nostra stessa vita quotidiana, dichiariamo che Dio non c’è, che non ci interessa o che comunque non ha a che fare con noi, con le nostre scelte, con i nostri programmi, con il nostro cammino. L’antica pretesa dei nostri progenitori di “fare a meno” di Lui, di sentirsi autosufficienti e “onnipotenti”, trova sempre, purtroppo, nuove espressioni e nuovi spazi e conduce immancabilmente a rinnegare le proprie radici e la nostra vera e sola identità, quella di creature e di figli, amati, desiderati, attesi e accompagnati dalla infinita paterna tenerezza di Dio.

Tutta la vicenda di Fatima – le parole di un Angelo e della Vergine stessa, il mistero del suo Immacolato Cuore e la vita semplicissima e “affascinante” dei Pastorelli – ci riporta immancabilmente alla centralità di Cristo, alla sua “signoria” – umile e mitissima – sulla nostra esistenza. Il suo amore supera e risana tutte le nostre contraddizioni, tutte le nostre dimenticanze, tutte le nostre fatiche e la nostra stessa indifferenza.

Il suo Corpo, donato per amore; il suo preziosissimo Sangue, effuso sulle nostre anime come balsamo di Grazia, ci ridonano un raggio di luce, di speranza e di pace.

Sua Madre, con infinita pazienza, ci prenda ogni giorno per mano e ci riporti alla Sorgente stessa della Vita.

di padre Mario Piatti icms

 

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