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Vacanze e letture: Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli

Tempo di vacanze. Si legge di più ed allora ecco la nostra segnalazione: Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli di Marco Termenana (pseudonimo per tutelare la privacy della famiglia), edizioni CSA. Romanzo da una trama pesante, ma scritto con giovialità e presenza di spirito, al punto da sostenerne bene il
peso.
Il racconto, che narra del vero suicidio di Giuseppe – il primo dei tre figli dell’autore – quando, in una notte di marzo 2014, apre la finestra della sua camera, all'ottavo piano di un palazzo a Milano e si lancia nel vuoto, è una lucida testimonianza di un papà che scrive delle difficoltà della famiglia alle prese con il mal vivere di chi si è sentito sin dall'adolescenza intrappolato nel proprio corpo: la storia di Giuseppe è infatti pure la storia
di Noemi, alter ego femminile. Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche e soprattutto di mortale isolamento, al secolo hikikomori (termine giapponese che letteralmente significa “stare in disparte”).
Il libro. Da giugno 2021, cioè dal momento in cui ha debuttato in libreria, sta facendo un percorso davvero singolare: brucia i premi letterari di tutta Italia e, al momento, è al
78esimo riconoscimento; continua a girare tra i banchi di scuola, con gli studenti che, dopo averlo letto, incontrano l’autore, anche collegandosi da remoto; diverse Amministrazioni Comunali hanno invitato Marco Termenana per tenere serate per famiglie; la stampa continua a parlarne; a novembre 2023, è stato opzionato (lo studio di fattibilità per tradurre il testo in pellicola, n. d. r.) dalle Società Zoorama di Carlo Benso e Rio Film di Roberto Gambacorta di Roma ed è in corso la definizione del budget di produzione.
Ed è proprio nelle parole di Carlo Benso che, di fatto, c’è la sintesi della nostra segnalazione.
“Spiace molto riconoscerlo, ma la forza della storia non è nella scelta di Giuseppe – purtroppo sono numerose le persone, tanto più i ragazzi, che compiono questo gesto estremo – quanto in quella di un papà che non smette mai di farsi questa domanda: “che cosa avrei potuto fare io per potere salvare mio figlio?”. Quindi, senza vergogna, mette a nudo tutte le sue difficoltà, l’impotenza, la sofferenza. Scrive e racconta sì del figlio, ma è sempre in cerca di questa risposta. Ed intanto il dolore pazzesco non lo abbandona mai. Soffre, si arrovella, si interroga, analizza, racconta, riflette. Soprattutto questo: riflette ed è
bello riflettere assieme a lui. È per questo che sono voluto intervenire con la mia casa di produzione ed è sempre per questo che concordo che sia una lettura avvincente, tantopiù nei periodi di relax, benché la trama è forte”.
Le parole del produttore ben si mescolano con quanto riportato da Sentire quotidiano
on Line di Rovereto, Trento, la settimana scorsa: "un libro che potrà essere di aiuto a molti genitori alle prese con una montagna da scalare: il silenzio del proprio figlio!”. Un libro per genitori dunque? E chi non lo è? O chi lo è, ma non è in difficoltà con i figli?
L’abbiamo chiesto proprio a Marco Termenana e questa è la risposta:
“Il libro, partendo dalla lettera che Giuseppe ha lasciato a mia moglie e a me, si sofferma sui momenti principali della sua breve vita e sul primo anno senza di lui. È soprattutto una cronaca ed un tentativo di analisi nel cercare di capire dove abbiamo sbagliato, se effettivamente abbiamo sbagliato, noi genitori con un figlio così difficile. Ripeto che ho
scritto solo per ritrovare Giuseppe e non impazzire, ma, di fatto, la storia sta piacendo molto a tutti – già da qualche anno sta girando tanto per l’intera Italia – e credo che ciò giaccia nel fatto che comunque, di fatto, rappresento un esempio di resilienza alle avversità della vita con cui vale la pena confrontarsi, anche se non si hanno figli. Tra l’altro, fermo restante che, per me, il libro è per tutti per le possibilità di immedesimazione
che offre, va segnalato che viene molto apprezzato anche dai nonni, per i capitoli in cui si parla del rapporto tra Giuseppe e la nonna materna, teneramente narrato e che ben evidenzia l’importanza che essi hanno nell’ecosistema familiare.
Non sono un “crociato” ma solo un “testimone oculare involontario” che ha scritto per ritrovare la compagnia del figlio e soprattutto per non impazzire (repetite juvant!). Mi auguro perciò che, con il racconto della mia esperienza, oltre a commemorare la memoria di Giuseppe, possa portare giovamento, magari anche minimo, ad altre persone, adulti e ragazzi.
Solo così potrò dare un senso alla stupida ed inutile morte di Giuseppe Noemi.” Ma chi è Marco Termenana?
Originario di Salerno, classe 1958, da circa quarantaquattro anni vive a Milano. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1980, con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, nel 2016 ha già pubblicato Giuseppe". Il romanzo, rivisto, asciugato e migliorato, con la casa editrice CSA di Castellana Grotte, Bari, è diventato l’attuale “Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli.”

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