
In concomitanza con l’aumento del ritmo delle rivolte e delle proteste nei campi di Tindouf contro la dirigenza del gruppo separatista Polisario e l’Algeria, i membri dello stesso gruppo hanno condannato la loro pseudo rappresentante in Italia. Attivisti, giornalisti e attivisti per i diritti umani, compresi i saharawi dei campi di Tindouf ex prigionieri politici in Algeria, hanno partecipato alle campagne di condanna sui social media chiedendo il resoconto.
Il comunicato divulgato da diversi membri dei miliziani del gruppo rivela: “Vi informiamo che abbiamo ricevuto delle informazioni precise e che avvieremo un’indagine speciale e approfondita su tali informazioni circa:
1. La questione dei visti d’ingresso in Italia. Secondo diversi abitanti nei campi, questi visti si distribuiscono in modo anomalo e secondo la “lealtà accertata” al gruppo Polisario.
2. La questione della gestione dei fondi destinati alle associazioni. Soprattutto i milioni di euro concessi dalle regioni Emilia Romagna e Toscana.
3. Stiamo cercando di accertare la verità riguardo all’insabbiamento di comportamenti inappropriati subiti da bambini saharawi durante le vacanze estive. La vicenda coinvolge il presidente di una nota associazione che lei conosce benissimo. Le autorità italiane hanno indagato sulla questione e, quando le sue azioni sono venute alla luce, si è suicidato”.
Queste rivelazioni sono importanti perché sono arrivate proprio dall’interno dei campi, anche se sono già denunciate altrove nel Forum Sociale Mondiale e presso il Consiglio dei diritti dell’Uomo dell’ONU.
Ma davanti a tale denunce, la pseudo rappresentante del gruppo Polisario in Italia ha denunciato gli attivisti saharawi presso l’esercito algerino per fargli zittire.
“Il rappresentante del fronte Polisario in Italia sta lavorando per presentare una denuncia contro di noi in un paese straniero e potrebbe averla già inoltrata a un giudice di quel paese”. (Si tratta dell’Algeria che ha attivato la settimana scorsa la pena di morte), pubblicano gli attivisti solidali, tra loro anche saharawi ex prigionieri politici in Algeria con una piena solidarietà agli attivisti e ai blogger i quali la finta rappresentante aveva fatto spia tendenziosa all’esercito algerino.
Da ricordare che “Futuro Saharawi”, un sito vicino ai separatisti del gruppo Polisario aveva pubblicato la mappa della corruzione e un report dettagliato relativo ai finti diplomatici dei separatisti, la corruzione, il malaffare, il clientelismo, la deviazione dei fondi degli aiuti umanitari internazionali, l’abuso sui bambini saharawi in Italia, la complicità di associazioni europee..
Secondo “Futuro Saharawi”, l’aspetto della corruzione riguarda anche i gemellaggi. In Italia tutti quelli gemellaggi sono cascati nel vuoto. Perché sono fasulli. L’operazione di propaganda sulle spalle dei bambini “ambasciatori di pace”, è l’occasione del rappresentante in compagnia del presidente dell’associazione di “solidarietà” per spartire quel che le famiglie offrano per accogliere i bambini saharawi.
“La corruzione in Italia ha vari aspetti, ad esempio, un rappresentante (del Polisario) orientava il progetto detto Adozione a Distanza unicamente ai suoi familiari e parenti”. E ciò che “è nascosto è ancora peggiore”, conclude il report.