
Troppo mercato e troppa burocrazia, vertici lontani e centralismo rischiano di dare una
percezione dell’Europa come concetto astratto troppo distante dai suoi popoli e dalle sue comunità. Se n’è
parlato nei giorni scorsi alla Biblioteca Universitaria di Sassari, dove la presentazione di un libro è diventata
una conferenza internazionale capace di stimolare una profonda riflessione sul passato, presente e futuro
del nostro continente.
Il volume “Figure politiche per il futuro dell'Europa”, edito in Italiano, Inglese e Sardo dalla Coppieters
Foundation di Bruxelles insieme all’Istituto Camillo Bellieni, contiene un’analisi comparata di pensatori che
hanno segnato la storia dell’autonomismo europeo. Figure emblematiche come Camillo Bellieni e Maurits
Coppieters, Marianna Bussalai, Alfonso Castelao, Émile Chanoux e Denis de Rougemond, Edmond Simeoni e
Antonio Simon Mossa. Gli scritti di questi uomini e donne del Novecento offrono oggi una chiave di lettura
preziosa per riconfigurare il continente, rifiutando sia il modello degli Stati Uniti d’Europa sia l’attuale
centralismo tecnocratico e intergovernativo.
A illustrare i contenuti del volume, nell’incontro moderato dal giornalista Salvatore Taras,
sono stati i relatori Didier Rey, Giangiacomo Vale, Stefano Lavra e Antonello Nasone che, assieme ad altri
studiosi come Álvarez e Cobbaert, hanno contribuito al lavoro di ricerca.
Come sottolineato da Antonello Nasone dell'Università di Sassari, il volume nasce in un’epoca di crisi
epocale dell'Europa e risponde a interrogativi profondi sul perché i movimenti federalisti e autonomisti
siano nati all’indomani della Grande Guerra, e sul perché, il risorgere di queste istanze dopo la Seconda
guerra mondiale, si sia scontrato con gli Stati definiti democratici, tendenti in maniera naturale a soffocarle.
Stefano Lavra ha focalizzato il proprio contributo sulla figura di Marianna Bussalai, dando voce allo spaccato
politico femminile dei primi del Novecento in Sardegna: una donna anticipatrice di un sardismo autentico,
portato avanti con coerenza e senza mai rinnegare i propri ideali. Didier Rey dell'Università della Corsica ha
rimarcato l’attualità di queste battaglie di fronte al ritorno di nazionalismi etnici e di estrema destra,
ricordando l'esempio di Edmond Simeoni, figura capace di risvegliare la coscienza politica, culturale e
ambientale del popolo corso.
Un modello del tutto singolare è stato evidenziato da Giangiacomo Vale dell'Università Niccolò Cusano di
Roma, che ha analizzato le figure del valdostano Émile Chanoux e dello svizzero Denis de Rougemond. Vale
ha posto l’accento sulla poco conosciuta Dichiarazione di Chivasso del 1944, pensata tra gli altri da
Chanoux, un documento che invocava una rivoluzione per i popoli delle valli alpine e le nazioni senza Stato
in una dimensione autenticamente europea. In quest'ottica, il modello svizzero, capace di conciliare unità e
diversità facendo convivere quattro lingue e molteplici tradizioni all'interno di cantoni e comunità locali,
viene visto dai due autori come l'archetipo ideale fondativo dell’architettura europea: un continente basato
sulle autonomie locali e sulla giustizia sociale che costruisce le proprie fondamenta dal basso, dalle
comunità. L'incontro è stato introdotto dai saluti istituzionali del direttore della Biblioteca Universitaria
Giovanni Fiori, della presidente dell'Istituto Bellieni, Maria Doloretta Lai, di Antonello Nasone e Hana Kreso
in rappresentanza della Coppieters Foundation. L'attività è parte integrante del programma istituzionale
Is.Be per il 2026 finanziato dalla RAS con i fondi della L.R.2/2026.