
La risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza ha segnato una svolta significativa nel modo in cui le Nazioni Unite trattano il dossier del Sahara Marocchino, “passando dalla logica della sua gestione a quella della sua risoluzione”: è quanto ha sottolineato, martedì 13 ottobre 2026 alla sede dell’ONU a New York, l’ambasciatore e rappresentante permanente del Marocco presso le Nazioni Unite, Omar Hilale.
La centralità della risoluzione 2797 del consiglio di sicurezza dell’ONU
Questa risoluzione rappresenta un “punto di svolta irreversibile rispetto a tutte le precedenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”, ha affermato Hilale sottolineando come essa abbia “consacrato l’Iniziativa marocchina di autonomia quale unica base per il regolamento di tale controversia regionale, ponendola al centro del processo politico di negoziato”.
La risoluzione ha inoltre inquadrato lo statuto di autonomia nell’ambito della sovranità marocchina, e che il documento dell’ONU ha riaffermato la responsabilità delle quattro parti – Marocco, Algeria, Mauritania e gruppo “Polisario” – chiamate dal Consiglio di sicurezza a impegnarsi, in buona fede e senza condizioni preliminari, nella ricerca di una soluzione politica definitiva a base dell’Autonomia.
La 2797 ha consentito lo svolgimento di discussioni dirette tra le quattro parti, nel corso di tre incontri tenutisi a Washington e a Madrid sotto la copresidenza dell’Inviato personale del Segretario generale e del Rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’ONU, e ha permesso al Marocco di presentare lo statuto di Autonomia sviluppato, che dettaglia le attribuzioni, i poteri e le competenze degli organi esecutivo, legislativo e giudiziario. Tale Autonomia, ha sottolineato Hilale, “concilia realismo politico, governance democratica e aspirazioni delle popolazioni”.
La responsabilità delle parti
Osservando che questo “momentum politico inedito richiede che ciascuna parte si assuma la propria responsabilità storica nell’attuazione di tale risoluzione”, Hilale ha sottolineato che le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza “devono essere attuate; i negoziati devono svolgersi senza precondizioni; la buona fede deve essere dimostrata; gli impegni assunti devono essere rispettati; il cessate il fuoco deve essere ripristinato e osservato”.
All’anomalia della lunga attesa nei campi di Tindouf in Algeria ci vogliono Soluzioni Durature
L’ambasciatore Hilale ha inoltre osservato che, al di là della sua dimensione politica, la risoluzione 2797 e la dinamica negoziale da essa generata racchiudono innanzitutto una promessa di natura umana, sottolineando che “dietro ogni risoluzione vi sono donne, uomini e giovani in attesa nei campi di Tindouf” in Algeria.
“La sola gestione umanitaria di questa situazione – la seconda crisi di rifugiati più lunga al mondo – non può protrarsi per un altro mezzo secolo”, ha deplorato Hilale, sottolineando che, per questo motivo, il Marocco chiede che le popolazioni dei campi di Tindouf possano beneficiare delle Soluzioni Durature previste dal diritto internazionale, nonché dalla dottrina e dalla prassi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (HCR).
Tali Soluzioni Durature – ha spiegato nel dettaglio – consistono nel rimpatrio liberamente consentito (essendo Sua Maestà il Re Mohammed VI già intervenuto con un appello solenne a tal proposito); nel reinsediamento in un paese terzo o nell’integrazione nel paese ospitante (Algeria), in base alla libera e volontaria scelta di tali popolazioni.
Qualsiasi tergiversazione o condizionalità sarà giuridicamente illegale, politicamente immorale e umanitariamente condannabile, ha ribadito con forza.
Smontaggio delle distorsioni storiche e giuridiche algerine
Nello stesso intervento, Hilale, nel ricordare le distorsioni storiche e giuridiche nonché la negazione della realtà derivanti dalla risoluzione 2797 – così come sono state divulgate nelle ultime settimane –, ha voluto correggere alcune affermazioni e chiarire alcuni concetti.
Decolonizzazione del Sahara
Quanto alla decolonizzazione del Sahara Marocchino, il diplomatico ha ricordato che è stata definitivamente sancita mezzo secolo fa, con il ritorno del Sahara alla madrepatria, il Regno del Marocco, grazie alla Gloriosa Marcia Verde e all’Accordo di Madrid, facendo notare che la risoluzione 2797 del Consiglio di sicurezza ha confermato tale integrazione sancendo l’autonomia nell’ambito della sovranità marocchina.
Principio di autodeterminazione
Quanto al principio di autodeterminazione, Hilale ha osservato che la dottrina delle Nazioni Unite in materia non si limita alla sola risoluzione 1514, rilevando come le “molteplici falle e lacune” di quest’ultima abbiano indotto gli Stati membri a integrarla con la risoluzione 1541 – che ha codificato l’incompatibilità del principio di autodeterminazione con qualsiasi violazione dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale dei Paesi – e con la risoluzione 2625, la quale stabilisce che “l’acquisizione di qualsiasi altro status politico liberamente deciso da un popolo costituisce, per tale popolo, un mezzo per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione”.
Buona fede
Quanto alla buona fede, l’ambasciatore Hilale ha sottolineato che essa non è uno slogan vuoto, bensì un atto di sincerità, un impegno politico e un’etica diplomatica che deve essere reciproca, evidenziando che la presentazione a Washington alle parti, da parte del Marocco, del suo statuto di Autonomia ampiamente dettagliato rappresenta l’atto supremo di buona fede del Regno del Marocco.
Identificazione delle parti nel processo politico
Tornando sulla questione dell’identificazione delle parti nel processo politico, l’ambasciatore Hilale ha sottolineato che le quattro parti coinvolte nella controversia sono state “debitamente identificate nelle successive risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Ai negoziati svoltisi a Washington e a Madrid hanno partecipato, ovviamente, “le quattro parti individuate dal Consiglio di Sicurezza ovvero Marocco, Algeria, Mauritania e gruppo “Polisario”, ha osservato.
Parere della Corte internazionale di Giustizia (CIG)
L’ambasciatore Hilale si è soffermato sul parere della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), menzionato più volte nel corso della Quarta Commissione. A tal proposito, ha ricordato che il parere della CIG ha sancito due verità politico-storiche:
1) il Marocco era presente nel suo Sahara ben prima della colonizzazione spagnola;
2) l’esistenza di vincoli di fedeltà tra i sultani del Marocco e le tribù del Sahara.
Bugia di “ultima colonia d’Africa”
Quanto alla cosiddetta “ultima colonia d’Africa”, Hilale ha osservato che l’uso di tale definizione in riferimento al Sahara Marocchino scredita coloro che la sostengono, sottolineando che non sono la decolonizzazione del Sahara né l’ultima colonia d’Africa a essere state negoziate a Washington e a Madrid, bensì è stato negoziato lo statuto di Autonomia del Sahara nell’ambito della sovranità marocchina, per regolare definitivamente questa controversia regionale.
Concetto di rappresentatività
Facendo riferimento al concetto di rappresentatività, l’ambasciatore del Regno ha sottolineato che l’autoproclamazione del gruppo armato “Polisario” di rappresentare le popolazioni dei campi di Tindouf non è altro che una vergognosa usurpazione dei loro diritti politici e una flagrante captazione della loro volontà democratica.
I veri rappresentanti del Sahara Marocchino sono proprio coloro che vengono eletti democraticamente, come è avvenuto in occasione delle elezioni legislative dello scorso 23 settembre.
Da ricordare che dal 1975, data della liberazione del Sahara Marocchino, gli eletti della regione sono tutti originari di questo territorio e delle sue nobili tribù.
Referendum
Hilale ha inoltre contestato le affermazioni che evocano l’idea di un referendum, le quali – ha ribadito con forza – testimoniano un’insidiosa negazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
A coloro che sembrano averlo dimenticato, Hilale ha ricordato che il Consiglio di Sicurezza ha definitivamente accantonato qualsiasi ipotesi di referendum già un quarto di secolo fa, così come la Quarta Commissione, le cui risoluzioni, adottate regolarmente negli ultimi vent’anni, non fanno alcun riferimento al referendum.
L’ottimismo e l’ambizione
L’ottimismo scaturito dalla risoluzione 2797 e dai negoziati di Washington e Madrid fa ben sperare in un regolamento definitivo della controversia regionale sul Sahara Marocchino, ha sottolineato Hilale, osservando che la sua portata reale sarà ancora maggiore: esso racchiude l’ambizione di una nuova era regionale.
È questa, ha sottolineato l’ambasciatore Hilale, l’ambizione espressa da Sua Maestà il Re Mohammed VI nel Suo discorso del 31 ottobre 2025, in cui il Sovrano ribadisce il nostro impegno a continuare a lavorare per il rilancio dell’Unione del Maghreb, sulla base del rispetto reciproco, della cooperazione e della complementarità tra i suoi cinque Stati membri, ovvero Marocco, Mauritani, Libia, Tunisia ed Algeria.
Si tratta – ha concluso – dell’ambizione di un Sud del Mediterraneo maggiormente orientato alla cooperazione e ai partenariati; di un Sahel sicuro, non più isolato, integrato e dinamico negli scambi; di uno spazio atlantico-africano più connesso e aperto al mondo e di un’Africa più stabile e unita, in cui le energie siano dedicate allo sviluppo e alla prosperità condivisa.