Sclerosi Multipla: da Roma uno studio sulla teoria di Zamboni

E’ stato pubblicato sul sito della prestigiosa rivista medica Radiology uno studio intitolato “I cambiamenti emodinamici del cervello associati con l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale non sono specifici della sclerosi multipla e non aumentano la sua gravità“.

Alcuni ricercatori dell’Università Tor Vergata di Roma hanno effettuato una ricerca sul rapporto tra l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI) e i parametri cerebrali emodinamici per scoprire qualsiasi possibile coinvolgimento nella fisiopatologia della sclerosi multipla (SM).


Lo studio è stato approvato dal comitato etico ed è stato ottenuto da tutti i partecipanti il consenso informato scritto. La diagnosi di CCSVI è stato ottenuta utilizzando specifici criteri sonografici ecodoppler. Sono stati valutati il volume ematico cerebrale (CBV), il flusso ematico cerebrale (CBF), e il tempo medio di transito, con imaging a risonanza magnetica a contrasto sensibilità materiale nella sostanza bianca apparentemente normale (NAWM) in 39 pazienti con sclerosi multipla. Di questi, 25 avevano la CCSVI e 14 no. Sono stati valutati anche ventisei soggetti di controllo sani, e di questi, 14 avevano la CCSVI e 12 no. Sono state utilizzate per l’analisi statistica l’analisi della varianza a due vie con correzione di Bonferroni per i confronti multipli. L’analisi di correlazione è stata effettuata calcolando i coefficienti di Spearman.

Gli individui con CCSVI avrebbero mostrato anomalie cerebrali emodinamiche, come un diminuito CBF e CBV, rispetto a individui senza CCSVI, senza alcun ritardo nel tempo di transito medio. Non sarebbe stata trovata nessuna interazione significativa per i parametri emodinamici tra SM e CCSVI. Inoltre, non sarebbero state trovate correlazioni tra i valori di CBV e CBF in NAWM o per la gravità della disabilità nei pazienti con SM. Il gruppo con SM avrebbe dimostrato un prolungato tempo medio di transito nella NAWM periventricolare, rispetto al gruppo di controllo, e la correlazione positiva sarebbe stata trovata tra i valori medi del tempo di transito e le scale di disabilità nei pazienti con sclerosi multipla.

Al termine dello studio, secondo gli autori, i dati supportano un ruolo della CCSVI nei cambiamenti emodinamici cerebrali, come la diminuzione di CBF e CBV, indipendentemente dalla presenza di SM. A loro avviso però la CCSVI non avrebbe avuto effetto sulla funzione neurologica e la progressione della disabilità in pazienti con SM.

COMMENTO:

Questo studio era già stato presentato al congresso della SIRM di Torino nel giugno scorso.

Radiologi presenti alla discussione da parte del prof. Zamboni su questa ricerca riportano che questo studio di RM perfusionale conferma i dati di Zamboni e Zivadinov già pubblicati su BMC Medicine e, anche a Roma, si assiste ad una forte riduzione della perfusione nei soggetti SM. Un dato da sempre trascurato dai neurologi, con un peso nel processo neurodegenerativo, e che chiaramente non è attribuibile ad un problema autoimmunitario. Ma che soprattutto non può essere curato con un farmaco antiimmunitario.

In che cosa differisce questo studio dai dati di Zamboni e Zivadinov? La differenza principale è che questi due ricercatori trovano che la perfusione è ridotta nel cervello quanto più è presente la CCSVI. Questo dato non è così chiaro nello studio romano, per cui questi autori non si sentono di trarre la stessa conclusione, pur confermando che la perfusione cerebrale è molto impoverita nei soggetti con SM. C’è però da osservare che “CCSVI SI o CCSVI NO” è stato determinato con ecocolordoppler, interpretato dallo stesso gruppo di sonologi che aveva trovato una prevalenza non significativa di CCSVI nella SM pubblicandola l’anno scorso a primo nome di Centonze sulla rivista medica Annals of Neurology. C’è il ragionevole sospetto che molti “CCSVI NO” con deficit di perfusione potrebbero invece essere dei “CCSVI SI” , e, se così fosse, il ricalcolo statistico confermerebbe completamente il dato di Zamboni e Zivadinov.


Sarebbe alquanto interessante che in cieco i pazienti di questo studio potessero essere visti nel laboratorio di diagnostica vascolare dell’Università di Ferrara e rivedere poi se quest’ultimo trova un numero di soggetti positivi alla CCSVI più elevato, permettendo così delle conclusioni più corrette.

Fonte: http://radiology.rsna.org/content/early/2012/08/03/radiol.12112245.abstract

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *