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Il processo Satragno

Il processo SatragnoNei giorni 5, 6, 7 ed 8 del corrente mese ebbero luogo i dibattimenti nella causa del Pubblico Ministero contro di un Giuseppe Satragno, di Rocchetta Cairo, volgarmente chiamato Beppin e Pollo. Questi era accusato di avere nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio 1852, sulla strada che da Carcare mette a Biestro, violentemente gittato boccone, tenuto compresso e fatto perire per soffocazione nel fango di una fossa denominata di Gaggero il suo padrone Giovanni Cabitto, in di cui compagnia si era partito da detto luogo di Carcare depredandolo insieme di sessanta circa scudi.

L’accusa era sostenuta dall’avv. Luigi Figari Sostituto Avvocato Fiscale Generale, e l’Ufficio della Difesa era rappresentato dagli avvocati Giovanni Montesoro Sostituto Avvocato dei poveri e Gio. Maurizio codifensore.

Risultò provato dalla relazione dei periti, dalla visita giudiziale dei luoghi, dalla deposizione di molti testimoni, che Giovanni Cabitto, nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio, rimase vittima di violenze, che ne produssero la morte.

Risultò dai dibattimenti che verso la sera del giorno 14 gennaio Giovanni Cabitto mediante la interposizione del Giuseppe Satragno contrasse un debito col chirurgo Vincenzo Ceppi di L. 600; 305 delle quali rimasero però presso il mutuante in estinzione di un suo credito in capitale ed interessi, le altre L. 295 furono ritirate dal Cabitto alla presenza del Satragno, il quale dopo avere cenato in compagnia del padrone, si ridusse col padrone stesso nella casa di costui, tenuta però a colonia da esso Satragno, ed ivi, perché la camera riservata al padrone era ingombra da meliga non ancora spannocchiata, fe’ dormire il padrone nella stalla.

Nel mattino del giorno 14 il Giovanni Cabitto fu udito a dolersi

che aveva smarrito copia di un’ordinanza che condannava il Giuseppe Satragno come erede del padre a pagargli lire 300; non pertanto, dopo averla ricercata invano, si recò a Cairo, e risultò

– che nella  casa di una Margherita Perone, alla presenza anche di una Maria Freccero, il Cabitto insisté perché il Satragno lo soddisfacesse del suo credito,

– che il Satragno disse di voler pagare, ma in Biestro, alla presenza dei figliuoli di Cabitto, onde ovviare alla contingenza di pagare due volte,

– che finalmente il Satragno rimase d’intelligenza col Cabitto, di recarsi con esso in Biestro, la sera del 16 gennaio, cioè all’indomani, e di questa sua insistenza a voler pagare soltanto in Biestro, la Perone e la Freccero ne depongono come di fatto avvenuto anche nel giorno 14 dello stesso mese.

Risultò del pari, che il Cabitto aveva esternato il sospetto, che il suo colono Giuseppe Satragno avesse gli sottratto nella notte tra il 14 ed il 15 la copia dell’ordinanza smarrita, e si dolse del pari, che altra volta mentre egli dormiva, il Satragno gli sottraesse del danaro dalle tasche.

Passò la giornata del 15 senza che altre circostanze interessanti sieno risultate al dibattimento. Fu accertato, che nella giornata del 16 il Cabitto chiedeva a molti di Cairo, se avessero veduto il suo colono che gli aveva promesso di recarsi con lui in Biestro;

– che temeva lo canzonasse; pregava che dicessero a questo suo colono, quando il vedessero, che egli lo aspettava, aggiungeva anche che l’intelligenza era stata di trovarsi a porta Savona.

È positivo, che il Satragno si recò a Cairo nel pomeriggio del 15 –che ivi si accompagnò col padrone, e che di conserva si avviarono verso Carcare–  sulla strada tra Carcare e Cairo esiste una cappella un tempo dedicata a N.S. delle Grazie, ora mezzo rovinata; poco più verso Carcare esiste un’altra cappella detta di S. Donato, e anche più verso Carcare esiste un punto di strada, da cui parte un’altra via, che mena in val di Brogni; fin qui il Satragno, o fu veduto da testimoni che ne deposero, o confessò egli stesso di esservi arrivato; se non che pel detto di un Costa Francesco si avrebbe, che egli tentasse di rimanere solo col Cabitto; perciocché avendo il Costa invitato il Cabitto a deviare dalla strada che percorreva molto fangosa ed a cacciarsi in un sentiero di traverso onde evitare il fango, il Satragno dissuase il Cabitto dal farlo, avvegnachè la strada che teneva fosse più dritta –

 E da altri due testimoni, dai fratelli Tortarolo cioè, si parrebbe, che il Satragno tentasse di sottrarsi all’altrui vista, perché, non appena ebbe veduti i due fratelli Tortarolo suddetti, lasciò la strada maestra abbandonando su di essa il padrone, si cacciò nei campi alla strada circostanti, e si coperse col giubbone il capo, e ritornò sulla via appena costoro furono passati.

E i Tortarolo il conobbero perché l’un l’altro si dissero, che quell’individuo era il Satragno, il quale non negò questa circostanza, ammise anzi di essersi volto verso quei due quando udì a nominarsi, e scusò il deviare per esso fatto colla circostanza della strada molto fangosa, e scusò l’aver ravvolto il capo nella giubba col tempo piovoso e freddo.

Il Satragno negò di aver oltrepassato la via tra Cairo  e Carcare, oltre il punto dove si dirama la via che mena a Val di Brogni; sostenne di essere quindi tornato indietro, di essersi recato nella officina di certi Borgio e Voglino, onde ordinarvi delle ruote da carro; di essersi quindi ridotto a casa tra le 8 e le 9. Borgio attestò di non ricordare di aver mai visto il Satragno; Voglino poi disse, che la fisonomia del Satragno non gli era nuova: anzi siccome costui gli rammentò un fatto veramente avvenuto nella sua officina, attestò che il Satragno doveva veramente essere stato nella sua bottega, ma non seppe precisare il giorno.

Salvatore Ottolenghi tra le 4, 4 ½  e le 5 pomeridiane del 16 gennaio, intanto che a cavallo da Carcare se ne tornava a casa sita in Cairo nel ritano detto di Nantes incontrò il Cabitto, che era solo, lo fermò, lo richiese se veramente egli era in procinto di vendere i suoi beni di Rocchetta Cairo, e gli si proferì nel caso affermativo compratore, offerendo 100 scudi più che altri non avrebbe pagato.

Il Cabitto rispose che nulla aveva ancora deciso in proposito; che qualora si decidesse, lo preferirebbe.

L’Ottolenghi allora gli chiese pagamento di un suo piccolo credito, al che Cabitto rispondeva, ponendo la mano sulla tasca del suo panciotto, la quale mostrava un discreto volume, e facendo suonare del denaro in essa contenuto,

– che del denaro ne aveva, ma che non poteva disporre, perché doveva pagare un debito in Carcare per una sicurtà che aveva fatto, e per cui era sicuro di non prendere mai più niente;

aggiunse che intanto che si facevano questi discorsi, il Cabitto si rivolgeva spesso indietro,  cioè a guardare la via che egli aveva percorsa; che dal modo tenuto dal Cabitto, esso Ottolenghi pensò, che potesse aspettare un qualcheduno, che anzi pensò che il Cabitto fosse in compagnia del suo colono Satragno, e che siccome pur questo era suo debitore, si fosse sottratto onde torsi alla sua vista ed alle sue richieste.

Aggiunse ancora, che richiese al Cabitto se aspettasse qualcheduno, che il Cabitto gli disse di no; e che esso teste quantunque a cavallo in posizione da dominare molto tratto di strada, e quantunque osservasse, non vide alcuno.

Intorno ad un’ora di notte dello stesso giorno 16, in Carcare, Cabitto entrò nel forno di una Antonia Anselmi dove trovavasi anche la giovane Margherita Pignone: ivi richiese una lanterna.(Segue)

Bruno Chiarlone


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