Italia

Lettere contro il Maresciallo Giangrande, interviene il COISP

giuseppe-giangrande-cc1-620x485“Frutto della pianta velenosa nata dai semi dell’odio contro le Forze dell’Ordine. Episodio grave quanto l’attentato. Ma invece che rintuzzare una certa mentalità si pensa di depenalizzare i reati contro di noi!”

L’orrore rappresentato da certe parole scritte contro Giuseppe Giangrande è grande e il suo significato grave quanto l’attentato di cui egli è rimasto vittima, nella misura in cui è nato dal medesimo modo di vedere gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine che ha animato il folle che ha premuto il grilletto davanti a Palazzo Chigi. Divise bersaglio di un disprezzo e di un astio pervicaci suscitati e continuamente alimentati dalle continue violente campagne di criminalizzazione dei colleghi che, rappresentando lo Stato, le sue leggi e le sue Istituzioni, e svolgendo compiti che gli impongono di agire in difesa della sicurezza pubblica, non solo perdono agli occhi di alcuni ogni connotato di umanità, ma diventano il capro espiatorio di ogni male, di ogni stortura, di ogni errore, persino i propri. Quelle lettere, come quella sparatoria, sono il frutto della pianta velenosa nata dai semi dell’odio contro le Forze dell’Ordine. Meriterebbero la medesima dura reazione volta a rintuzzare una certa complessiva mentalità, ma invece il Paese non fa che andare nella direzione opposta, ed il proposito di depenalizzare i reati contro gli Operatori della Pubblica sicurezza, con la banalizzazione ed il disconoscimento della funzione da essi svolta che ne consegue, ne sono la drammatica prova”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, interviene così a seguito della notizia che nei mesi scorsi, presso la struttura riabilitativa di Imola dove è in cura l’allora Brigadiere, ora promosso Maresciallo, Giuseppe Giangrande, ferito a colpi di pistola da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi, durante il giuramento del Governo di Enrico Letta, il 28 aprile 2013, sono state recapitate tre raccomandate, definite dal Procuratore Aggiunto, Valter Giovannini, “lettere dal contenuto ingiurioso e crudeli sul piano umano”. Nelle missive, hanno spiegato dettagliatamente gli organi di informazione, firmate con un nome falso, si leggevano riferimenti ai casi Cucchi, Uva, Aldrovandi, deceduti in seguito ai controlli delle Forze dell’Ordine. “Qualche sbirro o carabiniere è morto, ma sono di più i cittadini… Siete delle belve! Ho saputo dalla TV che suo padre sta meglio, non gli auguro nessuna guarigione, spero che rimanga così tutta la vita” sono solo alcune delle frasi scritte nelle lettere, che sono state aperte da Martina, figlia di Giuseppe Giangrande, la quale ha perciò sporto regolare denuncia. Dall’esame della grafia, si legge ancora nei servizi giornalistici, i Carabinieri di Imola avevano capito di non essere di fronte ad un giovane contestatore, ma ad una persona matura. Inoltre le lettere erano del tipo “raccomandata”, quindi, risalendo a date e luogo della spedizione, i militari hanno esaminato le riprese delle telecamere di sorveglianza degli uffici postali, fino ad individuare l’autore degli scritti: un bolognese di 77 anni, residente in città. E’ stata disposta anche la perquisizione domiciliare, ma, quando i carabinieri lo hanno rintracciato, l’uomo ha ammesso la sua responsabilità, dichiarando di essere indignato e di vivere in un paese corrotto. Gli inquirenti hanno precisato che non si tratta di una persona turbata o squilibrata. Il procedimento a carico dell’uomo è di competenza del Giudice di pace, davanti al quale il pensionato sarà processato per ingiurie e minacce continuate.

Si comprende con cristallina chiarezza quanto più grave della sola ingiuria sia il significato insito nel gesto di questa persona – insiste Maccari –, proprio come quello insito nel gesto di Preiti. Chi porta la divisa rappresenta lo Stato, e perciò sconta ogni minima recriminazione ed ogni frustrazione ed ogni volontà di vendetta e di violenza di tante persone, con scarso o completamente senza alcun senso critico e manipolate ed istigate, oltre tutto, da manovratori ben più coscienti del male che producono. Chi attacca, attenta, aggredisce, insulta, offende e minaccia chi porta una divisa fa tutto questo allo Stato che essa rappresenta, alle sue leggi, alle sue Istituzioni”.

Ma quello Stato ora cosa vuol fare – chiede Maccari riferendosi al progetto di legge 67/2014 -? Eliminare ogni già debole e scarsa conseguenza penale proprio per quei fatti che sono il concreto segno del rifiuto delle regole e dell’autorità istituzionale, con ciò non solo fregandosene della tutela dovuta alle PERSONE che stanno dentro alla divisa, ma anche alla FUNZIONE ingrata ma altissima di pubblici ufficiali che essi svolgono. Proprio una grande idea… il prossimo passo potrebbe essere inventarsi un premio per l’insulto più colorito dell’anno contro le Forze dell’Ordine”.

Con gentile richiesta di pubblicazione e diffusione

Hamlet

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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