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Le località più appartate della Barbagia frequentate dagli antichi Romani

Nuovi studi archeologici fanno luce su una parte di storia della Sardegna sin’ora letta in modo forse troppo affrettato o basato su di una scarsa conoscenza del territorio.  Orgosolo e il Supramonte, troppe volte simbolo dell’annoso problema del banditismo, regala una nuova pagina di storia alla Sardegna. Parliamo di quel mito che da sempre ha voluto il popolo della Barbagia, unico  oppositore della colonizzazione romana  dell’Isola.

La ricostruzione della conquista della Sardegna da parte dei Greci e dei Latini sino al Novecento si è basata soprattutto su fonti classiche contribuendo a creare, tra le popolazioni della Barbagia e non solo, la convinzione che nelle zone interne la colonizzazione romana, iniziata nel238 a.C., sia stata respinta dalla forte resistenza degli stessi barbaricini, che non si sarebbero sottomessi ai latini, rallentando così, per secoli, il processo di romanizzazione dell’Isola. Tutto questo sino alla serie d’importanti scoperte fatte nel territorio di Orgosolo, in particolare, in località Sirilò.

Ad Orgosolo, nel cuore del Supramonte, in località Sirilò, adagiata su di un altopiano calcareo verde di lecci secolari, è stato effettuato, a partire dagli anni 80, uno scavo di un villaggio nuragico. La lunga frequentazione del sito, documentata fino all’età romana, era senz’altro dovuta alla vicinanza della pianura di Pratobello, fra i monti di Fonni e di Orgosolo, dove già nel Neolitico, grazie alla presenza di abbondanti corsi d’acqua, si era sviluppata una florida comunità.

Le diverse fasi di scavo hanno portato alla luce innumerevoli testimonianze
delle culture e delle storie degli antichi abitanti della zona. Domus de Janas, Tombe di Giganti, Menhir, la storia insomma di mille anni di vita di Sirilò e dintorni. Testimonianze della raffinata arte dei fabbri nuragici, asce in bronzo, brocche decorate, navicelle nuragiche, tutti  oggetti che attestano secoli di frequentazione ininterrotta delle località della Barbagia.

Nello scavo della tomba di giganti di Sa Senepida, risalente al Bronzo medio (XIV sec.a.C.) tra le  ossa calcinate di diversi inumati si trova la conferma di tale frequentazione.
Così leggiamo nella rivista del Archeologia Viva del mese di gennaio, in un articolo del direttore del Museo Archeologico di Nuoro, Maria Ausilia Fadda “ Nel II sec. d.C. questa tomba nuragica fu riutilizzata per un individuo di sesso maschile, deposto con il semplice corredo di una ciotola in cera-mica sigillata collocata vicino alla testa. Il riuso di antiche tombe nuragiche dimostra che la romanizzazione della Barbagia interna non risparmiò le zone più impervie, lontane da tracciati stradali più noti”.

Nel territorio di Orgosolo sono anche documentati diversi insediamenti rurali di età romana imperiale con una particolare concentrazione nelle vallate attraversate da fiumi lungo il confine con il territorio di Villagrande Strisàili e nella valle di Locoe, al confine con il territorio di Oliena. Sempre nel Supramonte di Orgosolo la romanizzazione successiva al I e II sec.d.C. è documentata dal ritrovamento di monete, da una brocca in lamina di bronzo e da grandi contenitori fittili per derrate.
Leggiamo ancora da Archeologia Viva “Alla luce delle informazioni acquisite, appare evidente che l’argomento – anche a costo di deludere gli irriducibili romantici sostenitori dell’isolamento “resistenziale” della Barbagia – merita di essere seriamente approfondito, per restituire al territorio di Orgosolo e di tutte le zone interne il giusto ruolo nei rapporti che anticamente la Sardegna ebbe con il mondo esterno. Un ruolo che è stato sminuito da fonti storiche diparte e dalla scarsa conoscenza del territorio”


 

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