Caso Melania Rea: una lettera aperta a Maurizio Costanzo
Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta a Maurizio Costanzo
Dottor Costanzo, ho sempre seguito la sua trasmissione a serata inoltrata, perché dava voce a persone sconosciute i quali raccontavano la loro storia di vita, non favole inventate o scoop eclatanti.
Mi è capitato di sentire a mattina5 ciò che diceva sulla famiglia di Melania Rea, sulla loro continua presenza in trasmissioni televisive e questo mi ha meravigliato sentirlo proprio da Lei che per anni ha ascoltato e divulgato la voce dei più deboli e sconosciuti. Che ogni conduttore cerchi di avere in studio chi porta odiens, magari speculando sul dolore altrui, questo è assodato, ma come lei ben sa, chi ha avuto uccisa in quel modo una figlia, non può fare altro, affinchè non cada nel dimenticatoio sia nella mente delle persone, a cui fanno leva i famigliari anche per tenere viva l’attenzione sul caso, ma anche spingere gli inquirenti a non buttare lì le pratiche e come finisce finisce. Purtroppo, Lei m’insegna, che la maggioranza degli italiani dimentica presto, giusto il tempo di una nuova disgrazia di cui parlare. Ma questo fatto ha toccato la coscienza delle persone tutte, questo accanimento sul corpo di Melania non è cosa da dimenticare.
Chi ha voluto il silenzio stampa, come sappiamo, pur smuovendo i migliori investigatori, cani arrivati da lontano, dispiegamento di forze inverosimili, migliaia di persone sottoposte al prelievo del DNA, ha fatto si che nulla si sia mosso, si è tutt’ora in un vicolo cieco. Le ho citato uno dei molteplici omicidi irrisolti. Non apparire in televisione in questi casi, non è sinonimo di signorilità, il silenzio stampa e la non menzione del caso in trasmissioni televisive, purtroppo oggi come oggi, sta a significare il silenzio anche delle coscienze, il poco interessarsi a fornire il benché minimo indizio che possa aiutare a scoprire l’assassino, che passeggia magari sotto casa e non lo sai. Il silenzio stampa vuol dire lasciare che tutto cada nell’oblio.
Che il Parolisi sia colpevole o innocente, si spera lo scopra la giustizia, che questi sia un amorale, l’abbiamo appurato tutti, che sia un narcisista ci è bastato vederlo presentare fresco di taglio alla moda, arrivando con mezz’ora di ritardo al funerale della moglie. Il suo comportamento dopo la sparizione della moglie ha fatto pensare molto e non certo a suo favore. Ma tutto quello che sappiamo non implica in fatto che possa essere non colpevole, o essere lui il feroce assassino. Invece, andare controcorrente e fare i buonisti è facile quando non tocca a noi personalmente provare quel dolore atroce per la perdita di una figlia.
Questo è quanto volevo dirLe, Dott.r Costanzo, e che Lei, da persona intelligente quale è, sa benissimo che un famigliare, pur sapendo che in quel momento serve alla trasmissione per fare alzare gli ascolti, poco gli frega di tutto ciò, questa speculazione sulle lacrime di una madre, la compostezza di un fratello e un padre, e la famiglia tutta di Melania, o di molti altri, purtroppo,
la lasciamo alla coscienza di chi per numeri e soldi farebbe di tutto.
La vita di una figlia non è una foglia che il vento ha strappato dai rami, rinascendo a primavera.
Ai signori Rea serve a gridare al mondo “non lasciateci soli, non scordate Melania e come è stata uccisa, non dimenticate la piccola Vittoria. Perché se alla gente basta poco per dimenticare, a noi, ogni giorno che passa, la ferita si dilata e l’indifferenza sarebbe come cospargerla di sale”.
La saluto, Dottor Costanzo, le auguro che mai un grande dolore lo tocchi di persona, come lo auguro a tutti noi, si potrebbe passare dalla parte dei più deboli, dalla parte di chi è difficile far sentire la propria voce, dalla parte di chi muore “dentro” per una figlia uccisa, una figlia stuprata, una figlia massacrata o gettata da un cavalcavia come fosse una bambola di pezza consumata dal tempo. Difficile sentire quelle voci, perché sono tante e si disperdono nell’aria, non potendo arrivare ad una trasmissione televisiva, a non avere la voce della solidarietà, che spesso consola l’animo di chi “cammina morto tra i vivi”.
Melina Gennuso

Penso che chi ha avuto una simile disgrazia, non necessiti dei mass media, per chiedere ed ottenere giustizia. La giustizia si applica nei Tribunali; le sentenze vengono pronunciate dai giudici e non da conduttori, pseudo professionisti o dalla parte lesa, attraverso i vari mezzi di informazione. Il nostro ordinamento statuisce che si è innocenti sino alla sentenza di terzo grado, dopo un giusto processo, in cui all’imputato è stata data la possibilità di difendersi.
Parolisi, è già stato condannato dalla famiglia Rea e da gran parte dell’opinione pubblica, quella parte dell’opinione pubblica che è facilmente influenzabile; quella parte dell’opinione pubblica di cui fa parte quella “signora” che fuori dal tribunale ha urlato all’imputato “mostro”.
Non è lei che deve giudicare moralmente Parolisi; l’unica che poteva farlo era sua moglie, nessun altro.
Cosa ne sa lei se è arrivato mezz’ora dopo al funerale di sua moglie? I giornali ed i Rea ci hanno bombardato per giorni, facendoci sapere che prima del funerale i genitori di Parolisi, sono andati a prendere il caffè da loro, ed ora sarebbero arrivati tardi?
Nel caso in questione, esprimere un giudizio fuori dal coro, non è andare controcorrente o essere buonisti, ma usare il buon senso. Invece di perdere tempo seguendo le varie trasmissioni, che fanno a gara nel rendere pubbliche le intercettazioni tra Parolisi e Ludovica, che nulla aggiungono; se si pretende veramente giustizia per Melania, si potrebbe iniziare dal leggere l’ordinanza d’arresto e la memoria difensiva.
Da parte dei Rea, non vi è nessun appello alla Procura a non essere lasciati soli; hanno sempre approvato pubblicamente l’operato della stessa. Io vedo nelle loro apparizioni, solo voglia di vendetta.
Non siamo noi italiani a non dover dimenticare la piccola Vittoria, ma è lei che non deve dimenticare suo padre.
Mi sa che chi esprime certezze è lei, Stella e forse non ha letto la lettera con serenità d’animo. Io non ho mai sentito i Rea con toni nè parole di vendetta, le loro apparizioni sono sempre state un appello alla ricerca di giustizia, e questo mi pare che nessuno può non giustificarlo. Il fatto di non seguire o meno le trasmissioni, credo che anche lei le segue, visto che parla delle intercettazioni che nulla aggiungono. Non facciamo come chi segue il grande fratello che lo giudica stupido come programma se parla con gli altri, ma lo segue senza perderne una puntata. Riguardo alla moralità del Parolisi, io le dico, Stella, che chi vive in una società civile, ha una vita con amici, parenti e in piu’ indossa anche una divisa, ha l’obbligo morale, di onorare con un comportamento corretto anche su ciò che ha giurato. Tutti siamo soggetti ad un giudizio sul nostro comportamento, che sia giusto o no, non è possibile sottrarsene. In special modo se la nostra vita è messa a soqquadro pubblicamente da un evento terribile come un omicidio. Non è solo la moglie che puo’ giudicare in questo caso, mi spiace contraddirla, ma sicuramente ci si espone ad un giudizio di massa, ed ognuno si fa la propria opinione. Anche dopo averlo sentito in tv, visto che neppure lui si è risparmiato nell’ apparire, fin quando non è stato indagato mi pare sia è apparso in tante trasmissioni, sia lui che la sua famiglia. Il silenzio, adesso, non serve ai Rea e di questo parla la lettera, non della colpevolezza o meno del Parolisi, se legge attentamente, non c’è nessuna accusa nè assoluzione. Fino a quando non finirà il processo, ognuno di noi puo’ esprimere il suo parere riguardo questa triste storia, siamo in democrazia. Attendiamo la fine del processo per sapere la verità, almeno si spera.
La saluto, signora Stella.
Ricordo anche, parlando del ritardo, è una notizia data da nei vari servizi televisivi e sentita piu’ volte. Lei, Stella, sa del caffè preso dai Rea, io non lo sapevo questo. Certamente non abbiamo ascoltato le stesse trasmissioni.
Riguardo alla piccola Vittoria, la lettera voleva dire che, come non ci si deve dimenticare di ricercare la verità e Melania avere giustizia, così si deve pensare alla piccola, perchè, non scordandosi di questa vicenda, avrà giustizia anche lei, nel suo futuro avrà delle certezze, non dei dubbi che potrebbero lacerarle l’animo. Se il padre è innocente, si godrà almeno un padre, senza ombre. Se sarà giudicato colpevole, vivrà con questa terribile verità. In tutte e due i casi, le mancherà una madre. Questa è la VERA certezza.
M. G. —Melina Gennuso
Senza serenità d’animo sembra essere scritto il suo intervento; per quanto riguarda me, sono stufa di assistere a processi penali fuori dalla loro sede naturale. Io non ho espresso nessuna certezza; non sono io ad andare per salotti televisivi ad emettere sentenze di colpevolezza nei confronti di Parolisi. Anche io sono dotata di televisore e mi capita di imbattermi nella ennesima apparizione televisiva di questo o di quel parente; per mia fortuna sono dotata di un potente strumento che mi permette di scegliere: il telecomando. Quello che conosco di questo caso, l’ho appreso dalle letture delle varie ordinanze e memorie difensive, non certo dalle illazioni fatte nelle varie trasmissioni che poi non hanno trovato conferma o riscontri oggettivi (un esempio è il caso della doppia borsa); anzi hanno trovato quasi sempre una smentita, ma fatta sempre in toni minori rispetto a quelli con i quali è stata messa la pulce. La giustizia si chiede nelle sedi opportune e con le garanzie che la Legge mette a disposizione sia della parte lesa che dell’imputato, garantendo quindi un contraddittorio davanti ad un giudice terzo ed imparziale. Mi dica lei che senso ha andare per salotti televisivi a ripetere ciò che ci sentiamo dire da un anno a questa parte per di più davanti a conduttori e pseudo esperti (che se fossero realmente tali resterebbero a lavorare nei loro studi) senza che tra l’altro la controparte possa dire la sua?
Per quanto riguarda i tradimenti non mi suonano come qualcosa di isolato visto le statistiche del caso. E’ da un anno che si sta parlando del Parolisi fedifrago, ogni volta cosa c’è d’aggiungere? I Rea così attenti ai valori umani, ospitano il Paciolla che ora aspetta un figlio dall’amante; così attenti ai valori famigliari che con stratagemmi privano il diritto di un padre di vedere sua figlia; questo a mio avviso è riprovevole. Ci sono condannati che hanno il diritto di visita ed il Parolisi che è ancora in attesa di giudizio non solo viene privato della possibilità di riabbracciare sua figlia ma gli viene chiesta anche la revoca della patria potestà.
Siamo in un Paese democratico nel quale la Costituzione riconosce libertà di pensiero e d’espressione che però vanno coordinate sistematicamente con il diritto a non essere ingiuriati o diffamati. In questo caso mi pare che ci sia spazio per parecchie querele. Devo riconoscere molta dignità alla famiglia Parolisi, in silenzio da mesi e quelle poche volte che è intervenuta lo ha fatto con toni pacati.
Mi pare che la Procura si sia dimostrata sempre disponibile ad ascoltare i Rea, quindi se loro hanno qualcosa da dire o chiedere vadano presso essa. Tra l’altro il gup ha chiesto di smitizzare il caso.
Fino a quando il Processo non sarà finito, il nostro ordinamento democratico impone di considerare l’imputato come innocente.
Vittoria sta vivendo con chi apostrofa Parolisi come un vigliacco ed assassino, questo per me non è un bene.
Saluti
Stella…SONO in toto d’accordo con te e di conseguenza anche con l’intervento di Maurizio Costanzo.