Italia
Sardegna: dati negativi per industria della cultura
Sardegna agli ultimi posti nell’industria della cultura Nella nostra regione solo il 2,3% delle imprese (poco più di 10mila) opera nel settore: in Italia sono quasi 500mila (7,3% del totale) In Italia la filiera culturale vale complessivamente 214 miliardi di euro all’anno: 15,3% della ricchezza totale Le aziende del settore producono il 5,4% della ricchezza totale italiana (74,9 miliardi che diventano 80 se si considerano enti no profit e PA): in Sardegna il valore aggiunto è solo di un miliardo (3,7% del valore aggiunto totale) In Italia la cultura dà da vivere a un milione e 300mila persone (5,8% degli occupati), in Sardegna gli addetti sono 26.500 (4,4%) La nostra regione è agli ultimi posti nelle esportazioni culturali, che viceversa sono tra le voci principali dell’export nazionale In Italia più di un terzo della spesa dei turisti (26,7 miliardi) è mosso dalla cultura: in Sardegna questa percentuale scende al 22,7% con poco più di mezzo miliardo di spesa attivato nel 2013 Piras e Porcu (CNA): Molte opportunità con la programmazione dei fondi Ue per il settennio 2014-2012: la filiera turistico-culturale asse strategico su cui costruire il rilancio della nostra economia |
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L’occupazione nel settore culturale in Sardegna
Analizzando innanzitutto il profilo occupazionale, il report indica che le sole imprese del Sistema produttivo culturale (senza considerare i posti di lavoro attivati negli altri segmenti dell’economia italiana) danno lavoro a 1,3 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia (1,5 milioni, il 6,2%, se includiamo pubblico e non profit). In Sardegna il settore occupa invece attualmente 26.500 lavoratori, pari al 1,9 del totale nazionale degli occupati del settore cultura e al 4,4% del totale degli occupati sardi. Qualche segnale positivo arriva dalle donne: per numero di imprese femminili nel settore culturale la Sardegna occupa infatti cinque delle prime dieci posizioni, rispettivamente con Nuoro, Olbia Tempio, Medio Campidano, Sassari, e Carbonia Iglesias. Nonostante l’industria della cultura abbia risentito della crisi e le imprese si siano trovate a rivedere l’organizzazione dei processi produttivi (in un anno è stata registrata una riduzione dell’1% il totale dei dipendenti impiegati nel Sistema Produttivo Culturale), secondo l’analisi dell’Unioncamere esistono comunque ancora notevoli opportunità d’impiego. Per il 2014 nelle imprese con almeno un dipendente sono state programmate quasi 33mila nuove assunzioni.L’export della cultura sarda
Il turismo culturale in Sardegna
Dati assolutamente negativi anche sul turismo culturale in Sardegna, regione che non riesce ancora a valorizzare adeguatamente e tradurre in termini economici il suo immenso patrimonio culturale. Lo studio di Unioncamere rivela infatti che i turisti che soggiornano in Italia per ragioni culturali sono maggiormente propensi a spendere: 52 euro al giorno per l’alloggio, in media, e 85 euro per spese extra, contro i 47 euro per alloggio e 75 per gli extra di chi viene per ragioni non culturali. Il 36,5% del totale della spesa dei turisti in Italia è legato alle industrie culturali. Su 73 miliardi di euro generati dai flussi turistici nel 2013, la spesa turistica culturale è quantificabile in 26,7 miliardi di euro, pari a oltre un terzo del totale della spesa turistica del 2013. L’Italia è il primo paese dell’eurozona per pernottamenti di turisti extra Ue (con 54 milioni di notti) ed è la meta preferita dei paesi ai quali è legato il futuro del turismo mondiale: la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada. A livello territoriale, il Centro e il Nord- Ovest italiano sono le aree con una maggiore quota di spesa turistica attivata dalle industrie culturali, con un valore che oltrepassa i quaranta punti percentuali (rispettivamente 43,0% e 41%); nel Nord-Est, invece, la quota si assesta intorno ai trentacinque punti percentuali (35,2%), mentre risulta ancora inferiore nel Mezzogiorno (29,7%). E la nostra regione? Anche in questo caso la Sardegna annaspa. Nel 2013 la nostra regione, con le sue imprese, è riuscita ad attivare una spesa turistica 579 milioni di euro (il 2,2% della spesa turistica culturale nazionale), pari al 22,7 % dell’intera spesa turistica sarda. Una miseria se si pensa al miliardo e 796 milioni attivati dal Piemonte che sulla cultura ha attivato il 47,2% della intera spesa turistica).La situazione dei singoli territori in Sardegna
Quanto all’analisi dei singoli territori, lo studio “Fondazione Symbola-Unioncamere, Io sono Cultura – Rapporto 2014” fotografa una situazione interessante. Innanzitutto quasi tutte le province sarde si classificano agli ultimi posti in quanto il valore aggiunto del Sistema Produttivo Culturale non riesce ad incidere sull’economia sarda. Una incidenza maggiore si riscontra nel Medio Campidano e Oristano, rispettivamente al 26° e 27° posto con una percentuale del 5,5%: una percentuale addirittura superiore alla media delle province italiane che si attesta sul 5,4%. Molto staccate Nuoro e l’Ogliastra (al 64° e al 67° posto con il 4,2%), Carbonia-Iglesias (79° posto con il 3,9%) e Cagliari (82° con il 3,8%). Fanalini di coda Sassari e Olbia-Tempio (2,7%) in cui evidentemente si punta ancora esclusivamente sul valore aggiunto prodotto dall’economica balneare. Nella classifica per incidenza dell’occupazione del Sistema Produttivo Culturale sul totale economia la provincia sarda con più occupati nel settore della cultura è Oristano, al 39° posto con una percentuale del 5,4% (la media italiana è del 5,8). Segue l’Ogliastra al 47° posto con il 5,1%, Nuoro al 60° con il 4,9%, il Medio Campidano al 67° con il 4,7%, Cagliari al 70° posto con il 4,6%, Carbonia-Iglesias all’88° posto con il 4,1%. Agli ultimi posti ancora Olbia-Tempio e Sassari (3,9 e 3,6%) segno che queste due province continuano ad avere molta difficoltà ad investire in cultura e a tradurre le opportunità in posti di lavoro. Quanto infine all’incidenza delle imprese del Sistema Produttivo Culturale sul totale economia, la prima delle province sarde è Cagliari, al 16° posto con una percentuale dell’8,1% (la media italiana è del 7,3%). Segue, l’Ogliastra al 70° posto con il 5,9%, Sassari è al 72° posto con 5,8%, Nuoro al 90° posto con il 5,3%, Carbonia-Iglesias al 91° posto con il 5,2%. Olbia-Tempio è al 97° posto con il 5,0%, Oristano al 98° posto con una percentuale del 5,0% mentre il Medio Campidano è l’ultima provincia italiana in assoluto con una incidenza del 4,4%.L’offerta turistico culturale asse strategico per il rilancio dell’economia
«Il settore della cultura, come conferma il report dell’Unioncamere – dichiarano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale CNA – rappresenta una enorme opportunità di sviluppo per il futuro della Sardegna, considerando anche le risorse che i fondi europei dedicano allo sviluppo imprenditoriale della produzione culturale. Un mondo sempre più interdipendente, segnato da una globalizzazione senza freni, da un consumismo massificato che tutto appiattisce e omologa, prodotti, gusti, dimensione culturale, offre alla Sardegna una straordinaria opportunità se sapremo valorizzare i tratti distintivi che ci caratterizzano, integrando lo straordinario patrimonio dei saperi e delle produzioni di qualità con un’offerta turistico-culturale che può diventare uno degli asset strategici su cui costruire il rilancio della nostra economia».