
I vecchi dipendenti da sigarette hanno nel frattempo perso due anni e mezzo. Inoltre, lo studio punta il dito contro la qualità della vita, minata dal tabacco. “Il fumo provoca insufficienza cardiaca tra gli altri, ictus, ecc” ha sottolineato lo specialista dipendenza dottor Anguenot-Fiol Muriel al quotidiano Le Parisien. Inoltre, un fumatore dovrebbe vivere in media sei anni in meno in buona salute e, quindi, avrebbe conosciuto prima lo “stato di disabilità”. Vale a dire, difficoltà a svolgere attività quotidiane: sedersi, stare in piedi, vestirsi o mangiare. L’unico modo per fermare questo scenario da incubo: smettere di fumare. Gli autori dello studio insistono anche sulla “assoluta necessità di incoraggiare tutti i fumatori a svoltare finalmente per non tornare a fumare”. In Francia come in Italia, la scommessa è tutt’altro che vinta, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, perchè anche tuttora, nonostante i messaggi dissuasivi i tentativi di contrasto alle multinazionali del tabacco, tanti, tantissimi giovani incominciano a fumare ogni giorno, incuranti delle conseguenze nefaste del tabagismo. Le istituzioni, in particolare quelle europee ed il Nostro Ministero della Salute non abbassino la guardia perchè negli ultimi tempi si è assistito ad un allentamento percettibile della lotta al fumo forse eterodiretto dalla forza più che persuasiva della lobby del tabacco.
Lecce, 18 agosto 2014
Giovanni D’AGATA