
Donatello, per citare uno scultore dei più noti, la utilizzò durante tutta la sua carriera. Fu largamenteimpiegata nel tempo anche per necessità tecniche di leggerezza, resistenza e maneggevolezza (si pensi alla realizzazione degli apparati effimeri od alla decorazione di ambienti come cappelle ecclesiastiche o interni privati, in cui veniva affiancata o sostituita allo stucco).
La tecnica della cartapesta utilizza materiali poveri o di recupero, come carta e stracci; per questo rimane confinata ad un idea di lavoro artigianale. Ma gli esperti del ramo sanno che questa è una interpretazione molto restrittiva. Lo sdoganamento dei cosiddetti materiali umili in epoca contemporanea è noto a tutti a partire proprio dal movimento denominato Arte Povera;ciononostante l’idea che la cartapesta sia prettamente artigianale è ancora piuttosto radicata nel grande pubblico.
Marco Laganà, con le sue opere, dà una dimostrazione tangibile di quali livelli espressivi e lirici possa raggiungere questa tecnica. Con il rigore esecutivo che solo i puri artisti possiedono, egli realizza la sua materia prima con il metodo antico della macerazione della carta, utilizzando colle animali e leganti che lui stesso (e la lunga esperienza di restauratore in questo lo favorisce) prepara nel suo laboratorio. La sua tavolozza presenta una gamma di colori naturali – ocre del mondo terreno, azzurri e verdi di quello acquatico – che abbinati o in contrasto, esaltano la concretezza materica delle sue opere, e contemporaneamente ingannano la percezione dello spettatore, creando una visione naturale ed allo stesso tempo astratta.La sua straordinaria manualità, unita ad una fantasia giocosa e positiva, dà vita a creature e a microcosmi unici. Le atmosfere che – sapiente scenografo- Laganà allestisce, sono visioni fantastiche, etrasportano lo spettatore in mondi incontaminati, dentro e fuori sé stessi. Riconducono al tempo dell’infanzia, al tempo dell’ottimismo e dei sogni realizzabili.Animali e ambientazioni scavano fino a riportare alla luce il bambino – sopito o meno – che ognuno di noi si porta dentro. E ci si ritrova stupefatti, a ricambiare lo sguardo incuriosito di una volpe, o a condividere l’attesa di un gattino che osserva l’uccellino sul ramo. Non preda, ma interlocutore, personaggio fiabesco.
Gli Alberi d’acqua, dai colori marini, sono in diretto rapporto con ambientazioni e cromie di grandi maestri del Novecento quali Klee (si pensi a Polifonia del 1932), o Klimt (Faggeto I del 1902), che non a caso operarono tra l’astrattismo e simbolismo.
Le Città-Meteore, ispirate alla famosa località del nord della Grecia, sono piccoli mondi che seducono lo spettatore. Luci ed ombre, archetti e boschi sospesi, parlano della bellezza del mistero ed al tempo stesso restituiscono una meravigliosa sensazione di pace ed armonia. Infine, inaspettatamentes’illuminano, stravolgendo la visione univocadell’oggetto per coinvolgere l’ambiente circostante, e la suggestione si espande,con giochi di luci ed ombre, annullando la dimensione temporale.
La magia e l’incanto sono naturali doti di Laganà, autore di ambientazioni e personaggi che, non è esagerato affermare, si relazionano con immediatezza alla parte migliore – la più pura – di ciascuno di noi.
(Gaia de Marzo)
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