Crisi cunicola, Anlac: saldo negativo e prezzi sottocosto. Preoccupa disinformazione in atto
Mentre gli allevatori italiani sono sotto assedio per via di un saldo commerciale negativo dovuto ad importazioni strumentali tese ad abbassare i prezzi sottocosto, anche in modo fraudolento, l’ Informatore Agrario vede una inversione di tendenza che non c’è.
Come può l’ Informatore Agrario sostenere che c’è stata una inversione di tendenza nel settore cunicolo se la crisi del settore è in netto peggioramento a causa di vendite sottocosto? I suoi giornalisti invece di guardare ai numeri con una lente distorta dovrebbero contattare gli allevatori liberi e sentire dalla viva voce come stà realmente la situazione. Lo dichiara Saverio De Bonis, presidente anlac, associazione italiana liberi allevatori di conigli
Nell’ ultimo quadrimestre del 2014 – prosegue – si è verificato un fatto mai accaduto negli ultimi 50 anni della storia di questo mercato. Le quotazioni hanno subito un crollo durante una fase fisiologica in cui i consumi e i prezzi storicamente crescono mentre i dati ufficiali tendono a nascondere la verità sul segmento più dinamico che è quello del prodotto porzionato.
Il giornalista dell’ Informatore Agrario – evidenzia il presidente – nel consultare i dati Ismea non si sarà accorto che le informazioni sul consumo sono parziali e ancora oggi non sappiamo quanti conigli sono stati consumati nel 2014 perché il dato è incompleto.
Così come non si è accorto – sottolinea l’ anlac – che nonostante le esportazioni siano migliorate passando da otto mila quintali a nove mila e seicento (abbiamo esportato 5 autotreni in più nel 2014), sono anche cresciute le importazioni da 26 mila a 26 mila e seicento, così che il saldo continua a rimanere strutturalmente negativo per 17 mila quintali.
Parlare di ripresa – conclude – mentre il settore muore, sotto i colpi di accetta di un cartello che spaccia conigli stranieri per italiani e le cui frodi – che ingannano i consumatori – rimangono impunite, e per la protervia di mercanti che, da un lato, boicottano la Cun e, dall’ altro, fissano prezzi sottocosto facendo pressioni su commissari non neutrali, mentre il piano di settore è impaludato, l’ etichettatura di origine proibita e la vigilanza assente, significa non fare informazione corretta ma distorta ed offendere l’intelligenza dei produttori e dei consumatori.