
Nel sonetto viene sottolineato il contrasto tra leggerezza paterna e pesantezza materna, attuando un rovesciamento del ruolo maschile con quello femminile: infatti per l’autore la madre ricopriva il ruolo dell’autorità inflessibile e della punizione (per solito attributo del padre) e il padre il ruolo della trasgressione, della fuga e del piacere. Mentre la madre sentiva tutti i pesi della vita, il padre è definito come un bambino, curioso e capace di stupirsi. A causa del suo comportamento trasgressivo, dell’abbandono della famiglia, dei molti viaggi e delle tante donne avute, la moglie si riferiva al marito con l’appellativo di «assassino» Saba racconta di come abbia sempre avuto una pessima opinione del padre, ma poi, dopo i vent’anni, scoprì che buona parte del carattere paterno era passata a lui.
E’ un sonetto con rima incatenata con una rigida struttura metrica.La struttura della poesia, semplice come gran parte della produzione di Saba, segue un procedimento simmetrico: alla figura paterna sono dedicate le due quartine, mentre nelle terzine è l’immagine materna a dominare. Ne emerge infine una contrapposizione fra due mentalità assai differenti, ma il recupero dell’immagine paterna non scalfisce la figura della madre: il poeta mostra infatti un senso di compassionevole amorevolezza verso questa donna oppressa dai “pesi” della vita ed incapace, per carattere e cultura, di comprendere la natura inquieta del compagno
Nel sonetto viene sottolineato il contrasto tra leggerezza paterna e pesantezza materna, attuando un rovesciamento del ruolo maschile con quello femminile: infatti per l’autore la madre ricopriva il ruolo dell’autorità inflessibile e della punizione (per solito attributo del padre) e il padre il ruolo della trasgressione, della fuga e del piacere. Mentre la madre sentiva tutti i pesi della vita, il padre è definito come un bambino, «dolce e astuto, gaio e leggero»; curioso e capace di stupirsi: tutto quanto si avvicina al «dono» della poesia proviene all’autore dal padre stesso. A causa del suo comportamento trasgressivo, dell’abbandono della famiglia, dei molti viaggi e delle tante donne avute, la moglie si riferiva al marito con l’appellativo di «assassino» e incitava l’autore a non diventare come il padre (in tal modo veniva delineato un modello pedagogico negativo). Infine «eran due razze in antica tenzone» spiega la conflittualità nel rapporto tra madre e padre, ulteriormente complicato dalla diversa appartenenza religiosa: la madre ebraica e il padre cristiano. E quella conflittualità il poeta la rivive in prima persona, tra le due anime che convivono dentro di sé.
· Nel primo enunciato, Saba descrive subito l’odio che provò per il padre, usando soprattutto l’aggettivo “assassino”. Inoltre spiega che il dono di scrivere poesie lo ha avuto dal padre stesso.
· Nel secondo enunciato, cioè nella seconda strofa, l’autore racconta in brevi parole come era il padre e cosa fece: aveva gli occhi di colore azzurrino, come i suoi, un “sorriso dolce e astuto” e andò vagabondando per il mondo incontrando più di una donna che lo ha amato e mantenuto. · Nell’ultimo enunciato, cioè nella seconda terzina, il poeta riporta il continuo ammonimento della madre di non diventare mai come il padre; ma, annota l’autore, la cosa non andò così (vedi I enunciato). Negli ultimi due versi dice che più tardi sentì dentro di sé che erano due razze in un contrasto da sempre esistito: la madre era ebrea e il padre veneziano (più pessimista l’ebreo, più ottimista il veneziano).
La poesia «Mio padre è stato per me l’assassino» fa parte dei quindici sonetti autobiografici contenuti nell’opera di Saba intitolata «Autobiografia», scritta alla fine del 1922: Saba vi racconta la propria vita fino al momento in cui intraprese la professione di libraio antiquario. In questa poesia, il cui significato è sintetizzato nel verso finale («Eran due razze in antica tenzone»), Saba ricorda il radicale contrasto, di cultura e di temperamento, che divise i genitori ancora prima della sua nascita: avevano due caratteri che erano legati alla diversa razza di appartenenza. Per lui la madre ricopriva il ruolo dell’autorità inflessibile e della punizione, e il padre ricopriva invece il ruolo della trasgressione, della fuga, dell’affermazione del principio del piacere.