Editoriali

Trovato da solo in casa nel cuor della notte – Bruno Chiarlone Debenedetti

img gac - francobollo - Voghera - part
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Cosa ci faceva immaginare quella mano solitaria posata sul tavolo? Cosa avrebbe compiuto nella sua capacità indefinibile e nel suo agire incolpevole? Come si faceva a immaginare che la mano, quella mano inoffensiva, pur non avendo alcuna proprietà sua particolare, potesse fare il bene così come il male?

Lo avevamo trovato da solo in casa: aveva posato sul tavolo la mano aperta come in attesa di un segno, ma era già un segno per tutti la mano stessa. [Era un suo modo di aprirsi al dialogo.] Come un oggetto inerte la mano destra, quella sua mano grassoccia che non sapeva nulla ma che faceva di tutto, rimaneva immobile e pareva cominciare e finire tutta nella sua forma comune, in quella apparenza di situazione ordinaria. Contornata dall’ombra che sfumava come un disegno, la mano consolidava la sua forma evidente, dettava i parametri dell’immagine definita ma tutto si fermava in quella visione statica di quiete apparente. Nessuno era in grado di prevedere le azioni successive né immaginare una dinamica prospettica.

In quel momento ci mancava la fantasia, sfuggiva il legame complesso tra la mano e il cervello, la sede prima di tutte le azioni. [Qualche spiegazione la dovremo pur dare.] Non possiamo sempre vaticinare ad occhi chiusi come fossimo sciamani in un sogno dove succede di tutto ma il sangue vero non scorre mai, tuttavia le supposizioni il più delle volte lasciano il tempo che trovano soprattutto quando poi non si arriva al risultato immaginato.

Ogni situazione si presenta con sfumature diverse, non vi è mai una prosecuzione prevista, il momento che accade genera nuovi interrogativi, cerca una sua direzione precisa, solo occhi ben aperti possono coglierne tutti gli aspetti nuovi. La necessaria consecutio temporis in Valbormida tuttavia voleva un risposta palese e conclusiva al ragionamento sulla mano, una risoluzione finale che fornisse tutte le spiegazioni esaurienti e chiudesse in gloria la breve dissertazione che si incrociava con altri spunti dinamici.

Ma a priori non si poteva dire nulla di plausibile e neppure sfiorare il concreto, si poteva solo ragionare a cose fatte perché non vi erano mai abbastanza elementi per pensare in modo diverso. [vive il poeta come un’ecatombe spintonato dalla folla sui carboni ardenti cammina senza dolore mentre gli bruciano i piedi come a Pinocchio]

 

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