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12 maggio Giornata Internazionale dell’Infermiere

Manifesto Evento 12 Maggio 201712 maggio Giornata Internazionale dell’Infermiere “Prenditi cura di noi se vuoi che possiamo prenderci cura di te”: a Milano gli infermieri scendono in piazza contro le aggressioni Con una campagna di sensibilizzazione, gli Infermieri del NurSind incontrano i cittadini davanti al Fatebenfratelli. Obiettivo, contrastare un fenomeno – quello delle aggressioni negli ospedali – che nel corso di una carriera coinvolge un infermiere su due. E che registra allarmanti tassi di aumento Milano, 11 maggio 2017.

“Prenditi cura di noi se vuoi che possiamo prenderci cura di te”: ecco lo slogan scelto dal NurSind, Sindacato delle Professioni Infermieristiche, per l’edizione 2017 della Giornata Internazionale dell’Infermiere, in programma in tutto il mondo il prossimo 12 maggio. Il sindacato sarà presente con i propri gazebo in tutta Italia; a Milano, NurSind allestirà un info-point davanti all’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico e si farà promotore della Campagna di sensibilizzazione contro le aggressioni agli infermieri, un fenomeno sempre più grave e soprattuto di attualità quasi quotidiana. “Desideriamo incontrare i citadini e far passare con chiarezza il messaggio che l’aggressione contro gli Infermieri e gli operatori sanitari non è mai la strada per risolvere il problema dell’affollamento dei Pronto Soccorso e delle mancate cure tempestive” spiegano Rosario Pagana e Nicoleta Veronica Voichescu del NurSind Milano. “Anzi. Proprio per questo, NurSind ha coniato lo slogan Prenditi cura di Noi se vuoi che possiamo prenderci cura di te”. I numeri di un fenomeno pericoloso In base agli ultimi dati rilevati dal NurSind attraverso un sondaggio effettuato nel 2013 (ultimi dati disponibili), il 79,7% degli operatori ritiene che il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario sia in aumento o forte aumento, mentre solo il 2,6% ritiene che il problema sia in regressione o esaurimento. Più della metà del campione (54,8%) ha subìto nella sua carriera professionale un’aggressione, mentre il 33% è stato testimone di almeno un episodio di aggressione. Solo il 14,2 % non è mai stato minacciato o aggredito. Le aggressioni sono state solo fisiche nel 7,1% dei casi, verbali nel 41,2%, sia fisiche sia verbali nella maggioranza dei casi. Per il 25,9% di questi episodi si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Ma chi è che “attacca” il personale degli ospedali? Sono sia i pazienti (33,2%) sia i parenti (29,8%), ma non sono rare le aggressioni da parte di entrambi (15,9%), principalmente di nazionalità italiana (62,3%) con alterazioni di carattere psichico o alcolico. I reparti più soggetti a queste forme di violenza sono quelli di degenza (36,4% degli episodi rilevati) e Pronto Soccorso (26,9%), seguiti a distanza dagli ambulatori (11,4%). Violenza in ospedale, perché? In base alla letteratura in materia e al questionario realizzato dal NurSind, l’incremento degli atti di violenza è principalmente dovuto a: • l’aumento di pazienti con disturbi psichiatrici acuti e cronici dimessi dalle strutture ospedaliere e residenziali; • la diffusione dell’abuso di alcol e droga; • l’accesso senza restrizione di visitatori presso ospedali e strutture ambulatoriali; • le lunghe attese in ospedale che favoriscono sentimenti di rabbia e frustrazione per l’impossibilità di ottenere subito le prestazioni richieste; • il ridotto numero di operatori sanitari nelle strutture ospedaliere • la mancanza di formazione del personale nel riconoscimento e controllo dei comportamenti ostili e aggressivi. Le soluzioni possibili Per contrastare il fenomeno delle aggressioni, sempre più dilagante, gli infermieri del NurSind hanno indicato degli strumenti che potrebbero salvaguardare la loro incolumità e la qualità del loro lavoro. In particolare, la maggior parte degli intervistati ha suggerito come misure di sicurezza l’intensificazione della sorveglianza con un posto fisso di Polizia presso il Pronto Soccorso o un servizio di vigilanza in divisa che presidi i reparti. In alternativa, gli operatori sanitari propongono migliorie nella sicurezza degli ambienti attraverso l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza e la chiusura dei reparti più a rischio. “Intanto noi scendiamo in piazza per far sentire la nostra voce e soprattutto fare cultura in merito. Prenditi cura di noi se vuoi che possiamo prenderci cura di te ci sembra un messaggio corretto ed efficace. Che speriamo verrà ascoltato” concludono Rosario Pagana e Nicoleta Veronica Voichescu.

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