Editoriali

L’acqua dal Rubinetto Situazionista

a bruno
a bruno

D’estate, specialmente quell’estate del ’57 in cui si celebrava in Liguria l’Internazionale Situazionista, mio padre, inconsapevole del mio futuro disituazionista patafisico, mi mandava a riempire due bottiglie d’acqua fresca al rubinetto pubblico che si trovava di fianco allo stradale, dove c’era anche la fermata dell’autobus per Dego, che i nostri vecchi chiamavamo “alla cianchetta”.

Il rubinetto della potabile era a disposizione di tutti anche se ogni famiglia alleCase Sparse e dintorni aveva a disposizione un pozzo per le necessità della propria casa.

Quando mio padre mi chiedeva di andare a riempire due bottiglie d’acqua fresca al rubinetto, gli facevo notare che quella del nostro pozzo era più fresca.

Ma lui, come fosse anche un patafisico come me, rispondeva che ogni tanto gli piaceva bere l’acqua che veniva dalla “Pagnazza” perché era più pura e filtrava dai monti. Era una comodità poterla avere sulla tavola anche alle “Peire” e prenderla dal rubinetto alla Cianchetta, vicino a casa.

Sulla sinistra della strada delle Peire vi era il fosso e una lunga e alta siepe di rovi ininterrotta, fino giù alla curva dove incrociava la strada della Crosa. Il percorso non era molto lungo ma il fatto di portare due bottiglie di vetro nella borsa appesa a una spalla, mentre pedalavo sulla mia bicicletta senza freni e senza copertoni, poteva riservarmi qualche brutta sorpresa.

In quella estate, anche se il ricordo me lo fa apparire come un periodo di rilievo e degno di nota, sarò andato solo quattro o cinque volte al rubinetto della Cianchetta, portando da casa i vuoti senza incidenti e al ritorno quelle bottiglie piene d’acqua fresca non le ho mai rotte.

Bruno Chiarlone Debenedetti


.

D’estate, specialmente quell’estate del ’57 in cui si celebrava in Liguria l’Internazionale Situazionista, mio padre, inconsapevole del mio futuro disituazionista patafisico, mi mandava a riempire due bottiglie d’acqua fresca al rubinetto pubblico che si trovava di fianco allo stradale, dove c’era anche la fermata dell’autobus per Dego, che i nostri vecchi chiamavamo “alla cianchetta”.

Il rubinetto della potabile era a disposizione di tutti anche se ogni famiglia alleCase Sparse e dintorni aveva a disposizione un pozzo per le necessità della propria casa.

Quando mio padre mi chiedeva di andare a riempire due bottiglie d’acqua fresca al rubinetto, gli facevo notare che quella del nostro pozzo era più fresca.

Ma lui, come fosse anche un patafisico come me, rispondeva che ogni tanto gli piaceva bere l’acqua che veniva dalla “Pagnazza” perché era più pura e filtrava dai monti. Era una comodità poterla avere sulla tavola anche alle “Peire” e prenderla dal rubinetto alla Cianchetta, vicino a casa.

Sulla sinistra della strada delle Peire vi era il fosso e una lunga e alta siepe di rovi ininterrotta, fino giù alla curva dove incrociava la strada della Crosa. Il percorso non era molto lungo ma il fatto di portare due bottiglie di vetro nella borsa appesa a una spalla, mentre pedalavo sulla mia bicicletta senza freni e senza copertoni, poteva riservarmi qualche brutta sorpresa.

In quella estate, anche se il ricordo me lo fa apparire come un periodo di rilievo e degno di nota, sarò andato solo quattro o cinque volte al rubinetto della Cianchetta, portando da casa i vuoti senza incidenti e al ritorno quelle bottiglie piene d’acqua fresca non le ho mai rotte.

Bruno Chiarlone Debenedetti

 

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Privacy Policy Cookie Policy