
Quando mancano le parole mi fermo nel pendio del bosco e nella riva umida scende una fontanella piena di scrittura a cui attingo con mite solerzia. La natura è prodiga di testi, li cresce con mistero gaudioso, li matura con impeto generoso. Nell’aria fresca della sera li disperde per i prati, a bandiera.
Forse è utile districarsi per le vie trafficate, sciogliere molti bei passi nel territorio urbano, riempire le orecchie di gravidi frastuoni per farsi i muscoli nei timpani uditivi. Respirare ogni giorno un poco di veleno per farci l’abitudine e sconfiggerlo pian piano. L’uomo e la donna ci fanno l’abitudine (a tutto).
Il museo della parola scritta a mano nasce lunedì e si spera che duri almeno qualche settimana anche perché dovrebbe acquisire visibilità a meno che ci si inviti per passa parola a frequentarlo e a renderlo pieno di testi scritti a mano.
Non sarebbe male neanche una serie di testi scritti sui piedi da depositare nel suddetto museo per pochi adepti, quasi segreto o molto riservato. Meglio sarebbe fosse proibito perché il rischio aumenta il fascino e l’interesse. Chiamarlo insomma Museo Proibito della Parola Scritta a Mano.
Non importa quale mano, anche con i piedi andrebbe bene. Si tratta di studiarne bene la sua utilità pubblica presente e futura. Certo che tra qualche anno sarà sempre più difficile trovare persone che scrivano a mano.
Bruno Chiarlone Debenedetti