
“La storiografia, in Sardegna forse più che altrove, è una “presa di distanza”, un perpetuo esercizio di critica nei confronti della storia che sorge, spontanea, fuori dalle righe, e finisce per limitarsi ad una mano destra che osserva e critica l’opera della mano sinistra.” Partendo dal concetto di egemonia culturale e dagli studi sul “sistema mondo”, l’autore indaga, perciò, sul problema storiografico sardo, sui processi di nazionalizzazione della storia, sui condizionamenti post-coloniali, e sulla tipica prospettiva diffusionista ed etnocentrica della storiografia occidentale che la cultura si sia diffusa per contagio e non possa nascere, indipendentemente, in luoghi e tempi diversi. Una prospettiva funzionale alle politiche di sopraffazione politica, militare ed economica in atto nel pianeta. Un’analisi critica alla consueta prospettiva storiografica, che finalmente considera la “mano destra della storia”, ovvero il centro di produzione storiografico, i suoi rapporti con l’egemonia culturale e con i processi di nazionalizzazione.